Non verrà mai resa pubblica, ma dopo la riunione di martedì tra governo e aziende qualcosa trapela. Anzitutto, i modelli aperti saranno esentati dai controlli del governo. Sotto osservazione finiranno quelli più all’avanguardia, che rappresentano un rischio per la sicurezza nazionale. Ma diversi dettagli sono ancora poco chiari
Chi si aspettava chiarezza, rimarrà deluso. La Casa Bianca non renderà pubblici i dettagli del quadro normativo pensato con cui testerà l’affidabilità dei modelli di intelligenza artificiale. La riunione di martedì, a cui hanno preso parte anche alcune aziende tecnologiche di spicco come Anthropic, OpenAI, Microsoft, Meta, Google e Nvidia, serviva per condividere l’ultima bozza anche con i partner, ma il governo sembra aver già deciso. Nel vertice è stato sottolineato che i modelli di frontiera soggetti alla legge saranno solo quelli a codice chiuso, con capacità all’avanguardia tali da comportare rischi per la sicurezza nazionale. Tuttavia, non è stato chiarito cosa si intenda per avanguardia né tantomeno viene quantificato un pericolo per la nazione. Inoltre, da quanto trapela, a essere soggetti ai controlli del governo saranno solamente alcuni modelli, mentre altri saranno esentati. E questa è sicuramente un elemento di grande novità.
A finire sotto osservazione saranno come scritto quelli chiusi, ovvero quei modelli che non pubblicano il codice sorgente. Per essere pratici: sono i modelli rilasciati dai vari OpenAI (che, come scherzano alcuni osservatori, di “open” ha ben poco) o Anthropic. Per il momento invece saranno esclusi i modelli open-source e open-weight, accessibili a tutti. A scriverlo è Axios, primo a dare la notizia. Ma vista la velocità con cui si evolve il settore, potrebbero esserci ripensamenti. Specie perché la maggior parte dei modelli aperti viene realizzata in Cina, che punta su questi sistemi per mostrarsi come un leader tecnologico affidabile e responsabile. Siccome l’America pensa l’esatto opposto, non è da escludere che alla fine anche questi modelli vengano inclusi nel quadro normaltivo. Rimangono però dei problemi. Anzitutto, su come gli americani pensino di regolamentare una tecnologia straniera. Detto ciò, è certo che Pechino farà di tutto pur di impedirlo.
Anche il tema della volontà delle aziende, libere di scegliere se farsi controllare o meno, rimane tutt’altro che esaurito. Sarebbero stati stabiliti 30 giorni per la revisione dei nuovi modelli da parte del governo e il suggerimento è di presentare quelli più aderenti alla versione definitiva. Tuttavia, non sarà un ufficio specifico ad occuparsi del controllo, quanto invece una serie di funzionari. “Questo accordo volontario promuove la strategia di cybersicurezza ‘America First’ dell’amministrazione Trump, rafforzando la nostra sicurezza nazionale e consolidando il primato americano nell’intelligenza artificiale”, spiegano dalla Casa Bianca. “Le aziende che scelgono di collaborare con l’amministrazione attraverso questo accordo mettono al primo posto l’innovazione, la sicurezza e la difesa informatica americana”.
Quanto emerge non tranquillizza gli scettici. I punti di domanda sono ancora tanti. La legge quadro è la sforzo più ingente da parte del governo americano per provare a regolare il settore tecnologico, privilegiando la sicurezza nazionale senza però frenare lo sviluppo. Eppure, c’è chi crede che così facendo si facilita la vita alla Cina.
















