In occasione della Festa delle Istituzioni organizzata da Formiche, il presidente di Leonardo, Francesco Macrì, intervistato da Eva Giovannini per RaiNews24, ha illustrato il ruolo che l’azienda di Montegrappa può svolgere in una fase segnata da instabilità internazionale e crescente competizione industriale.
«Il contesto geopolitico è estremamente complesso e Leonardo è un’azienda che può garantire, in questa fase delicata, un’autonomia strategica che dobbiamo ricercare sia a livello italiano sia a livello europeo», ha spiegato Macrì. «Dobbiamo essere consapevoli che siamo in grado, come prima azienda manifatturiera, di spiegare una nuova economia dell’innovazione».
Una prospettiva che supera i confini tradizionali del settore: «Non parliamo più di economia della guerra e nemmeno più della difesa, perché le tematiche sono estremamente intersecate: quella tecnologica, quella industriale, quella della sicurezza, quella dell’energia». Secondo Macrì, «tutte si fondono e, se trattate con responsabilità, si può affermare una nuova fase che darà anche impulso alla nostra economia, pur in un contesto complesso da governare».
Il riferimento al Michelangelo Dome, il progetto europeo di difesa integrata, ha portato Macrì a soffermarsi sulla necessità di rafforzare la protezione dei sistemi nazionali ed europei. «Le istituzioni europee e anche le aziende della difesa devono necessariamente guardare a sistemi tecnologici capaci di proteggere i nostri sistemi Paese, perché è doveroso, in un contesto di disordine multipolare, contribuire anche tecnologicamente per proteggerci come sistemi sia in Europa sia in Italia. Quindi dovremo necessariamente continuare a lavorarci».
Macrì ha infine chiarito il rapporto tra industria e politica: «Le scelte maestre devono essere prese dai governi. Noi siamo una multinazionale tecnologica che ha il dovere di supportare il decisore politico italiano ed europeo verso una nuova economia dell’innovazione». Un percorso che, ha aggiunto, dovrà guardare anche «a una riduzione della frammentazione industriale, perché saremmo tutti più deboli in questo contesto molto complicato».








