“La crisi in Ucraina? Ci sono segnali concreti: positiva l’apertura di Kyiv ad un trilaterale al prossimo G20. Le critiche all’Onu? Senza alcune istituzioni non si va da nessuna parte. L’Italia? Ha un ruolo dipomatico nei tavoli di pace”. Conversazione con il deputato di FdI, Giangiacomo Calovini appena rientrato dall’assemblea dell’Onu
“Non compete certo a me rispondere a chi ha sottolineato l’assenza della premier. Ma osservo che l’Italia sta facendo, come sempre, molto bene in politica internazionale, siamo un Paese e un governo apprezzato da tutti e ci viene riconosciuto in questi contesti. E siamo comunque il Paese che nelle scorse settimane ha ospitato i colloqui tra Israele e Libano. Significa che anche qui nel Palazzo di Vetro questo status è considerato”. Lo dice a Formiche.net il deputato di Fratelli d’Italia Giangiacomo Calovini, componente della commissione esteri della Camera e della delegazione italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato, impegnato in questi giorni a New York ai lavori dell’Assemblea Generale dell’Onu. Folta la delegazione governativa italiana con Tajani, Cirielli, Tripodi e appunto i componenti della commissione esteri.
I fronti: Ucraina, Libano e Iran
Ci sono stati dei buoni incontri bilaterali, racconta, tra cui quello del titolare della Farnesina con l’omologo iraniano, inoltre i componenti della commissione hanno preso parte ad una serie di vertici per discutere di Medio Oriente per parlare di Libano e di Iran. “Tutto è stato molto condizionato dall’intervento di Donald Trump, in cui ha sottolineato giustamente il numero inaccettabile dei morti tra entrambi i fronti: è la prima volta che viene dato un numero così preciso. Nell’occasione ha voluto ribadire come tali numeri ormai siano inaccettabili e devo dire che ho percepito, parlando anche con i nostri diplomatici, che ci sia veramente la volontà di arrivare ad una conclusione del conflitto in Ucraina. L’apertura poi anche dello stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky nei confronti della possibilità di un vertice trilaterale a margine del prossimo G20 è un altro segnale incoraggiante”.
Di gesti ce ne sono stati anche in passato, cosa potrebbe cambiare ora? Secondo Calovini, stavolta pare che siano “segnali concreti” di una volontà di una conclusione di un conflitto che non giova più assolutamente a nessuno. “Noi non dimentichiamo ovviamente chi è l’aggredito e chi è l’aggressore. Penso che l’Italia e l’Europa abbiano fatto bene a mantenere la posizione costante degli ultimi quattro anni, però un altrettanto dato di fatto è che adesso l’Italia, insieme agli altri Paesi, deve cercare di trovare una soluzione concreta per arrivare ad una pace giusta e duratura, come abbiamo sempre chiesto”.
Si apra alla diplomazia
Al contempo, il discorso del presidente iraniano è stato molto duro: che cosa potrà portare come conseguenza nell’immediato? “Personalmente in tali contesti cerco sempre di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, già le notizie sono sempre complicate e faccio un passo indietro. Io ho ascoltato ogni singola parola dell’intervento di Trump, che utilizza sempre il suo classico metodo del bastone e della carota”. Il riferimento è ai difetti dell’Onu e “sono io il primo a essere critico nei confronti del Palazzo di Vetro su tantissime cose, poi però nel suo intervento il presidente americano ha confermato di credere nelle Nazioni Unite, per questa ragione è stato presente all’assemblea, assieme agli altri leader, al fine di individuare le migliori soluzioni, quindi ha lanciato comunque un segnale positivo”. Quanto all’intervento del presidente iraniano, è stato “duro nella prima parte contro gli Stati Uniti, con la comunicazione ad effetto di mostrare i bambini uccisi durante i bombardamenti, in secondo luogo ha lasciato trapelare una possibilità di pace e di negoziazione”.
Il ruolo italiano
In tale contesto, quale potrà essere il ruolo italiano? Calovini parte da una premessa: “L’Italia ha un ruolo diplomatico nei tavoli di pace. Noi ci siamo, tant’è che il Qatar avrebbe rilanciato in queste ore la possibile negoziazione. Dico questo perché è chiaro che il conflitto in Medio Oriente è devastante, innanzitutto per una motivazione umanitaria e anche per un tema geoeconomico”. Il suo riferimento è a prezzi dell’energia alle stelle, al traffico delle merci molto difficile da garantire, “quindi esiste una maggiore attenzione anche su questo punto, per cui noi cerchiamo di vedere positivamente queste aperture e auspichiamo che alcuni Paesi come il Qatar facciano del loro meglio, devo dire che l’Italia anche su questo fronte è ben presente. Noi siamo comunque un Paese che ha mantenuto l’ambasciata aperta a Teheran. Siamo il Paese che nelle scorse settimane ha ospitato i colloqui tra Israele e Libano proprio per comprendere come affrontare la fine della della missione Unifil”. Un elemento, quello libanese, che è sinonimo di intreccio, in quanto è “un tassello del puzzle mediorientale su cui, prima o poi, dovremo cercare di arrivare a una conclusione duratura”.
Cina e Usa
Condivide l’idea che in questa partita l’Iran abbia un’arma segreta, ovvero il sostegno cinese? E quanto può incidere questo nel dibattito quotidiano di oggi con il nucleare, anche nella diversificazione dell’approvvigionamento energetico? “Fino ad oggi sono stato molto critico nei confronti della Cina. Bene ha fatto il Governo italiano a uscire dalla Via della Seta a inizio legislatura. Bene altrettanto fa il governo italiano a mantenere un dialogo con la Cina, perché oggi la Cina è un colosso dal punto di vista demografico, economico e anche militare. Far finta che non esista sarebbe illusorio, quindi bisogna mantenere un dialogo sapendo perfettamente che è comunque un competitor. Questo è un dato di fatto e credo che faccia anche abbastanza bene Trump a incontrare Xi. Poi al di là delle polemiche sul modo dell’incontro, sull’accoglienza a bordo pista, penso che questi sono aspetti secondari, mentre ritengo che se Washington decide di interloquire con Pechino in questa fase delicata su tanti scenari, può solo che essere positivo anche sul fronte del Medio Oriente, dove come lei dice, è innegabile il legame tra Pechino e Teheran”.
La crisi energetica e il racconto della politica
L’energia è un macro-tema che condizionerà il dibattito politico anche nei prossimi mesi: come approcciarlo nel merito e nell’interesse di cittadini e imprese? “Bisogna sempre spiegare che non è un tema italiano – aggiunge Calovini – Quando ascolto qualche rappresentante dell’opposizione chiedersi perché noi abbiamo i prezzi così alti di benzina e gasolio rispondo che il tema energetico è una sfida anzitutto europea. Va riconosciuto che la Spagna ha un prezzo energetico più basso, perché negli anni scorsi ha fatto delle scelte che in Italia qualcuno non ci ha permesso di fare, a partire dal nucleare fino ai rigassificatori. Non dimentichiamo che fino a qualche tempo il M5S voleva portare avanti una politica di diversificazione energetica. Sappiamo che non è una cosa che si ottiene nel giro di pochi mesi, però è una strada doverosa da percorrere per arrivare prima o poi ad un abbassamento dei costi e soprattutto a non essere più dipendente da altri Paesi, come lo si è stati troppo negli anni scorsi”.
E quanto al nucleare? Da queste colonne, Carlo Pelanda ha chiesto di anticipare il nucleare di nuova generazione a prima del 2030: “Noi abbiamo tutti gli strumenti per farlo, non sono un ingegnere nucleare ma auspico comunque che si possano accelerare i tempi e che soprattutto ci sia una convergenza da parte del sistema-Paese, ovvero le istituzioni, la politica, il mondo imprenditoriale, i big dell’energia e perché no anche gli investitori stranieri. Se tutti questi soggetti si siederanno a un tavolo e comprenderanno che occorre una convergenza di intenzioni, solo a quel punto si potrebbe cercare di ottenere qualcosa il prima possibile. Anche questo ovviamente a beneficio di imprese e di famiglie che purtroppo, come sappiamo tutti, pagano a caro prezzo l’energia”.
Quale Onu per il futuro?
Quanto al tema legato alla riforma delle Nazioni Unite, precisa: “Noi siamo i primi ad essere stati molto critici nei confronti dell’Onu, sottolineando come tante volte si è rivelato un gigante dai piedi d’argilla, in virtù di costi spropositati e risultati magari sottodimensionati. Però come Governo italiano crediamo che in un momento delicato come questo, investire politicamente nei confronti di un’organizzazione sovranazionale sia comunque meglio e utile piuttosto che non farlo”.
Infine a chi sottolinea oggi l’assenza di Giorgia Meloni, che alle precedenti assemblee è sempre stata presente, Calovini ricorda che la presenza italiana è stata di massimo livello, con il vicepremier e ministro degli esteri, il viceministro Cirielli, il sottosegretario Tripodi, il presidente della Commissione esteri/difesa del Senato Gasparri, con deputati e parlamentari di maggioranza di opposizione. “Quindi il messaggio che l’Italia non fosse presente all’assemblea dell’Onu è assolutamente un messaggio privo di fondamento”, conclude.




I fronti: Ucraina, Libano e Iran


