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Il misterioso aereo della Cia racconta la nuova frontiera delle operazioni clandestine

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Un Cessna Citation Longitude collegato a una società opaca della Virginia sarebbe stato impiegato in operazioni di sorveglianza legate a presunte attività clandestine della Cia nel Pacifico. Il caso illustra l’evoluzione dell’intelligence moderna tra droni, Isr, covert action e guerra al narcotraffico. L’approfondimento di Antonio Teti

C’è un aereo che potrebbe raccontare molto più di quanto la sua livrea lasci immaginare. È un Cessna Citation Longitude, un business jet da decine di milioni di dollari che, almeno formalmente, non dovrebbe avere nulla di particolarmente misterioso. Eppure la sua storia, ricostruita attraverso registri societari, dati di volo, comunicazioni radio e testimonianze, offre uno spaccato estremamente interessante di come potrebbero essere cambiate le operazioni clandestine americane nell’era dei droni, della sorveglianza persistente e della guerra al narcotraffico.

L’inchiesta pubblicata il 15 agosto da Seth Hettena su The After-Action Report, con il titolo “The Cia’s Mystery Plane?”, parte da una domanda apparentemente semplice: che cosa è realmente la River City Companies LLC, società della Virginia alla quale risulta collegato il velivolo? La questione diventa molto più significativa quando quell’aereo viene associato a una presunta covert action della Cia nelle acque del Pacifico orientale, nei pressi delle Galápagos. Non siamo davanti soltanto a una curiosità aeronautica. Siamo davanti a un caso che consente di osservare alcune delle trasformazioni più profonde dell’intelligence contemporanea: la progressiva dissoluzione del confine tra raccolta informativa e azione operativa, l’impiego di piattaforme apparentemente civili per missioni altamente specializzate, il ricorso a strutture societarie opache e, soprattutto, la possibilità di integrare intelligence, sorveglianza, acquisizione del bersaglio e capacità cinetiche all’interno di un’unica architettura operativa.

Da business jet a piattaforma ISR

Il protagonista della vicenda è un Cessna Citation Longitude, identificato inizialmente attraverso il numero di registrazione statunitense N883EE. Secondo la ricostruzione di Hettena, il numero sarebbe stato riservato il 24 ottobre dalla River City Companies LLC. Il 15 novembre l’aereo sarebbe poi partito da un piccolo aeroporto di Cleveland, nel Tennessee, per raggiungere Ilopango International Airport, a San Salvador. Ed è qui che inizia la parte più interessante della storia. Non si tratta infatti di un normale Citation Longitude, ma di un velivolo configurato come piattaforma di Maritime Patrol Aircraft, quindi per missioni di sorveglianza terrestre e marittima. La configurazione comprende un radome ventrale destinato al radar marittimo, sistemi Beyond Line of Sight, una torretta elettro-ottica e infrarossa EO/IR e capacità compatibili con operazioni notturne. La rivista specializzata latinoamericana Pucará Defensa aveva già documentato nel novembre 2025 l’arrivo presso la base di Ilopango del Citation Longitude MPA, identificato come Fenix 701, sottolineandone autonomia e capacità di sorveglianza. Ed è proprio questo uno degli aspetti da considerare con maggiore attenzione. In altri termini, un business jet trasformato in piattaforma ISR — Intelligence, Surveillance and Reconnaissance — offre caratteristiche estremamente interessanti per un servizio d’intelligence. Possiede autonomia, velocità, capacità di operare su distanze considerevoli e soprattutto un profilo esteriore molto meno appariscente rispetto a quello di una tradizionale piattaforma militare. Va evidenziato che le moderne tecnologie consentono ormai di trasformare velivoli relativamente convenzionali in veri nodi volanti di un sistema d’intelligence. Un radar marittimo, sensori elettro-ottici, infrarossi, comunicazioni satellitari e collegamenti Beyond Line of Sight permettono infatti di individuare, classificare, seguire e identificare un obiettivo a centinaia di chilometri dalla costa. Attenzione, l’aereo, in altre parole, non deve necessariamente attaccare, ma può essere utilizzato per “osservare” obiettivi di interesse.

Dal sensore al bersaglio

Nel caso analizzato, è possibile identificare però una dimensione “strategica” in funzione della tipologia di impiego del mezzo. Secondo il Washington Post, gli attacchi contro alcune imbarcazioni ecuadoriane nei pressi delle Galápagos sarebbero stati condotti nell’ambito di un programma clandestino della Cia. Nessuna agenzia americana ha pubblicamente rivendicato la responsabilità delle operazioni e la Cia non ha commentato le ricostruzioni giornalistiche. Tre imbarcazioni compaiono nella vicenda: Fiorella, Negra Francisca Duarte II e Don Maca. La Fiorella scomparve nel gennaio 2026 con otto membri dell’equipaggio. Gli uomini presenti sulle altre due imbarcazioni, attaccate nel marzo successivo, sopravvissero. Secondo le testimonianze raccolte dal Washington Post, piccoli droni quadricotteri avrebbero sganciato ordigni oppure colpito direttamente le imbarcazioni. Alcuni sopravvissuti sarebbero stati successivamente prelevati da uomini armati, incappucciati e ammanettati, trasferiti in El Salvador e infine rimandati in Ecuador. Ovviamente non esistono al momento elementi pubblici sufficienti per ricostruire integralmente la catena di comando o attribuire ogni singola azione a uno specifico attore. Ed è importante sottolinearlo. Purtuttavia, dal punto di vista dell’intelligence ciò che emerge è comunque estremamente significativo. Il Washington Post ha ricostruito infatti un’associazione temporale tra i voli di Fenix 701 e gli episodi che hanno coinvolto le imbarcazioni. Il 20 gennaio, giorno della scomparsa della Fiorella, l’aereo decollò da Ilopango prima dell’alba. I dati di tracciamento mostrano voli nella direzione della posizione dell’imbarcazione il 17, 18 e 20 gennaio. Nell’ultima missione il velivolo avrebbe percorso circa 750 miglia prima di scomparire dai sistemi pubblici di flight tracking, circostanza che può comunque verificarsi nelle vaste aree oceaniche scarsamente coperte. Ed è qui che compare un concetto centrale nell’intelligence contemporanea: la kill chain.

La nuova kill chain dell’intelligence

Tradizionalmente immaginiamo l’intelligence come una struttura incaricata di raccogliere informazioni e il dispositivo militare come l’organizzazione deputata eventualmente a trasformarle in azione. Nella realtà, la tecnologia sta rendendo questa distinzione sempre meno netta. Sensori satellitari, SIGINT, radar, sistemi EO/IR, droni, algoritmi di riconoscimento, geolocalizzazione e comunicazioni satellitari possono oggi convergere all’interno di una stessa architettura operativa, e ciò consente di trasformare il ciclo di intelligence in: detect – identify – track – target – engage – assess. In altri termini si tratta di: individuare, identificare, seguire, designare, colpire e valutare gli effetti. In questo modello l’aereo ISR rappresenta il nodo centrale della fase iniziale della catena. Può individuare un’imbarcazione attraverso il radar marittimo, osservarla mediante sensori elettro-ottici, seguirne la rotta, trasmettere le coordinate a un centro operativo e consentire ad altri assetti di intervenire. Il punto interessante è che l’assetto incaricato della sorveglianza e quello responsabile dell’azione cinetica possono essere completamente differenti. Ed è proprio questa separazione funzionale a rendere molto più difficile l’attribuzione.

Per comprendere il caso occorre liberarsi da un’idea cinematografica delle operazioni clandestine. Nel XXI secolo la segretezza assoluta è diventata quasi impossibile. Satelliti commerciali, ADS-B, registri societari digitalizzati, database FAA, immagini pubblicate sui social network, radioamatori, piattaforme OSINT e servizi globali di flight tracking permettono a giornalisti e ricercatori indipendenti di ricostruire attività che trent’anni fa sarebbero probabilmente rimaste invisibili. La clandestinità moderna deve quindi funzionare diversamente, poiché non consiste necessariamente nel rendere invisibile una piattaforma, ma si basa sul rendere difficile dimostrare chi la controlla, chi ne ordina le missioni e quale organizzazione riceva i dati raccolti. Si tratta, in realtà, di una differenza fondamentale. Un aereo può essere fotografato, monitorato e identificato, ma ciò non significa che sia possibile ricostruirne con certezza la catena di comando. È quella che potremmo definire “plausible deniability” tecnologica.

La società che quasi non esiste

Ed è proprio in questa prospettiva che assume importanza River City Companies LLC. Secondo Hettena, la società non avrebbe un sito internet e il suo indirizzo principale corrisponderebbe a un UPS Store di Henrico, in Virginia, nell’area di Richmond. La legislazione della Virginia, inoltre, non obbliga una LLC a rendere pubblici nel documento di costituzione membri e manager. Naturalmente tutto ciò, isolatamente considerato, non dimostra alcun rapporto con un servizio d’intelligence. Ma la storia delle covert operations americane suggerisce di non sottovalutare il ruolo delle strutture societarie nell’occultamento della proprietà e del controllo degli assetti. L’inchiesta ricorda infatti il precedente delle società associate agli aerei utilizzati nel programma delle “extraordinary renditions” della Cia dopo l’11 settembre. Il principio operativo è semplice: creare distanza tra lo Stato e la piattaforma. Più passaggi societari, contrattuali e amministrativi esistono tra un assetto e il suo utilizzatore finale, più complessa diventa l’attribuzione. La società di comodo diventa così una componente dell’architettura operativa. Non serve soltanto a possedere qualcosa. Serve a costruire opacità.

Un ulteriore elemento merita attenzione. Dopo essere arrivato in El Salvador con la registrazione americana N883EE, l’aereo compare successivamente con la designazione Fenix 701. Secondo Hettena, nei voli successivamente collegati dalle inchieste giornalistiche alle attività di sorveglianza, il transponder avrebbe restituito informazioni non risolvibili o sarebbe apparso sui sistemi di tracking come configurato in modo anomalo. Anche in questo caso bisogna evitare conclusioni automatiche. Un’anomalia del transponder non costituisce di per sé prova di un’operazione clandestina, ma  all’interno di un quadro più ampio diventa un elemento interessante. L’identità digitale di un assetto è ormai quasi importante quanto quella fisica. Un velivolo possiede una registrazione, un codice transponder, una firma radar, una cronologia di volo e una presenza nei database internazionali. Gestire queste informazioni significa gestire la sua cosiddetta “digital footprint” che rappresenta un elemento sostanziale nelle operazioni clandestine.

C’è poi un elemento che assume una connotazione quasi simbolica. L’aereo opera da Ilopango International Airport, che non rappresenta un luogo qualsiasi nella storia dell’intelligence americana.

Durante gli anni Ottanta Ilopango rappresentò uno dei nodi delle operazioni sostenute dagli Stati Uniti nell’ambito del conflitto nicaraguense e delle attività connesse ai Contras. Naturalmente la storia di una base non dimostra nulla sulle attività contemporanee, ma la geografia dell’intelligence raramente è casuale. Le infrastrutture costruite nel corso di decenni, le relazioni con gli apparati locali, la conoscenza dell’ambiente operativo e la cooperazione bilaterale costituiscono un capitale strategico che può sopravvivere alle singole operazioni, e El Salvador rappresenta oggi un partner importante di Washington nella lotta al narcotraffico.

Dal terrorismo al narcotraffico

Dopo l’11 settembre 2001, la Cia ha sviluppato capacità straordinarie nell’integrazione tra intelligence e operazioni cinetiche. La guerra globale al terrorismo ha accelerato enormemente l’evoluzione della targeting intelligence, poiché ha consentito la perfetta localizzazione di una persona, la ricostruzione della sua rete relazionale, seguirne gli spostamenti, identificarne i dispositivi elettronici, stabilire pattern of life, confermare l’identità attraverso più fonti, trasmettere le coordinate, autorizzare eventualmente un intervento. Va evidenziato che per oltre vent’anni questa architettura è stata perfezionata contro le organizzazioni jihadiste. Di conseguenza, la questione che oggi emerge è diversa: quelle capacità stanno migrando verso la lotta contro il narcotraffico e le organizzazioni criminali transnazionali? Sempre secondo il Washington Post, l’amministrazione Trump ha attribuito alla Cia nuove autorità per contrastare le organizzazioni criminali transnazionali attraverso un’autorizzazione alle covert action che comprenderebbe anche l’impiego della forza letale. Se questa evoluzione verrà confermata e consolidata, il cambiamento sarebbe considerevole. Significherebbe trasferire parte della dottrina sviluppata nella Global War on Terror verso una nuova forma di conflitto contro reti criminali transnazionali.

Intelligence e guerra senza dichiarazione

Il problema, naturalmente, non è soltanto tecnologico, ma è anche politico e giuridico. In tale scenario le domande che sorgono diventano molteplici. Quando un’organizzazione criminale diventa un obiettivo di sicurezza nazionale? Quando un’operazione di polizia diventa un’operazione d’intelligence? E quando un’attività d’intelligence si trasforma in un’azione militare? Sono domande destinate a diventare sempre più importanti e l’impiego di droni, piattaforme ISR e operazioni clandestine riduce infatti la visibilità politica dell’uso della forza. Di conseguenza, non servono necessariamente grandi basi militari, portaerei o reparti convenzionali, poiché può bastare una rete composta da pochi elementi: un business jet modificato, un centro di comando, collegamenti satellitari, operatori sul terreno o in mare, droni e una sofisticata infrastruttura d’intelligence. È quella che potremmo definire la “miniaturizzazione della guerra clandestina”. E rappresenta probabilmente una delle trasformazioni più significative del potere contemporaneo.

La vicenda del Citation Longitude rivela infine un paradosso. Più le operazioni diventano tecnologicamente sofisticate, più producono dati, poiché ogni volo lascia molteplici tracce, ogni società produce documenti, ogni transponder genera segnali, ogni contratto pubblico lascia registrazioni, ogni fotografia può contenere metadati, ogni comunicazione radio può essere intercettata e ogni satellite commerciale può trasformarsi in uno strumento investigativo. Di conseguenza, la stessa tecnologia che rende possibili le operazioni clandestine rende quindi possibile anche investigarle. E ciò rappresenta uno dei grandi paradossi dell’intelligence contemporanea: la segretezza non scompare, cambia forma.

La Cia nell’era della guerra algoritmica

Per questo il vero significato del “mystery plane” non riguarda soltanto la Cia, ma riguarda il futuro dell’intelligence. Stiamo entrando in un’epoca nella quale piattaforme apparentemente civili possono diventare sofisticati sistemi ISR, piccoli droni commerciali possono trasformarsi in strumenti cinetici e algoritmi possono contribuire a individuare anomalie all’interno di enormi spazi marittimi. Inoltre, l’intelligence diventa sempre più distribuita, perché il sensore può trovarsi su un aereo, l’algoritmo in un data center, l’analista a migliaia di chilometri di distanza, il decisore in un’altra capitale e il bersaglio nell’oceano. Tutti questi elementi possono essere collegati attraverso una rete digitale capace di trasformare un’informazione in una decisione operativa in pochi minuti. È la logica della cosiddetta “sensor-to-shooter architecture”, ma applicata a un ambiente nel quale il confine tra intelligence, operazioni speciali, law enforcement e guerra diventa progressivamente più difficile da distinguere. Il Cessna Citation Longitude che vola da El Salvador verso il Pacifico rappresenta dunque qualcosa di più di un aereo misterioso, poiché diventa il simbolo di una trasformazione molto più profonda: il passaggio dalla tradizionale covert action a una covert action digitalizzata, distribuita e data-driven, nella quale la superiorità non dipende soltanto dalla capacità di colpire, ma soprattutto dalla capacità di trovare, identificare e seguire un obiettivo senza rivelare completamente chi sta osservando. Ed è forse proprio questo il vero significato della vicenda. Nel nuovo mondo dell’intelligence, l’assetto più importante non è necessariamente quello che lancia il missile o sgancia l’ordigno. È quello che rende possibile sapere dove, quando e contro chi farlo. E soprattutto quello che permette, almeno fino a un certo punto, di lasciare nell’ombra chi ha preso la decisione.


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