In Russia si chiude una tornata elettorale senza sorprese, con Edinaia Rossiia saldamente in testa e un’opposizione solo di nome. Un risultato che rafforza le capacità del Cremlino rispetto alla sua preoccupazione principale, ovvero il conflitto in Ucraina
Anche se i risultati definitivi degli scrutini devono ancora arrivare, appare oramai chiaro quale sia l’esito delle elezioni per il rinnovamento della Duma, la camera bassa del parlamento della Federazione Russa. Ovvero l’esito che tutti si aspettavano.
Edinaia Rossiia, il partito del presidente Vladimir Putin, si assesta solidamente come vincitore del voto, con il 57,86% di consensi raccolti secondo gli ultimi aggiornamenti. Seguono vari partiti con risultati decisamente minori, ma in grado di garantire loro dei seggi alla Duma. Il Partito comunista della Federazione Russa (Kprf) guidato da Gennadij Zjuganov, erede del Pcus e principale forza della cosiddetta “opposizione sistemica”, si attesta al 13,84%. Segue il Partito liberal-democratico (Ldpr), formazione ultranazionalista fondata da Vladimir Žirinovskij e oggi guidata da Leonid Slutskij, che ottiene l’8,9%. Al terzo posto tra le forze minori c’è Novye Lyudi (Nuova Gente), partito nato nel 2020 su iniziativa dell’imprenditore Aleksej Nečaev, con un profilo moderato e orientato al ceto medio urbano e al mondo delle imprese, al 7,94%. Chiude Russia Giusta – Per la Verità, partito di centro-sinistra di ispirazione socialdemocratica e patriottica guidato da Sergej Mironov, fermo al 4,95%, cioè appena sotto la soglia del 5% necessaria per accedere alla ripartizione proporzionale, il che lascerebbe al partito soltanto gli eventuali seggi conquistati nei collegi uninominali.
Difficile pensare che i risultati di questa tornata elettorale, in cui il 57% dei cittadini della Federazione Russa avrebbe espresso le sue preferenze, rappresentino in modo trasparente le effettive intenzioni di voto del Paese, che nonostante lo svolgimento di questi “rituali democratici” di facciata è generalmente considerato uno Stato guidato da un regime illiberale, che non si esime certo dall’influenzare il voto e dal “ritoccare” i dati per ottenere un risultato consono alle necessità del Cremlino.
Per questo è sufficiente un rapido sguardo a chi entrerà a far parte della Duma fornisce un’idea chiara sulla situazione: nonostante le differenze nei programmi e nelle posizioni, tutte le formazioni politiche menzionate poche righe sopra sono note per votare generalmente in conformità con il partito di Putin, non ostacolando affatto le politiche promosse dal Presidente.
Una dinamica che appare ancora più evidente se si guarda a chi, invece, alla competizione elettorale non ha potuto partecipare. A poche settimane dal voto, la piattaforma di ispirazione liberale Iabloko (parola russa per “Mela”) è stata infatti esclusa dalla tornata di consultazioni parlamentare dalla Corte Suprema, ufficialmente per violazioni delle norme sul copyright e sul finanziamento elettorale. Eppure, secondo alcuni (si scrive alcuni, ma si legge molti) il vero motivo dietro al diniego di partecipare alla tornata elettorale è legato al fatto che Iabloko fosse l’unico partito con una posizione di critica netta verso il conflitto in Ucraina, un tema su cui il regime putiniano non è disposto a scendere a compromessi poiché lo considera una questione di carattere esistenziale per la propria sopravvivenza.
Tutti questi segnali potrebbero essere stati studiati “a tavolino” per mostrare come il popolo russo abbia voluto dare i pieni poteri al Cremlino sulla conduzione della fu Operazione Militare Speciale. Una sorta di “gioco comunicativo” in previsione di un’ulteriore mobilitazione (per ora già smentita dallo stesso Putin), o forse qualcosa di più? Difficile saperlo ora. Ma già nei toni usati da Putin per commentare l’ondata di droni ucraini che ha colpito Mosca nella notte tra sabato e domenica si capisce che l’intenzione di Mosca non è affatto quella di lasciare, ma casomai di raddoppiare. Un fattore che i vari fautori del negoziato, soprattutto negli Stati Uniti, non possono ignorare.
















