Non una nuova materia, ma uno strumento destinato a cambiare il modo di studiare e insegnare. Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione con delega alla transizione digitale e innovazione tecnologica, spiega la linea del ministero: “L’IA va governata da una visione etica e umanistica”
Non si tratta più di chiedersi se l’Intelligenza artificiale entrerà nelle scuole italiane, ma come questo avverrà. Per questo, dall’agosto del 2025 il ministero dell’Istruzione ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’uso etico e didattico dell’IA che “considerano l’Intelligenza artificiale non solo come uno strumento tecnologico, ma come un tema educativo trasversale, che richiede competenze digitali, spirito critico e consapevolezza etica”, spiega a Formiche.net Paola Frassinetti, sottosegretaria all’Istruzione con delega alla transizione digitale e innovazione tecnologica, che approfondisce poi i grandi temi che circondano la scuola: l’uso degli smartphone e dei social network, la sicurezza informatica ma anche le potenzialità che questi strumenti possono offrire.
Le Linee guida individuano tre ambiti di applicazione dell’IA: scuola, docenti e studenti. Partiamo dalla scuola: in concreto, come cambierà l’organizzazione degli istituti grazie all’Intelligenza artificiale?
Con le nuove indicazioni nazionali per i licei l’Intelligenza artificiale farà il suo ingresso strutturale e inedito nel percorso formativo degli studenti. Non sarà una materia a sé e neanche un semplice aggiornamento delle competenze digitali, ma una competenza trasversale lungo l’intero arco della formazione dello studente Quindi l’IA diventerà una componente educativa e inciderà sul metodo di studio, sulla verifica delle fonti, sulla produzione di contenuti e sull’autonomia dello studente. Molto importante anche l’utilizzo dell’IA per migliorare gli apprendimenti, per la personalizzazione della didattica e per l’orientamento. Alle scuole elementari ci saranno dei cenni che già abbiamo inserito nelle indicazioni nazionali del primo ciclo perché occorre abituare il bambino al linguaggio dell’Intelligenza artificiale, per esempio con lo studio del concetto di algoritmo.
Il piano prevede che “il docente resta il protagonista del processo educativo”. Come evitare che l’IA venga percepita come un sostituto dell’insegnante anziché come uno strumento di supporto?
Siamo la prima nazione in Europa ad aver approvato una legge sull’utilizzo dell’Intelligenza artificiale e con i primi due decreti attuativi questa cornice normativa si traduce in regole concrete anche nell’ambito dell’istruzione. Il filo conduttore è l’impostazione antropocentrica, un’IA governata da una visione etica e umanistica. In attuazione della Legge 132/2025 e dell’AI Act europeo, l’Intelligenza artificiale entra nei licei come “territorio critico da governare” dove il docente resta assolutamente protagonista del processo educativo.
Come si insegna un uso consapevole dell’Intelligenza artificiale a studenti che sono nativi digitali e spesso conoscono queste tecnologie meglio degli adulti?
L’essere nativi digitali non significa essere automaticamente cittadini digitali consapevoli. I ragazzi e le ragazze anche se sanno utilizzare con estrema naturalezza le nuove tecnologie, spesso non ne conoscono a fondo i meccanismi, i limiti e le implicazioni etiche. È proprio qui che la scuola interviene e la prima sfida è quella di investire nella formazione degli insegnanti. Per questo abbiamo stanziato complessivamente 200 milioni di euro, di cui 100 destinati alla formazione sull’impiego dell’Intelligenza artificiale nella didattica e 100 per educare alla prevenzione dei rischi connessi all’IA, con particolare attenzione ai profili etici, alla tutela dei dati, alla sicurezza e allo sviluppo del pensiero critico.
Il ministero ha vietato gli smartphone durante l’attività scolastica. Ma i divieti bastano davvero a contrastare la dipendenza digitale, oppure serve un lavoro educativo più ampio?
L’uso deviato dei social network è tra le cause principali dell’impennata di disturbi alimentari, dei casi di depressione e isolamento, fino ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo che colpiscono nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, innescando fragilità e favorendo dipendenze. Noi abbiamo iniziato, fra i primissimi in Europa, a vietare lo smartphone a scuola anche alle superiori e devo dire che i risultati ci stanno dando ragione in quanto la decisione raccoglie un consenso ampio tra genitori e studenti. I divieti non sono sufficienti e la misura più efficace è, a parer mio, l’insegnamento del rispetto in educazione Civica, l’alleanza scuola-Famiglia e la riduzione della dispersione scolastica che ha contribuito a togliere 520.000 ragazzi dalle strade tenendoli a scuola.
Qual è oggi la priorità nell’educazione digitale: difendersi dai rischi della rete o imparare a usare in modo critico gli strumenti di IA?
Direi entrambi, sono due facce della stessa medaglia. Una maggiore cultura della sicurezza informatica è necessaria per dare agli studenti gli strumenti affinché imparino a riconoscere le manipolazioni, la disinformazione, a difendere la propria dignità e a rispettare quella degli altri anche negli ambienti digitali. E questo è strettamente connesso all’insegnamento nell’utilizzo critico degli strumenti di IA, nostro prioritario obiettivo.
Alcuni osservatori sostengono che le Linee guida siano molto attente agli aspetti normativi, ma offrano pochi esempi concreti di utilizzo dell’IA in classe. È una critica che condivide o la ritiene infondata?
Le Linee guida hanno una funzione di indirizzo, sarebbe un errore trasformarle in un manuale operativo, perché le applicazioni dell’IA evolvono con estrema rapidità e nessun documento potrebbe rimanere aggiornato a lungo. Il nostro obiettivo è fornire una visione chiara e principi solidi, lasciando poi alla formazione dei docenti il compito di tradurli nella pratica didattica. Inoltre, con le Nuove Indicazioni nazionali, abbiamo già messo a terra questi principi, introducendo un approccio che considera l’Intelligenza artificiale non solo come uno strumento tecnologico, ma come un tema educativo trasversale, che richiede competenze digitali, spirito critico e consapevolezza etica.
















