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Zanda, i doveri dei cittadini e i diritti dello Stato. La riflessione di Sisci

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Da una parte la Rule by Law, che chiede al governante ordine e la pancia piena, e in cambio gli dà obbedienza. Dall’altra la Rule of Law dove i cittadini sono legati da una fiducia reciproca che prescrive diritti e doveri. Luigi Zanda sul Sole 24 Ore ha invitato i partiti a uscire dai piccoli calcoli elettorali e ritrovare un senso alto dello Stato. Francesco Sisci spiega perché dovrebbero ascoltarlo tutti

Il senatore Luigi Zanda sul Sole 24 ore del 18 luglio non ha fatto un discorso di destra o di sinistra, ha parlato alla nazione. Anzi, l’ex presidente del PD ha affrontato temi tradizionali della destra, quello dei doveri, che la destra ha oggi dimenticato.

Zanda ha notato come i tre doveri fondamentali iscritti nella Costituzione siano stati negletti o trascurati negli ultimi anni. Il dovere di difendere la patria sembra seppellito da una valanga di beghe pacifinte. Esse neppure si pongono il problema di come affrontare una guerra, peraltro di fatto già in corso.

C’è poi il dovere di pagare le tasse nascosto da una montagna di evasione fiscale pervasiva e onnipresente, che mina le capacità dello Stato di funzionare. C’è quindi il dovere della solidarietà che forse è il dovere più grande perché implica l’essere al servizio degli altri, della società. Il senso del dovere è stato sostituito dalla ricerca spasmodica dei diritti. Ma i diritti senza doveri non possono funzionare.

C’è uno Stato dove è venuto meno il patto sociale che regge alla sua esistenza. Il sistema fiscale e le forze armate, sono la base per l’esistenza di uno Stato. I sistemi statali, a grandissime linee, hanno due varianti.

Da una parte c’è uno Stato retto dalla Rule by Law, che chiede al governante ordine e la pancia piena, e in cambio gli dà obbedienza. Se il governo non riesce a soddisfare questi due requisiti basilari allora il governante viene deposto, spesso anche in maniera brutale.

Negli Stati invece governati dalla Rule of Law i cittadini sono legati da una fiducia reciproca che prescrive diritti e doveri. È un sistema in teoria più robusto dell’altro perché non chiede ritorni immediati al governante, e quindi può affrontare periodi di difficoltà.

Se però viene a mancare questa fiducia reciproca tutta la società si sfarina.

L’Italia è o dovrebbe essere un sistema governato secondo la Rule of Law però, sembra che la fiducia reciproca, il patto sociale, i diritti e doveri che legano i cittadini stiano venendo meno. L’idea della fiducia reciproca è che i cittadini devono servire lo Stato e lo Stato è al servizio del cittadino. Se il passaggio, da una parte o dall’altra, è a senso unico niente funziona.

Se i cittadini servono lo Stato ma lo Stato è irresponsabile verso i cittadini, c’è una tirannia. Se i cittadini chiedono allo Stato senza mettersi a suo servizio, lo Stato (fatto di cittadini non da blocchi di cemento o cartone) semplicemente smette di esistere.

Nella prima Repubblica si pagavano poche tasse, l’evasione fiscale era ubiqua. Sì, ma c’era un altro patto sociale sottostante: i piccoli imprenditori, artigiani, con accesso limitato ai finanziamenti bancari e agli aiuti dello Stato, potevano evadere le tasse e così davano un loro contributo alla crescita. Era una forma di sostegno indiretto alle piccole medie imprese senza accesso a finanziamenti pubblici. Ma oggi non è così. Lo stato sociale è articolato e complesso, e certamente molto più pervasivo e caro economicamente degli anni ’50.

Inoltre, nella Prima repubblica, nel mezzo della Guerra fredda, c’era la leva obbligatoria, nessuno metteva in dubbio l’idea di servire.

I numeri presentati da Zanda esemplificano questi fatti. Negli ultimi sei anni l’economia italiana ha ricevuto un “ricostituente” senza precedenti – 466 miliardi di euro tra Pnrr e bonus edilizi, quasi un quarto del Pil – senza che ciò si sia tradotto in equivalente spinta di crescita. Cioè un quarto del Pil è stato sprecato, nella migliore delle ipotesi.

Questo scoraggia anche i più diligenti a versare qualunque tributo. Se un cittadino paga per poi vedere il suo sacrificio sciupato o peggio, allora piuttosto fa di tutto per evadere.

Inoltre, nel mezzo di due guerre, in Ucraina e Medio Oriente, che scuotono ogni giorno l’esistenza del Paese, con minacce ibride e non, senza più la leva obbligatoria, alcune anime belle dicono che non si debba spendere per la difesa.

Né altri, al governo e non, li stanano dicendo la semplice verità che se oggi non si spende per la sicurezza di aeroporti e stazioni da attacchi di droni e missili, il Paese va alla paralisi, scoppia. Cioè si pretende sicurezza senza spendere in sicurezza?

La gente sa che le questioni di cui parla il Parlamento sono lontane dalla realtà, quindi non vota, vive come può e prova a mandare i figli all’estero.

Sembra mancare uno zoccolo di realismo base di ogni discussione pragmatica. Alla fine della Seconda guerra mondiale, con l’inizio della Guerra Fredda, come mi spiega Zanda, il grande compromesso fu siglato da De Gasperi (Dc) e Togliatti (Pci). De Gasperi resistette alle pressioni per mettere fuori legge il Pci e in cambio Togliatti si impegnò perché il Pci rinunciasse alla rivoluzione. Il patto non fu scritto da nessuna parte.

Questa fu la base reale che permise lo sviluppo del Paese. Oggi forse servirebbe qualcosa di simile fra partiti, che mettano da parte le posture elettorali e si arrivi a stabilire regole del gioco sostanziali, e, proprio perché sostanziali, non scritte.

Senza di questo, al di là di ogni alchimia elettorale, il bivio è certo, secondo le lezioni della storia. O il Paese si frantuma, o qualcuno riporta l’ordine col ferro e il sangue. Forse c’è qualcuno, dentro e fuori il Paese, che tifa per il caos per schierare poi soldati per le strade e imporre la tirannia.

Il caos sembra affiorare da ogni orifizio. Negli ultimi giorni la destra sta difendendo il caso di Mario Roggero (condannato per avere ucciso due rapinatori, uno colpito alle spalle, in fuga) puntando a candidarlo. La sinistra in maniera simile candidò Ilaria Salis, condannata per reati violenti in Ungheria. In questo modo la destra, sconfitta nel referendum sulla riforma della giustizia, forse cerca oggi di delegittimare la magistratura, come la sinistra cercava di delegittimare il premiere ungherese Viktor Orban, peraltro ora caduto senza aiuti dai militanti italiani.

Pochi capivano che succedeva in Ungheria. Invece per l’elettorato Roggero è un candidato forte.

Molti si sentono assediati da un senso di insicurezza crescente e pulviscolare. Scippatori per strada, sgarberie e abusi nei mezzi pubblici, prepotenze, violenze verbali e visive su tv e social… Mentre i soldi diminuiscono e tutto rincara. Per tanti l’atmosfera è soffocante ed è facile ritrovarsi nella rabbia di Roggero, molto più che nella causa della Salis.

Ora la premier Giorgia Meloni forse cerca di accaparrarselo per non lasciarlo ai concorrenti di destra, Matteo Salvini o Roberto Vannacci.

Ma forse è un calcolo pericoloso e autolesionista. La delegittimazione della magistratura è una martellata allo stesso Stato che questi leader governano. Lo Stato è fatto di istituzioni. Se una viene minata anche il resto cade.

Zanda invita i partiti a uscire dai piccoli calcoli elettorali e ritrovare un senso alto dello Stato. Dovrebbero ascoltarlo tutti.


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