Sono giorni complessi sul Tamigi. Il governo deve fare scelte di bilancio molto difficili, non solo a causa degli alti prezzi del petrolio e dell’inflazione: la già grave contingenza economico-finanziaria del Regno Unito secondo Burnham può essere risolta tassando le banche. Allarme debito pubblico: è al 95% del reddito nazionale annuo
Potrebbe provocare un crollo della sterlina la decisione del numero uno di Downing Street di avviare una campagna di riscossione delle tasse comunali nel sud dell’Inghilterra, senza dimenticare il nodo che si è formato attorno alla questione degli extraprofitti. Due spine nel fianco del neo premier laburista Andy Burnham, che quando si è proposto ai maggiorenti del Labour di sostituire sir Keir Starmer aveva promesso interventi di sinistra. Ma con il rischio di provocare uno scossone all’interno del sistema economico del Regno Unito, già zavorrato da una serie di criticità, come la fuga delle multinazionali, la perdita del potere di acquisto, le tasse sui pub.
Tutti i rischi per la sterlina
Sono giorni complessi sul Tamigi: il governo deve prendere scelte di bilancio molto difficili, non solo a causa degli alti prezzi del petrolio e dell’inflazione, perché questi due scogli si sommano alla già grave contingenza economico-finanziaria del Regno Unito. I segnali sono molteplici in questo senso per Burnham: come quello giunto dall’Istituto nazionale di ricerca economica e sociale (Niesr) secondo cui i piani di rinnovamento dei servizi pubblici incontreranno forti pressioni a causa dei prezzi persistentemente elevati che produrranno verosmilmente un aumento dell’inflazione al 3,8% nei prossimi sette mesi, costringendo il cancelliere dello Scacchiere, John Healey, a reperire ulteriori 24 miliardi di sterline per stipendi e welfare. Ciò si aggiunge ai costi di indebitamento più elevati del G7 che il Regno Unito accusa, per cui più di qualcuno sta lanciando un allarme preciso: piuttosto che alzare le tasse, sarebbe utile finanziare nuove iniziative aumentando il livello di indebitamento, ma al contempo stimolando la ripresa.
Le preoccupazioni del Fmi
Un rischio? Certamente, ma i nuovi impegni in materia di difesa o di sostegno alle famiglie non sono procrastinabili. Burnham ha già fatto annunci specifici, tra cui la promessa di migliorare l’assistenza sociale per gli adulti con una spesa stimata di 18,5 miliardi di sterline per fornire un sistema simile al Servizio Sanitario Nazionale gratuito entro il 2035. Ha inoltre individuato come prioritario il sostegno al milione di giovani classificati come non impegnati in istruzione. Ma il debito pubblico britannico corre come non mai e ha raggiunto quasi 3.000 miliardi di sterline, pari al 95% del reddito nazionale annuo. Tanto da far allarmare il Fondo Monetario Internazionale, che già sta attenzionando i conti francesi.
Sarà battaglia bancaria
In secondo luogo la battaglia bancaria è praticamente dietro l’angolo, dal momento che mentre i profitti degli istituti di credito aumentano vertiginosamente, in parallelo crescono le richieste di un prelievo fiscale per aiutare il nuovo primo ministro ad alleviare la pressione del costo della vita sulle famiglie. Anche questa mossa potrebbe portare un problema, sia in Borsa che sulla sterlina, per questa ragione da più parti stanno arrivando “consigli” al numero 10 di Donwning street.
Da un lato ci sono gli utili semestrali in forte crescita, sia a causa degli alti tassi di interesse che delle turbolenze di mercato derivanti dalla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran. Per cui i principali istituti di credito hanno sì distribuito miliardi di sterline agli azionisti, ma hanno anche attirato le attenzioni di sindacati e Labour su quel “miele”, con l’obiettivo di usarlo per la manovra finanziaria in itinere, che verosimilente non potrà discostarsi dai fondamentali imposti da Starmer, ma dovrà (come detto dallo stesso Burnham) nel suo discorso di insediamento, avere un forte impatto sociale. Ovvero meno tasse per i cittadini.
I quattro maggiori istituti di credito del Regno Unito che hanno fatto segnare numeri altamente positivi, ovvero HSBC, NatWest, Barclays e Lloyds, sono quindi diventati l’obiettivo principale del governo, convinto di poter incassare almeno 19 miliardi di sterline. Ma la City non è disponibile, perché già da anni contratta le imposte che è stata costretta a imporre come risarcimento per il tracollo bancario del 2008. Lo scontro è solo all’inizio.
















