Alla luce della guerra appare evidente che i trasporti siano il punto strategico, anche perché il conflitto sta rimodellando il Medio Oriente, e in questo contesto il ruolo regionale della Turchia è destinato ad espandersi. La guerra offre ad Ankara anche delle opportunità, sotto forma di un ruolo regionale ampliato soprattutto alla voce difesa
Si rafforza la sponda della Turchia con l’Arabia Saudita, ma con una richiesta precisa: Israele deve rispettare pienamente la tabella di marcia per la seconda fase del piano di pace per Gaza affinché questo abbia successo. Durante una conversazione telefonica tra Recep Tayyip Erdogan e Mohammed Bin Salman i due leader hanno discusso delle relazioni bilaterali e degli sviluppi regionali. Ma hanno anche ricordato a tutte le parti in causa dove sta andando la politica macroregionale dopo il passo in avanti saudita nella guerra in Iran.
Certo, gli attacchi diretti all’Arabia Saudita (e quelli secondari come la strozzatura per le petroliere) hanno rappresentato un acceleratore, con la chimera di una stabilità nella regione che resta sullo sfondo. Ma al di là di questi aspetti, è il rapporto tra i due leader a segnare una fase che merita approfondimenti.
Turchia e Arabia Saudita stano promuovendo la cosiddetta “diplomazia della mobilità” nell’ambito del loro riavvicinamento bilaterale. Tutto è iniziato dopo l’attenuazione delle restrizioni sui visti tra Ankara e Riyadh, simbolo di una cooperazione pragmatica. Risale a un mese fa l’accordo per una nuova partnership economica grazie alla firma di un accordo per accelerare le procedure doganali, incrementare gli scambi commerciali e migliorare l’efficienza dei corridoi di trasporto tra i due Paesi. Alla luce della guerra in Iran, appare evidente che i trasporti siano il punto strategico, anche perché il conflitto sta rimodellando il Medio Oriente, e in questo contesto il ruolo regionale della Turchia è destinato ad espandersi. Tuttavia, la guerra offre ad Ankara anche delle opportunità, sotto forma di un ruolo regionale ampliato: il primo riferimento è all’industria della difesa e alle partnership per la sicurezza. Ma ci sarà verosimilmente ampio spazio per la connettività regionale e la riprogettazione delle rotte commerciali e le forniture di tecnologie.
Da questo punto di vista gli Stati del Golfo provano gradualmente di diversificare le proprie partnership in materia di sicurezza e difesa. Dunque Erdogan e Mbs cercano di sondare altri ambiti, come quello della difesa. Recentemente la Turchia è entrata a far parte di un ristretto gruppo di Paesi in grado di produrre rilevatori a infrarossi avanzati, grazie a una nuova generazione di sensori elettro-ottici utilizzabili su un’ampia gamma di piattaforme militari, come velivoli Uav, missili e veicoli blindati. Inoltre le esportazioni turche alla voce difesa continuano a far registrare numeri positivi, superando il miliardo di dollari di volume mensile a luglio. Hanno fatto segnare più 14,4% su base annua.
Nel frattempo ieri le forze israeliane hanno effettuato una serie di incursioni nelle province meridionali siriane di Daraa e Quneitra, e anche operazioni di terra e lavori per riaprire una vecchia strada sterrata a nord di Wadi al-Raqad. In seguito alla caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, di fatto è cessato l’accordo di disimpegno del 1974 e accentuato il fronte di scontro Tel Aviv-Ankara per esercitare influenza sul nuovo governo siriano. Altro elemento da tenere non certamente distaccato nella complessiva analisi geopolitica.
















