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La Difesa italiana prepara una legge per cyber e sistemi autonomi

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La bozza di ddl attesa oggi pomeriggio in Consiglio dei ministri definisce uno spazio cibernetico di interesse nazionale per la Difesa, rafforza il ruolo del vertice interforze e introduce lo Specialista Cyber Militare. Nel testo anche nuove regole per i sistemi senza equipaggio e un fondo da 10 milioni l’anno per la ricerca militare

Il cyber entra nel perimetro ordinario della Difesa e acquista una disciplina propria. La bozza di disegno di legge attesa oggi pomeriggio all’esame del Consiglio dei ministri definisce infatti uno spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato, affidando al vertice interforze nuove responsabilità operative. Attorno a questo asse il testo aggiorna anche l’organizzazione militare e regola l’impiego dei sistemi senza equipaggio.

Un dominio operativo definito per legge

Lo spazio cyber individuato dal testo comprende hardware, software, dati, connessioni fisiche ed elettromagnetiche, sistemi cyber-fisici e tecnologie operative installate su mezzi e piattaforme militari. Nel perimetro rientrano anche sensori, sistemi di controllo industriale, apparati mobili collegati in rete e punti di interconnessione, compresi quelli utilizzati dalla Difesa fuori dai confini nazionali.

Il ministro dovrà identificare e aggiornare periodicamente questo spazio. Al Capo di Stato Maggiore della Difesa viene invece attribuito il ruolo di autorità cyber del ministero, con responsabilità sull’organizzazione, sulla preparazione professionale e sull’impiego del personale interforze. Potrà pianificare e condurre operazioni cibernetiche difensive anche in tempo di pace, emanare direttive comuni e disporre l’aumento della prontezza delle unità dedicate. Restano ferme le competenze dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, del ministero dell’Interno e degli organismi di Intelligence.

Nello stesso quadro nasce il brevetto di specialista cyber militare. Il personale qualificato sarà vincolato a una ferma aggiuntiva di cinque anni e potrà aderire a successive ferme biennali, accompagnate da indennità e gratifiche. La misura prova a rispondere a un problema concreto, trattenere competenze tecniche difficili da formare e facilmente assorbibili dal mercato privato.

Droni e ricerca militare

La bozza disciplina anche i sistemi militari senza equipaggio, non soltanto aerei ma anche navali e subacquei. Viene chiarita la responsabilità delle Forze armate e dei Carabinieri nel loro impiego e vengono definite le regole da seguire nelle attività operative connesse a emergenze, crisi o conflitti armati.

Sul versante tecnologico nasce inoltre il Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica militare, con una dotazione iniziale di 10 milioni di euro l’anno dal 2026. Le modalità di accesso saranno definite con un decreto del ministro, sentito il Direttore nazionale degli armamenti. Accanto al fondo, il ddl rivede il Comitato dei Capi e istituisce un Centro interforze per l’addestramento al combattimento e il contrasto della minaccia ibrida. Ne emerge una riforma che rafforza il livello interforze e tratta cyber, dati e sistemi autonomi come componenti stabili dello strumento militare.


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