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Non solo Safe, eurobond anche per l’energia. Parla Squeri (FI)

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Corretto il decreto del governo: la questione rischiava di trasferirsi dalla filiera collegata al trasporto merci al consumo dei prodotti che le famiglie vanno ad effettuare. L’Ue? Sì a strumenti comunitari che diano respiro per creare una infrastruttura complessiva più efficace, più completa, più integrante dei vari sistemi energetici che i singoli Paesi hanno. Intervista al responsabile energia di Forza Italia, Luca Squeri

Si può pensare agli eurobond anche per l’energia, oltre che per finanziare la difesa dopo Safe. Lo dice a Formiche.net Luca Squeri, responsabile del dipartimento energia di Forza Italia, che, alla luce del recente decreto carburanti con cui il governo ha inteso affrontare il caro-pieno, analizza la strategia complessiva dell’esecutivo anche in riferimento a ciò che l’Unione europea dovrebbe fare complessivamente per non lasciare il peso sulle spalle dei singoli stati membri.

Decreto carburanti, il nuovo taglio delle accise è solo per il diesel: come è maturata la decisione del governo?

È maturata su un dato molto concreto: in questa fase il diesel ha subito un aumento che è stato nettamente più accentuato rispetto a quello della benzina. Per di più dobbiamo considerare che il gasolio è il carburante maggiormente utilizzato, non solo dal trasporto merci ma anche dagli automobilisti. Dunque il primo dato è che la questione rischia di trasferirsi dalla filiera collegata al trasporto merci al consumo dei prodotti che le famiglie vanno ad effettuare. Devo dire che io condivido questa scelta del governo perché in un momento in cui le risorse non sono illimitate, c’è stata questa coraggiosa scelta di concepire le risorse disponibili lì dove l’emergenza è più acuta. Parliamo di 0,17€ che non è poco e che come sappiamo sono stati decisi utilizzando l’incremento dell’Iva rispetto all’imponibile e un po’ con risorse che sono state trovate nelle maglie del bilancio dello Stato. Questa la motivazione che ha circoscritto la scelta, che, ripeto, condivido pienamente.

Il prossimo 4 agosto potrebbero essere valutati eventuali nuovi interventi? E se sì, quali?

Era logico che il governo facesse la scelta di un provvedimento temporaneo, proprio perché ci sia la possibilità di verificare quale sarà l’evoluzione della crisi che ha provocato questi aumenti, fermo restando che l’auspicio è di un netto miglioramento della situazione geopolitica, anche se non è che ci siano elementi per poterlo sperare più di tanto. Detto questo, se invece la situazione dovesse continuare con questa criticità nei costi, non solo del petrolio ma poi soprattutto anche dei carburanti, immagino che vi saranno altri interventi.

Perché non è allineato l’andamento del petrolio con i carburanti?

Quando ci fu un miglioramento della situazione nel recente passato, con il petrolio che diminuì ma non il prezzo dei carburanti, analizzammo che in questo sistema geopolitico noi stiamo soffrendo una mancanza di raffinazione del prodotto, sia a causa dei bombardamenti delle raffinerie che ci sono stati nel Medioriente, sia a causa dei bombardamenti che ci sono stati in Russia: per cui meno offerta di raffinazione produce prezzi alle stelle. Ripeto, se dovesse esserci una continuazione di criticità, a quel punto i conti dovranno essere fatti con le risorse disponibili. E comunque sempre più, a mio avviso, ci dovrà essere un criterio di ottimizzazione di queste risorse messe a disposizione dei cittadini. Adesso si è scelto il criterio dello sconto al gasolio perché è aumentato di più e utilizzato di più. Un ulteriore criterio sarebbe proprio quello di incidere sulle categorie dei cittadini, per la logica che i meno abbienti devono essere sostenuti maggiormente con i meccanismi che già sono stati utilizzati nel passato.

La crisi a Hormuz, con le gravi implicazioni sul dossier energetico, dovrebbe prevedere vista l’emergenza una nuova strategia europea?

Non c’era bisogno della crisi di Hormuz per condividere in maniera positiva la domanda che mi ha fatto: la crisi ha evidenziato ancor di più quello che è una necessità che faticosamente l’Europa sta cercando di perseguire. C’è una politica europea che non dovrebbe lasciare gli Stati da soli ad affrontare situazioni simili: quando si parla di mix energetico a livello europeo ci accorgiamo che oggi ci sono molte regole fatte in tal senso. Ma ahimè c’è un divario tra le regole che si fanno e poi la realtà dei problemi che ogni singolo Stato deve andare ad affrontare. Faccio sempre l’esempio della Spagna che qualcuno vorrebbe prendere come esempio per l’Italia, ma dimenticando che la Spagna è veramente un caso assolutamente diverso dal nostro Paese. Ha 200.000 chilometri quadrati in più di territorio, che vuol dire nove volte la Lombardia; in più ha 10 milioni di abitanti in meno e un consumo di energia notevolmente inferiore a quello italiano, vuoi per gli abitanti, ma anche per la manifattura. Detto questo, hanno una potenza installata di innovazione di fotovoltaico che è inferiore a quella italiana. Loro hanno quarantuno gigawatt di potenza, noi ne abbiamo 43 e hanno molto più eolico perché c’è molto più vento. Ma chi prende la Spagna come esempio solo per osteggiare la politica italiana non dice che la vera grande cosa che ci differenzia dalla Spagna è che questo Paese ha il 20% di produzione elettrica da nucleare. Siamo veramente nella distorsione dell’informazione? Ho divagato, ma proprio per ribadire che ogni singolo Stato ha una sua situazione e ha un suo particolare cammino per la transizione energetica. Per queste ragioni l’Europa dovrebbe essere a mio avviso più attenta alle particolarità delle singole situazioni nazionali, avendo l’obiettivo comune che è quello di emanciparsi sempre di più dal fossile, dunque dal petrolio e dal gas.

Si può pensare agli eurobond anche per l’energia, oltre che per finanziare la difesa dopo Safe?

A mio avviso sì, ma è chiaro con certe caratteristiche. Lo si sta facendo per la difesa, che è assolutamente un’infrastruttura così strategica per il continente europeo, non vedo perché non si debba utilizzare lo stesso approccio anche per l’energia. Però a condizione che queste risorse siano utilizzate proprio per creare infrastrutture che diano stabilità a una sempre maggiore emancipazione dal fossile e comunque efficienza del sistema energetico. Certo non si possono fare per diminuire le accise, per intenderci, piuttosto per infrastrutture che aiutino un’integrazione sempre più sostanziale e non solamente regolatoria. Secondo me sarebbe un passo avanti concreto, perché l’Europa possa dare risposte serie per perseguire tale obiettivo. Contrariamente ci metteremmo fuori gioco.

In che senso?

Noi abbiamo da gestire la competizione con il mondo asiatico e, fatemi dire, anche con il mondo americano. Dal punto di vista energetico entrambi i mondi si sono svincolati da oneri di tassazione della CO2, quando invece l’Europa ne fa un cavallo di battaglia: questo vuol dire che noi non solo siamo indietro proprio per la mancanza di qualità di risorse che ci rendono competitivi (tradotto, gli altri hanno il nucleare, il petrolio, il gas mentre noi no, tranne la Norvegia), ma se poi a questa mancanza di competitività aggiungiamo la zavorra di tassare l’utilizzo del fossile, veramente rischiamo di rimanere troppo indietro rispetto a una competizione che si fa sempre più accesa. E dunque torno alla domanda iniziale. Strumenti comunitari che diano respiro per far sì che ci sia una infrastruttura complessiva più efficace, più completa più integrante dei vari sistemi energetici che singoli Paesi hanno, è una scelta da fare senza se e senza ma, proprio perché aiuta a dare risposte concrete al problema.


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