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Ecco come l’Italia è diventata l’hub europeo dell’energia

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La complessità dello scenario internazionale è oggi tale da esigere, da parte di tutti i Paesi membri, l’adozione di un approccio olistico alla sicurezza energetica, capace di accrescere la sovranità del Paese, consolidando spazio d’azione e potere negoziale nelle relazioni internazionali. In questo quadro, le infrastrutture di gas italiane, e il fatto che siano in capo a un unico operatore, Snam, si confermano come elementi abilitanti per il sistema economico

La sicurezza energetica non è mai stata un dettaglio. Figuriamoci al tempo dello stretto di Hormuz chiuso e del Medio Oriente interessato ancora una volta da accese tensioni. Negli ultimi anni l’Europa si è trovata a dover far fronte a una serie di criticità che hanno messo a dura prova la sua resilienza e capacità di reazione a shock energetici, dai quali forse si credeva di essere al riparo. In questo contesto, l’Italia si è dimostrata però un’eccellenza nel panorama mediterraneo dell’energia. Un po’ per questione di geografia, lo Stivale si inoltra nel mare nostrum ergendosi a terminale dell’Europa verso il Sud, un po’ per oggettivi meriti industriali. Tanto basta a giungere piuttosto in fretta a una prima conclusione: in uno scenario energetico segnato da crescente volatilità e tensioni geopolitiche il sistema italiano ha saputo dimostrare una significativa capacità di adattamento, reagendo con flessibilità e resilienza grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti e a un’infrastruttura altamente interconnessa. La quale ha permesso di garantire le forniture necessarie e soddisfare la domanda di gas, che a giugno ha segnato un +3% rispetto allo stesso mese del 2025.

In buona sostanza, la prova è stata ampiamente superata. E non è dunque una forzatura definire oggi l’Italia il vero gateway energetico del Mediterraneo. D’altronde, quando si parla di sicurezza energetica si tende spesso a concentrarsi solo sulla disponibilità della materia prima. In realtà, per un Paese come l’Italia in cui la produzione nazionale incide in maniera molto marginale sul mix degli approvvigionamenti, la sicurezza dipende anche dalla capacità di poter ricevere il gas da rotte diverse, trasportarlo dove serve, stoccarlo nei periodi di minore consumo, rigassificarlo quando arriva via mare e gestirne i flussi in tempo reale. Ed è proprio in questo contesto che le infrastrutture del gas assumono un valore strategico e di sicurezza per l’Italia e per l’Europa.

Oggi, infatti, l’Italia può contare su una rete di approvvigionamento tra le più diversificate d’Europa, con dieci punti di ingresso equamente distribuiti tra metanodotti via terra e rigassificatori che accolgono le navi di Gnl, fattore che rende il Paese uno snodo fondamentale anche per il transito del gas verso i Paesi del centro e dell’est Europa. Un sistema interconnesso di infrastrutture che garantisce una gestione flessibile dell’approvvigionamento gas e la continuità dei flussi, in relazione alle esigenze e alle dinamiche di bilanciamento fisico, infrastrutturale e commerciale. Con oltre 33 mila chilometri di rete, 13 siti di stoccaggio (pari a circa un sesto della capacità europea), e cinque terminali di rigassificazione, gli asset che fanno capo a Snam rappresentano uno tra i più strategici sistemi energetici europei. La società guidata da Agostino Scornajenchireduce da conti semestrali decisamente buoni, puó far leva su una rete interconnessa che presidia i principali corridoi energetici verso l’Europa.

In primis il ruolo centrale del sistema di gasdotti gestito da SeaCorridor (società a governance paritetica Eni e Snam) attraverso Ttpc e Tmpc, ormai ampiamente riconosciuto, essendo diventato a partire dalla crisi russo-ucraina, la principale direttrice di approvvigionamento via pipeline per l’Italia, con una quota passata da circa il 15% della domanda nazionale prima della guerra a oltre il 35% negli anni successivi. I flussi transitati attraverso tale infrastruttura contribuiscono pertanto non solo alla sicurezza energetica italiana, ma anche alla circolazione transfrontaliera del gas e alla progressiva integrazione del mercato energetico europeo, rafforzando il ruolo dell’Italia quale ponte naturale tra il Nord Africa e l’Europa.

Andando più a Nord, in Austria, la partecipazione di Snam in Tag e Gas Connect assicura il collegamento con i mercati dell’Europa centrale e con la Germania contribuendo alla circolazione transfrontaliera dei flussi e alla crescente integrazione del sistema energetico continentale. A partire dall’inizio della crisi energetica del 2022 a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina, l’Italia, grazie agli investimenti nel cosiddetto reverse-flow, ha, infatti, rafforzato il suo ruolo strategico di snodo per la sicurezza energetica europea utilizzando in senso opposto il gasdotto che storicamente trasportava gas russo al valico di Tarvisio.

Andando verso est, ecco il Tap, il gasdotto che consente al gas azero di arrivare in Italia attraversando Grecia e Albania e il cui contributo, fin dalla sua entrata in esercizio, è stato determinante grazie a flussi costanti, attestandosi a terza fonte di approvvigionamento (16%) nel 2025. Nei giorni scorsi sono stati raggiunti due importanti traguardi: 60 miliardi di metri cubi consegnati all’Europa di cui 50 all’Italia ad ulteriore garanzia nel contributo alla resilienza energetica del continente. Parte integrante del Corridoio Meridionale del Gas, da oltre cinque anni Tap, in cui Snam è socio al 20% del consorzio nonché partner industriale, trasporta gas naturale proveniente dal bacino del Mar Caspio verso i mercati di Grecia, Bulgaria e Italia, dove occupa stabilmente la seconda posizione per volumi di gas trasportati via metanodotto, contribuendo alla diversificazione sia delle rotte che delle fonti di approvvigionamento e sostenendo la sicurezza energetica dell’intera regione.

Infine, la trasformazione energetica della Grecia da mercato periferico a porta d’ingresso per il Gnl destinato all’Europa sud-orientale e centrale ha visto triplicare le esportazioni negli ultimi sei mesi. Il ruolo di Desfa, il gestore greco della rete di trasporto del gas, società di cui Snam detiene il co-controllo, assume un valore fondamentale in questo processo di consolidamento strategico dell’area, attraverso la valorizzazione congiunta dei terminali di rigassificazione di Revithoussa e Alexandroupolis, ma anche attraverso gli investimenti di potenziamento che Desfa stessa sta portando avanti per eliminare i colli di bottiglia ed aumentare la connettività con i paesi limitrofi.

Ultimo, ma non per questo meno fondamentale, il capitolo stoccaggi, che per l’Italia rappresenta un’autentica cintura di sicurezza. Ma anche per l’Europa, dal momento che per capienza le scorte nazionali rappresentano un sesto delle riserve dell’intera Unione, senza considerare che l’Italia, nella scia delle aste chiuse positivamente ad aprile, ha già raggiunto il 75% del livello di riempimento e in termini assoluti ed è oggi il primo in Europa per volumi di gas stoccato. Questo perché al di là della dimensione tecnica degli stoccaggi, il sistema italiano è stato in grado di disegnare un sistema regolatorio più robusto che facilita il riempimento degli stoccaggi stessi. Non si può dire lo stesso per la media continentale, ferma a poco sopra il 56%, con la Germania, primo Paese europeo per consumi di metano, che da poco ha raggiunto il 46%. Stoccaggi che restano una condizione necessaria ma comunque non sufficiente per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti per far fronte al periodo invernale e ai picchi di domanda: contano allo stesso modo la continuità delle forniture, la capacità di rigassificazione e la flessibilità della rete che deve poter contare su un’efficace strategia di diversificazione delle rotte di approvvigionamento.

Per concludere, la complessità dello scenario internazionale, del resto, è tale da esigere, da parte di tutti i Paesi membri, l’adozione di un approccio olistico alla sicurezza energetica, capace di accrescere la sovranità del Paese, consolidando spazio d’azione e potere negoziale nelle relazioni internazionali. In questo quadro, le infrastrutture gas italiane, e il fatto che siano in capo a un unico operatore, un caso raro in Europa, si confermano come elementi abilitanti per il sistema economico, in quanto ossatura del sistema energetico e leva fondamentale per garantire continuità, flessibilità e sicurezza degli approvvigionamenti, favorendo al contempo l’integrazione energetica, un concetto sostenuto per primo proprio da Scornajenchi, tra vettori, tecnologie e fonti che rappresenta oggi il principale driver di sviluppo dell’intero sistema, nonché una condizione essenziale per accompagnare un percorso di decarbonizzazione efficace e sostenibile, capace di tutelare la competitività industriale del Paese.


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