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L’Indo-Pacifico è il nuovo centro del mondo, e l’India sarà decisiva. La versione di Scott Morrison

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L’ex premier australiano Scott Morrison legge la trasformazione dell’ordine internazionale attraverso l’ascesa dei minilateralismi e il crescente peso dell’India. Dal Quad ad Aukus, dalla presenza cinese nell’Oceano Indiano alla cooperazione industriale con l’Europa. Il baricentro geopolitico globale si è già spostato verso l’Indo-Pacifico, sostiene, in una conversazione degli Indo-Mediterranean Dialogues, iniziativa del think tank Cnky

Scott Morrison ritiene che l’India sarà indispensabile per il futuro equilibrio strategico dell’Indo-Pacifico e che sia proprio la sua presenza a rendere il Quad profondamente diverso dagli altri raggruppamenti regionali.

Intervenendo online (qui il video completo) nell’ambito degli “Indo-Mediterranean Dialogues”, l’ex primo ministro australiano ha discusso la rapida trasformazione dell’architettura di sicurezza che si estende dal Medio Oriente e dall’Oceano Indiano fino al Pacifico, soffermandosi sull’emergere del nuovo Patto della Mecca, sulla crescente influenza regionale della Cina, sul futuro del Quad e di Aukus e sulla sempre maggiore rilevanza strategica dell’India.

Il messaggio centrale di Morrison è che l’ordine internazionale non stia semplicemente collassando. Sta diventando più distribuito, aprendo spazi per nuove potenze e nuovi raggruppamenti minilaterali. E l’India, a suo avviso, sarà tra i principali beneficiari di questa trasformazione.

“L’India in particolare”, ha affermato Morrison, sta assumendo “un ruolo molto più importante nella geopolitica e certamente nell’Indo-Pacifico”.

Il Patto della Mecca e un ordine globale più frammentato

Parlando delle implicazioni del nuovo Patto della Mecca e del conflitto in Medio Oriente, Morrison ha osservato che le conseguenze si stanno già facendo sentire ben oltre la regione. L’Indo-Pacifico, ha sostenuto, ha probabilmente subito l’impatto economico maggiore al di fuori dello stesso Medio Oriente, in particolare per l’aumento dei prezzi di petrolio, benzina e diesel. Le economie in via di sviluppo ed emergenti sono risultate particolarmente esposte.

Ma Morrison colloca il significato del Patto della Mecca all’interno di una trasformazione molto più ampia delle relazioni internazionali. “Credo che vedremo sempre più spesso fenomeni di questo tipo a livello globale”, ha affermato.

L’ordine globale, secondo Morrison, sta diventando sempre più distribuito. “Alcuni parlano di collasso dell’ordine, ma francamente si tratta di coloro che erano abituati a guidarlo. Ora devono abituarsi a non farlo più esattamente nello stesso modo”.

Per Paesi come l’India, che storicamente hanno avuto un’influenza minore sulle istituzioni che governano il sistema internazionale, questo cambiamento rappresenta un’opportunità. Morrison prevede una proliferazione di accordi e formati più ristretti dedicati alla sicurezza, al commercio, all’intelligence, alla tecnologia e ad altri interessi specifici.

“Vedremo sempre più pluralismo nell’ordine globale”, ha detto. La Cina cercherà inevitabilmente di partecipare e influenzare molti di questi nuovi formati. Ma Morrison non ritiene che Pechino riuscirà necessariamente a dominarli.

“Il processo minilaterale consente ai Paesi che condividono una stessa visione di unirsi per affrontare problemi o questioni specifiche”, ha spiegato. In alcuni casi, lo scopo stesso di questi raggruppamenti potrebbe essere quello di rispondere alla pressione strategica esercitata da Cina, Russia, Iran o Corea del Nord. Il risultato, secondo Morrison, non sarà quindi una singola nuova architettura destinata a sostituire quella precedente, ma una rete di strutture sovrapposte, attraverso le quali i Paesi coopereranno laddove i loro interessi coincidono.

L’India è ciò che rende unico il Quad

Per Morrison, il Quad rappresenta uno degli esempi più evidenti di come questa nuova architettura strategica possa funzionare. Da primo ministro, Morrison ha svolto un ruolo centrale nell’elevare al livello dei leader il raggruppamento composto da Australia, India, Giappone e Stati Uniti, trasformando quello che era stato un meccanismo di consultazione diplomatica in un forum strategico molto più rilevante.

Morrison ha respinto l’idea che l’attuale amministrazione statunitense si sia sostanzialmente disimpegnata dal Quad. In particolare, ha richiamato l’enfasi posta dal segretario di Stato Marco Rubio sulla sicurezza marittima, sui minerali critici e sulle terre rare. “L’elemento di sicurezza del Quad è stato rafforzato dal segretario Rubio letteralmente il giorno dopo l’insediamento dell’amministrazione”, ha affermato.

Pur esprimendo delusione per il fatto che i leader del Quad non si siano ancora riuniti, Morrison ha sottolineato come la cooperazione a livello dei ministri degli Esteri prosegua e come il raggruppamento disponga di un’agenda economica sempre più importante accanto a quella strategica. Minerali critici e terre rare si prestano particolarmente alla cooperazione nell’ambito del Quad, grazie alle diverse capacità economiche, tecnologiche e alle risorse dei quattro membri.

Morrison vorrebbe però che il gruppo dedicasse maggiore attenzione anche alla metà occidentale dell’Indo-Pacifico “Sono un convinto sostenitore della necessità di avere più ‘Indo’ nell’Indo-Pacifico quando si parla dell’agenda del Quad”, ha detto.

In questo contesto, le recenti visite in Australia dei primi ministri indiano e giapponese sono state particolarmente significative. Morrison ha incontrato il primo ministro Narendra Modi durante la visita del leader indiano e ha riferito di aver avuto con lui una lunga conversazione sugli sviluppi nell’Indo-Pacifico. “Rimane molto attento a queste questioni”, ha affermato Morrison.

Più in generale, l’ex premier australiano ritiene che sia proprio l’India a conferire al Quad il suo particolare carattere strategico. “È la partecipazione dell’India al Quad a renderlo così unico. Non posso sottolinearlo abbastanza”, ha affermato. “Il continuo impegno dell’India nel Quad è fondamentale per il suo successo”.

Il Quad, nella sua visione, non dovrebbe assumere un carattere esclusivamente militare. La sua forza risiede precisamente nella capacità di combinare sicurezza marittima, economia, minerali critici, tecnologia e cooperazione umanitaria. “Il Quad è un minilateralismo, e credo possa essere molto potente se mantiene il proprio focus e un’agenda solida che comprenda sia la sicurezza sia l’economia, oltre alle questioni umanitarie”.

India e indipendenza strategica

Morrison considera il crescente ruolo dell’India nel Quad pienamente compatibile con la sua tradizione di indipendenza strategica. “L’India non si scusa affatto per voler realizzare il proprio potenziale e per perseguire il proprio interesse nazionale”, ha affermato.

Nuova Delhi continua a rispettare la propria tradizione di politica estera indipendente, ha sostenuto Morrison, “ma non in maniera servile, non come fine a sé stessa”. Sono invece gli interessi nazionali a spingere l’India verso un rapporto più profondo con Stati Uniti, Australia, Giappone, Corea e altri Paesi, senza per questo costringerla ad abbandonare altre relazioni.

Morrison ha descritto Modi come “del tutto privo di complessi” nel preservare questa libertà di manovra. “Prenderà il telefono e parlerà con chi vuole. Andrà in qualsiasi Paese ritenga necessario per promuovere l’interesse nazionale dell’India.”

Ha inoltre elogiato il ministro degli Esteri S. Jaishankar, definendolo un “abile luogotenente”, “incredibilmente operoso” nell’attuazione di questo approccio. Per Morrison non si tratta di un comportamento eccezionale, ma del normale esercizio dell’arte di governo da parte di una grande potenza sempre più sicura di sé.

La Cina e i due oceani

La geografia dell’Australia, secondo Morrison, offre al Paese una prospettiva particolarmente ampia sull’Indo-Pacifico. “Abbiamo il tratto di costa sull’Oceano Indiano più lungo di qualsiasi altro Paese al mondo. Ma allo stesso tempo abbiamo una costa analoga che si affaccia sul Pacifico. E il nostro futuro economico si trova in entrambi gli oceani”.

Lo Stretto di Taiwan, il Mar Cinese Meridionale e il Mar Cinese Orientale restano evidenti aree di tensione strategica e figuravano tra le considerazioni alla base delle decisioni di difesa prese dal suo governo, compresa Aukus.

Morrison ha tuttavia messo in guardia dal rischio che la dimensione pacifica finisca per oscurare l’agenda relativa all’Oceano Indiano. Attraverso l’Oceano Indiano transitano commercio, energia, cavi sottomarini, dati e logistica tra Europa, Medio Oriente e Asia. Inoltre, l’area si trova tra alcuni dei più importanti chokepoint marittimi al mondo.

“Se non gli si presta attenzione per tempo, poi sarà troppo tardi”, ha avvertito. La crescente presenza cinese nell’Oceano Indiano merita quindi, secondo Morrison, maggiore attenzione. “Abbiamo già visto la Cina cercare di estendere la propria influenza nel teatro dell’Oceano Indiano”, ha detto, indicando Sri Lanka, Pakistan e Myanmar.

Gran parte di questo coinvolgimento resta concentrato sull’economia, ha riconosciuto, ma l’esperienza australiana nel Mar Cinese Meridionale rappresenta un avvertimento. “La nostra esperienza nel Mar Cinese Meridionale ci dice che è lì che comincia. Non è lì che finisce.”

L’India, ha aggiunto, è “molto consapevole di questa minaccia”, compresa la sua dimensione economica. “Se si guarda alla bilancia commerciale tra Cina e India, il traffico va in una sola direzione, completamente in una sola direzione”, ha affermato Morrison. “Per molti versi, l’India ha un problema commerciale con la Cina persino maggiore di quello degli americani.”

Aukus e la deterrenza nell’Indo-Pacifico

Morrison, uno degli architetti di Aukus, non prevede un’espansione formale dell’accordo oltre Australia, Regno Unito e Stati Uniti. “Aukus rimarrà quello che è, un accordo tripartito”, ha affermato.

Il primo pilastro resta concentrato sulla realizzazione della capacità australiana di sottomarini a propulsione nucleare e sull’aumento della capacità sottomarina complessiva dei tre Paesi. La presenza a rotazione di sottomarini statunitensi nell’Australia occidentale è particolarmente importante perché aumenta la presenza militare americana sull’Oceano Indiano e non soltanto sul Pacifico.

Il secondo pilastro, dedicato alle tecnologie avanzate per la difesa, offre invece maggiori possibilità di cooperazione con altri Paesi. Morrison vede opportunità per partnership su singoli progetti con il Giappone e, potenzialmente, con la Corea del Sud. Una cooperazione con l’India è possibile, anche se ha osservato che al momento né Nuova Delhi né Washington sembrano spingere in questa direzione.

“Potrebbe accadere con l’India? Forse”, ha detto. “Ma non credo che l’India lo stia chiedendo né che gli Stati Uniti lo stiano offrendo.” Lo scopo fondamentale di Aukus resta la deterrenza: creare un equilibrio strategico sufficiente a consentire ai Paesi dell’Indo-Pacifico di perseguire la prosperità senza subire intimidazioni o coercizioni.

La prossima trasformazione dell’India

Guardando oltre le questioni immediate di sicurezza, Morrison considera lo sviluppo economico e tecnologico dell’India una delle storie destinate a definire i prossimi decenni. Lo spazio è uno degli ambiti nei quali ritiene che il Paese abbia un potenziale eccezionale.

“Credo che l’India diventerà una potenza spaziale nei prossimi venti o trent’anni, con la maturazione della sua economia dello spazio”, ha affermato, indicando la geografia, le capacità industriali e la crescente base tecnologica del Paese.

Le opportunità si estendono alla tecnologia, alla manifattura e agli investimenti. Morrison ha riconosciuto che l’India deve ancora affrontare importanti sfide sul piano regolatorio e che resta un Paese difficile nel quale fare impresa. Ma le sue istituzioni democratiche e il sistema fondato sullo Stato di diritto rappresentano un importante vantaggio competitivo.

“L’India prende sul serio la propria democrazia e le proprie istituzioni, e deve farlo, perché rappresentano una parte importante della sua capacità di convincere gli investitori ad assumersi il rischio di investire capitale nel Paese”, ha detto. Mentre le aziende internazionali riconsiderano la propria esposizione alla Cina, l’India inevitabilmente competerà per attirare questi investimenti.

“Abbiamo visto capitali uscire dalla Cina. Dove andranno? L’India sarà uno dei Paesi che cercheranno di attrarli e credo abbia buoni argomenti per riuscirci.”

Australia, Italia e base industriale della difesa

Morrison vede inoltre un considerevole potenziale per rafforzare la cooperazione industriale nel settore della difesa tra Australia ed Europa, Italia compresa. Ha richiamato le attività già svolte da Leonardo in Australia e sostenuto che il riarmo in corso nelle democrazie occidentali eserciterà una pressione enorme sulle attuali capacità industriali.

“Pensare che un singolo Paese possa rispondere da solo e soddisfare questa domanda credo sia folle”. Il vantaggio delle democrazie occidentali, secondo Morrison, risiede nella loro base industriale privata e nella capacità delle aziende dei Paesi alleati di cooperare, integrare tecnologie e costruire sistemi interoperabili.

L’Australia potrebbe diventare un importante punto d’incontro per questo ecosistema. “Nell’Indo-Pacifico credo che vedremo molto più ‘mix and match’”, ha affermato. Anche l’India entrerà sempre più in questa equazione, mentre sviluppa la propria capacità industriale nel settore della difesa e contemporaneamente attrae aziende, tecnologie e investimenti stranieri.

“Avremo bisogno di tutto. Voi avrete bisogno di tutto. Avrete bisogno di noi. Noi avremo bisogno di voi. L’India avrà bisogno di tutti”. I conflitti recenti hanno nel frattempo dimostrato le debolezze dei sistemi di procurement progettati durante decenni di relativa pace.

“Il tempo non costava nulla, soprattutto dal punto di vista strategico. Ora invece ha un costo”, ha affermato Morrison, sintetizzando le lezioni apprese dai conflitti in Ucraina e Iran. “Avere qualcosa adesso vale molto rispetto alla possibilità di averla forse tra cinque anni”.

L’Europa deve riconoscere dove si è spostato il centro

Il messaggio finale di Morrison all’Europa è stato inequivocabile: impegnarsi più profondamente nell’Indo-Pacifico. “L’Indo-Pacifico è oggi il centro geopolitico del mondo”, ha affermato. “E credo che per l’Europa sia difficile accettarlo.”

L’Europa rimane una grande e sofisticata potenza economica, ma secondo Morrison governi e imprese europee devono sviluppare una comprensione molto più profonda delle sfide alla sicurezza, della competizione economica e delle opportunità che stanno emergendo in Asia.

Australia e India, nonostante le loro differenze, possono entrambe offrire piattaforme attraverso le quali l’Europa può costruire questo coinvolgimento. Nella lettura di Morrison, il cambiamento strategico di fondo è già avvenuto. Resta da capire quanto rapidamente l’Europa riuscirà a prenderne atto. “In passato si pensava che fosse, sapete, laggiù”, ha concluso. “Adesso sono loro a essere laggiù. È l’Europa a essere laggiù. Questo è il centro del mondo.”


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