“L’intesa rafforza la funzione dell’Italia come cerniera tra Stati Uniti, Unione europea, Mediterraneo e Africa. Ma Roma deve presentarsi con una strategia e obiettivi industriali precisi. L’allineamento politico non basta: in cambio della partecipazione italiana alla nuova architettura tecnologica occidentale servono accesso ai progetti, contratti di acquisto, investimenti e trasferimento di competenze. Il rapporto sarà davvero più solido e paritario soltanto se l’Italia passerà dal ruolo di cliente a quello di coprotagonista industriale”. Conversazione con il consigliere del ministro della Difesa, Gianclaudio Torlizzi
Contrastare l’egemonia cinese. Questo l’obiettivo dell’accordo raggiunto tra Italia e Stati Uniti sui minerali critici, che è stato siglato a New York a margine dell’Assemblea dell’Onu. Prende il nome di Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel settore dei minerali critici, firmato dal segretario di Stato degli Usa, Marco Rubio e dal ministro degli esteri Antonio Tajani. “Per una seconda potenza industriale europea qual’è l’Italia il prezzo delle materie prime è fondamentale – ha spiegato il vicepremier -. Oggi c’è chiaramente un’egemonia da parte della Cina, dobbiamo creare un mercato alternativo per rendere più competitivi i nostri prodotti. Da qui l’accordo con gli Stati Uniti, così come lo abbiamo fatto con l’Argentina 10 giorni fa firmando un’altra intesa. Continuiamo ad andare avanti per sostenere la nostra politica industriale”.
Come è noto, dal luglio 2026 l’Italia è ufficialmente entrata nella Pax Silica, letteralmente “Pace del Silicio”, elemento indispensabile per realizzare i microchip: si tratta della mossa ideata dal dal Dipartimento di Stato americano per i partner commerciali più vicini a proposito di minerali critici, al fine di salvagiardare le catene di approvvigionamento. La firma italiana sulla pax è stata apposta a Brindisi.
Quali vantaggi per l’Italia
“Il vantaggio per l’Italia è rilevante – spiega a Formiche.net Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity e Consigliere del ministro della Difesa – ma a una condizione: che il Memorandum non resti un esercizio diplomatico e venga trasformato in progetti, contratti di acquisto e investimenti. L’Italia è la seconda manifattura europea, ma dispone di una base mineraria insufficiente rispetto al fabbisogno della propria industria. Siamo quindi nella posizione più scomoda: trasformiamo molte materie prime, ma non ne controlliamo né l’estrazione né, spesso, la raffinazione”. E aggiunge: “L’intesa con Washington offre la possibilità di entrare in una rete di approvvigionamento costruita con Paesi affidabili, riducendo l’esposizione a interruzioni, restrizioni alle esportazioni e ricatti geopolitici. Il gruppo di lavoro tecnico previsto dal Memorandum potrà favorire lo scambio di informazioni e mobilitare risorse pubbliche e private nell’estrazione, nella trasformazione e nel riciclo, terreno sul quale l’Italia possiede competenze importanti. Il vero salto di qualità sarebbe consentire alle aziende italiane di partecipare direttamente a progetti minerari e di raffinazione all’estero, assicurandosi quote della produzione attraverso contratti di acquisto di lungo periodo. Sace potrebbe garantire questi contratti, mentre Cassa Depositi e Prestiti potrebbero finanziare i progetti o intervenire nel capitale insieme alle imprese. In questo modo la politica estera verrebbe finalmente collegata alla politica industriale”.
Per cui “è importante anche la collaborazione sui meccanismi di formazione dei prezzi. Molti progetti occidentali non partono perché devono competere con produzioni sostenute dallo Stato cinese e immesse sul mercato a prezzi capaci di scoraggiare nuovi investimenti. Costruire prezzi più trasparenti e condizioni economiche sostenibili significa rendere finanziabili miniere e impianti alternativi. Il vantaggio, dunque, non consiste semplicemente nell’acquistare minerali dagli Stati Uniti, ma nel collocare l’industria italiana dentro la nuova architettura occidentale delle materie prime”.
Gli intrecci e le relazioni commerciali
Come si intreccia il tutto con la sicurezza delle catene di approvvigionamento, anche nel quadro dell’iniziativa anti-Cina denominata “Pax Silica”? Secondo Torlizzi la sicurezza delle catene di approvvigionamento non significa comprare la stessa materia prima da un Paese diverso. “Significa presidiare i passaggi decisivi: estrazione, raffinazione, trasformazione, riciclo, logistica, finanziamento e contratti di acquisto. Per anni l’Occidente ha guardato soltanto al prezzo finale, trasferendo in Cina interi segmenti industriali. Pechino ha così costruito posizioni dominanti soprattutto nelle fasi intermedie della lavorazione, quelle capaci di bloccare una catena produttiva.
Il Memorandum tra Italia e Stati Uniti costituisce il segmento a monte di una strategia più ampia. “Pax Silica” punta a creare, tra Paesi alleati, una catena integrata che parte dall’energia e dai minerali critici e arriva ai semiconduttori, alle infrastrutture digitali, alla manifattura avanzata e all’intelligenza artificiale. È un’iniziativa anti-Cina nella sostanza, perché nasce dalla necessità di ridurre la dipendenza da un Paese che ha già utilizzato il controllo delle materie prime come strumento di pressione geopolitica”.
E precisa: “L’intreccio è evidente: senza gallio, germanio, grafite, terre rare e altri materiali strategici non esistono semiconduttori, centri di elaborazione dati, reti elettriche o sistemi di difesa. La sicurezza informatica protegge dati e reti; la sicurezza mineraria protegge la base fisica sulla quale vengono costruite. Separare i due piani sarebbe un errore. Per rendere credibile la strategia occorrono scorte, fornitori alternativi, capacità di raffinazione, accordi di lungo periodo e strumenti finanziari capaci di difendere i nuovi impianti dalla concorrenza cinese basata sul prezzo. Tutto ciò avrà un costo, ma la resilienza è un premio assicurativo contro l’arresto della produzione. L’Italia deve evitare di partecipare a Pax Silica soltanto come acquirente di tecnologia americana. Deve candidarsi come piattaforma europea per il riciclo, la trasformazione dei materiali e le tecnologie industriali. Altrimenti sostituiremo una dipendenza con un’altra, senza ricostruire capacità produttiva nazionale”.
Roma e Washington sempre più legate
I minerali critici e le terre rare, basilari per lo sviluppo di tecnologie strategiche, sono un pezzo della collaborazione storica tra Italia e Stati Uniti su AI, semiconduttori e cybersicurezza. Il rapporto tra Roma e Washington, dunque, come ne esce rafforzato? Per Torlizzi il rapporto tra Roma e Washington ne esce rafforzato perché si estende dal terreno politico e militare a quello, ormai decisivo, della sicurezza economica e industriale. “Oggi un’alleanza si misura anche sulla capacità di garantire insieme materie prime, semiconduttori, infrastrutture digitali e tecnologie sensibili. Il Memorandum aggiunge così una base materiale alla collaborazione su intelligenza artificiale, microelettronica e sicurezza informatica. Non esiste sovranità tecnologica senza sicurezza degli approvvigionamenti. L’intelligenza artificiale dipende dai centri di elaborazione dati; questi dipendono dai semiconduttori e dalle reti elettriche; tutti, a loro volta, dipendono dalla disponibilità di minerali critici e terre rare. Con il Memorandum e l’adesione a Pax Silica, Roma e Washington riconoscono questa continuità tra materia prima, capacità industriale e tecnologia finale. Per l’Italia si apre la possibilità di essere considerata non soltanto un alleato politico o un mercato per le tecnologie statunitensi, ma un partner industriale. Il nostro Paese può offrire competenze nell’impiantistica, nel riciclo, nella trasformazione dei materiali, nell’elettronica e nella cybersicurezza. Gli Stati Uniti possono offrire accesso a una rete più ampia di progetti, capitali, tecnologie e Paesi produttori. Il gruppo di lavoro bilaterale potrà dare continuità operativa al rapporto”.
E conclude: “L’intesa rafforza inoltre la funzione dell’Italia come cerniera tra Stati Uniti, Unione europea, Mediterraneo e Africa. Ma Roma deve presentarsi con una strategia e obiettivi industriali precisi. L’allineamento politico non basta: in cambio della partecipazione italiana alla nuova architettura tecnologica occidentale servono accesso ai progetti, contratti di acquisto, investimenti e trasferimento di competenze. Il rapporto sarà davvero più solido e paritario soltanto se l’Italia passerà dal ruolo di cliente a quello di coprotagonista industriale. Le alleanze durano quando producono capacità condivise, non quando si limitano a dichiarazioni di principio”.







