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Così la Russia manipola anche San Francesco

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Ecco l’irrispettoso “vertice di pace” alle porte di Roma: un raduno che mescola simbolismo religioso e messaggi geopolitici provenienti da Russia, Iran, Cuba e Venezuela. Condanneranno la guerra di Putin?

L’ambasciatore russo in Italia, esponenti iraniani e diplomatici di Cuba e Venezuela si ritroveranno alle porte di Roma per un evento che si presenta sotto il segno della “pace” e utilizza il linguaggio e il simbolismo di San Francesco, insieme a un gruppo di note personalità italiane associate a posizioni filorusse e/o anti-occidentali.

Il parterre conferisce all’iniziativa un profilo geopolitico piuttosto netto: l’ambasciatore russo Alexey Paramonov condividerà il forum con esponenti iraniani, tra cui l’ayatollah Mohammad Hossein e l’ex diplomatico Ali Asghar Soltanieh, oltre a rappresentanti cubani e venezuelani. La presenza di esponenti di Mosca, Teheran, L’Avana e Caracas porta così al centro di un appuntamento dedicato alla pace e all’eredità francescana Paesi esterni — e spesso contrapposti — al mainstream geopolitico occidentale.

A rendere ancora più esplicita la cornice politica è il titolo scelto dagli organizzatori, che si interrogano su cosa debba seguire alla fine dell’“Occidens Pacis Ordo”, l’ordine occidentale della pace, indicando l’orizzonte di un nuovo “Novus Pacis Ordo”: un lessico che colloca l’iniziativa direttamente nel dibattito tra l’ordine internazionale a guida occidentale e l’alternativa “multipolare” che fa parte della narrazione strategica dei rivali dell’Occidente – con la Cina capofila, oltre ai  Paesi rappresentati al raduno pseudo-francescano.

L’evento, organizzato dalla Fondazione Fides et Ratio E.T.S., si intitola “Tavoli di pace: un’esperienza francescana, un’eterna sfida tutta italiana. Dalla fine dell’Occidens Pacis Ordo verso quale Novus Pacis Ordo?” e si terrà a Formello, alle porte di Roma, tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. La fondazione è un’organizzazione culturale di ispirazione cattolica legata alla tradizione intellettuale dell’enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II e incentrata sul dialogo tra fede, filosofia e vita pubblica.

Gli organizzatori utilizzano anche il patrocinio del Comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Ne deriva un contrasto evidente tra il linguaggio francescano della pace e un parterre che comprende rappresentanti di Paesi come la Russia impegnati in una guerra guerreggiata di aggressione contro l’Ucraina.

Sul fronte italiano compare Roberto Vannacci, ex generale dell’Esercito diventato figura politica e noto per le sue posizioni nazionaliste. Con lui ci saranno Marcello Foa, giornalista ed ex presidente della Rai; Vladimiro Giacché, economista e saggista spesso critico dell’ortodossia economica occidentale; Gabriele Guzzi, economista e commentatore; Simone Pillon, avvocato ed ex senatore associato a posizioni sociali ultraconservatrici e critico dell’emancipazione occidentale; Michele Santoro, storico giornalista e conduttore televisivo di sinistra noto per le sue dure critiche alla politica mainstream; Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex eurodeputato legato a posizioni euroscettiche; e il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, tra i principali analisti geopolitici italiani.

Attorno alla presenza istituzionale di Paramonov si compone quindi una più ampia costellazione italiana di figure associate a posizioni filorusse o a una forte critica delle politiche occidentali, con un’attenzione particolare al confronto sull’Occidente e sull’emergere di quell’ordine “multipolare”. La presenza iraniana ha a sua volta un carattere istituzionale, mentre quella di diplomatici cubani e venezuelani allarga il perimetro dell’iniziativa oltre il solo confronto tra Russia e Occidente.

L’appuntamento arriva inoltre in un momento particolarmente delicato del dibattito italiano sulla Russia. L’esplosione nello stabilimento di armamenti di Colleferro — per la quale il ministero della Difesa ha già escluso qualsiasi collegamento con un sabotaggio russo — ha comunque visto immagini e contenuti relativi all’accaduto circolare online all’interno di narrative amplificate dai canali della propaganda russa. A Formello, invece, l’iniziativa si muove dentro una cornice pacifista, un filone narrativo spesso promosso dal Cremlino, riunendo importanti figure italiane associate a messaggi filorussi e anti-occidentali. La sovrapposizione casuale dei due sviluppi delinea perfettamente un quadro più ampio e complesso delle minacce ibride che in questo momento convergono attorno a Roma.

Nel programma figurano anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Esteri e Difesa, insieme all’annunciata presenza di esponenti delle Forze armate italiane. Una componente istituzionale che convive non senza tensioni con il profilo complessivo dell’evento. Secondo alcuni rumors, tuttavia, diversi partecipanti politici e istituzionali potrebbero alla fine sfilarsi: la lista definitiva delle presenze sarà quindi uno degli elementi da osservare con l’avvicinarsi dell’evento.

“Cosa ci fanno il ministro della Giustizia Nordio, il senatore Gasparri e alti ufficiali militari a dialogare con l’ambasciatore russo in un’iniziativa dagli intenti così ambigui?”, ha commentato la deputata del Partito democratico Lia Quartapelle, vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, nota per le sue posizioni atlantiste e filo-occidentali. “Forse qualcuno al governo dovrebbe rispondere”, ha aggiunto.

Il quadro complessivo tiene insieme tre elementi: il linguaggio della pace, l’eredità simbolica di San Francesco e una discussione esplicita su ciò che dovrebbe venire dopo l’ordine internazionale guidato dall’Occidente. La lista degli ospiti conferisce a questo confronto una precisa coloritura geopolitica: rappresentanti di Mosca, Teheran, L’Avana e Caracas condivideranno lo stesso spazio con figure italiane associate, in forme diverse, alla critica dell’Occidente e alla simpatia per un’alternativa multipolare.

Emergono dinamiche connesse a un linea anti-occidentale che sta guadagnando terreno anche in Italia in vista delle elezioni politiche del prossimo anno, proponendosi sempre più come alternativa all’allineamento transatlantico e filo-occidentale che il governo di Giorgia Meloni ha cercato di mantenere nel corso del proprio mandato. Resta quindi da vedere non soltanto chi si presenterà effettivamente a Formello, soprattutto tra gli esponenti istituzionali italiani indicati nel programma, ma quale messaggio emergerà dal raduno e fino a che punto il vocabolario della pace finirà per offrire la cornice a una più ampia narrativa filorussa e “multipolare” sul territorio italiano.


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