Il bilancio globale del petrolio mostrerà un deficit di 1,8 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre del 2026. E questo perché, dopo una breve tregua a giugno, le scorte globali di petrolio osservate sono crollate di 69 milioni di barili. Una prospettiva che manterrà i prezzi ancora molto alti
Meno offerta, con la ragionevole prospettiva di prezzi più elevati. Il bilancio globale del petrolio mostrerà un deficit di 1,8 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre del 2026, più del doppio della stima di circa 800 mila barili al giorno di un mese. E questo perché, dopo una breve tregua a giugno, le scorte globali di petrolio osservate sono crollate di 69 milioni di barili, ovvero di 2,2 milioni di barili al giorno, a luglio. Insomma, a leggere in controluce l’ultimo rapporto dell’agenzia internazionale per l’energia (Iea) il petrolio in circolazione è sempre di meno. E sebbene l’Iea preveda un ritorno del mercato in surplus verso la fine dell’anno, “i rischi rimangono considerevoli e l’urgenza di riaprire lo Stretto è aumentata, poiché le riserve di inventario precedentemente disponibili si stanno rapidamente esaurendo”, viene sottolineato nel report.
L’Iea nel dettaglio prevede che la domanda mondiale di petrolio diminuirà di 1,6 milioni di barili al giorno nel 2026, 510 mila barili al giorno in più rispetto alla stima del rapporto del mese scorso, poiché la continua chiusura dello Stretto di Hormuz e gli elevati prezzi dei carburanti continuano a pesare sui consumi di petrolio. Le contrazioni annuali si attenueranno comunque, passando da 4,9 milioni di barili al giorno nel secondo trimestre del 2026 a 2,8 milioni di barili al giorno nel terzo trimestre del 2026, prima di tornare a crescere nell’ultimo trimestre. Si prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà di 2,4 milioni di barili al giorno nel 2027.
Dal rapporto emerge che, dopo un aumento di 3,7 milioni di barili al giorno a giugno, la produzione di petrolio del Golfo è aumentata di ulteriori 2,5 milioni di barili al giorno a luglio, raggiungendo i 23,9 milioni di barili, rimanendo comunque 8,3 milioni di unità al di sotto dei livelli prebellici. Le esportazioni regionali, comprese le rotte che aggirano lo Stretto di Hormuz, sono diminuite drasticamente di 2,1 milioni di barili al giorno, attestandosi a 15 milioni di barili al giorno, dopo che il passaggio strategico è stato di fatto nuovamente chiuso all’inizio di luglio e le infrastrutture petrolifere e le petroliere sono state oggetto di attacchi. I carichi hanno raggiunto il picco di 20 milioni di barili al giorno all’inizio di luglio, per poi scendere a circa 12 milioni di barili al giorno nel corso del mese.
Non è tutto. L’Iea fa anche notare che i prezzi del greggio sono balzati al massimo degli ultimi due mesi a luglio, in quanto la ripresa delle forniture di petrolio dal Golfo si è invertita dopo il fallimento dell’accordo di cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti di metà giugno. I prezzi del petrolio hanno oscillato in un intervallo insolitamente ampio di 40 dollari al barile, spinti da improvvisi cambiamenti diplomatici sul conflitto. Le aspettative di progressi diplomatici avevano innescato un forte calo dei prezzi a giugno e all’inizio di luglio, ma la ripresa delle ostilità ha portato i prezzi a un picco di 105 dollari al barile il 23 luglio. I margini di raffinazione e di lavorazione, nel frattempo, hanno continuato a crescere ad agosto, raggiungendo nuovi record in Europa. Insomma, non un buon programma.















