Fra qualche settimana prenderà avvio la 47ma edizione del Meeting di Rimini che ospiterà più appuntamenti “alla scuola della Magnifica humanitas”. La riflessione di Francesco Nicotri
“Siate realisti, domandate l’impossibile”, uno dei motti del ‘68 francese, era una frase cara allo scrittore Albert Camus e al fondatore di Comunione e Liberazione don Luigi Giussani. Ormai, sedici anni fa, don Stefano Alberto, docente di Teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel suo intervento al Meeting di Rimini – fra qualche settimana prenderà avvio la sua 47ma edizione, che ospiterà più appuntamenti “alla scuola della Magnifica humanitas” – facendo riferimento all’opera teatrale “Caligola” del Premio Nobel francese, si interrogava su quale realismo si parlasse nel dialogo tra l’imperatore romano e il suo servo Elicone. In proposito, riferiva il commento di don Giussani: “Non è realistico che l’uomo viva senza agognare l’impossibile, senza questa apertura all’impossibile, senza nesso con l’oltre: qualsiasi confine raggiunga”. Si tratta di una constatazione che, per quanto da alcuni potrebbe essere derubricata alla sfera religiosa, ha implicazioni sul piano delle concrete opzioni civili e politiche in merito a questo “oltre” (appunto, l’impossibile) che per chi crede è il “campo di azione di Dio”.
Recentemente, di realismo ha parlato Papa Leone XIV nella “Magnifica humanitas” (2026). Così, ad esempio, l’Enciclica mette in guardia da un “presunto realismo politico”, che “semina nelle coscienze e nella cultura la rassegnazione a una guerra ineluttabile, e qualifica la pace e il dialogo come posizioni utopiche o irrazionali, che ignorano i rischi in campo” (n. 205); oppure, da quella “formula elegante di resa”, spesso mascherata da realismo, di “pensare che i problemi siano troppo grandi e noi troppo piccoli, e che dunque le nostre scelte non spostino nulla” (n. 212). Al centro di questa riflessione del Santo Padre vi è la proposta di un “sano realismo”, che eviti “l’idealismo politico, quanto il cinismo” (n. 218).
Esistono, infatti, si aggiunge subito dopo: “Un idealismo che, per salvare la propria visione del mondo, seleziona i fatti, li piega, li rinomina, e finisce per abitare una realtà costruita a misura delle proprie convinzioni”, e, “un realismo degradato che scambia la constatazione con la rassegnazione: poiché la forza domina, conclude che deve dominare”. Ora, il realismo “autentico” che viene suggerito: “non rinuncia a cambiare il mondo: comincia dal vedere con chiarezza interessi, paure, vincoli e rapporti di forza, proprio per calcolare che cosa sia possibile ottenere e con quali passaggi. Non riduce la politica alla moralità, ma neppure la consegna alla violenza: cerca vie praticabili perché la pace sia più di una parola, cioè istituzioni credibili, garanzie verificabili, negoziati pazienti, prevenzione dei conflitti e tutela dei civili” (Ibidem).
Senza ricorrere alla contrapposizione di George Orwell tra “utopisti con la testa tra le nuvole” e “realisti con i piedi nel fango”, il Santo Padre Leone XIV, già prima della pubblicazione di “Magnifica humanitas”, incontrando (il 25 aprile 2026) i membri del Partito popolare europeo al Parlamento europeo, aveva affermato che “essere cristiani impegnati in politica richiede di avere uno sguardo realistico, che parta dai problemi concreti delle persone (…) richiede di affrontare in modo non ideologico le altre grandi sfide che si pongono ai nostri giorni come la cura del creato e l’intelligenza artificiale”.
“Nella sua duplice radice (protestante-agostiniana e cattolico-tomista)”, si legge nella voce dedicata del Dizionario di Dottrina sociale della Chiesa (dell’Università Cattolica e consultabile online) curata dal prof. Luca Castellin, “il realismo cristiano intende offrire una visione della natura umana e della storia che permetta alla politica di non finire incagliata nei propri inevitabili fallimenti, né tanto meno di risultare totalizzante nella sua vana pretesa di successo”. Tra i più autorevoli protagonisti della nostra storia repubblicana, Aldo Moro ne è stato un autentico interprete, testimoniando in prima persona, come magistralmente raccontato in “Via Savoia” (La Nave di Teseo, 2022) da Marco Follini, quell’“andirivieni tra il bene e il male che ogni leader che conti è sempre chiamato a percorrere senza troppo concedere né all’ingenuità dei buoni sentimenti né al cinismo delle macchinazioni di puro potere”. In tema di realismo politico, rispetto ai tempi che viviamo, e con riguardo alle “trasformazioni che investono società, istituzioni e politica”, l’ultimo volume del prof. Alessandro Campi, “Autoritarismo, populismo, nazionalismo” (Rubbettino Editore, 2026), offre a tutti noi preziose chiavi di lettura per orientarsi. Senza trascurare il contributo degli artisti, che, nel loro guardare le cose sia in profondità sia in lontananza, hanno la “capacità di sognare nuove versioni del mondo (…) d’introdurre novità nella storia” (Papa Francesco).







