Una politica quella attuata dall’esecutivo che è l’essenza stessa del liberalismo solidale, punto cardine dell’identità culturale di tutto il centrodestra italiano, nel quale cioè l’autonomia economica individuale si salda organicamente con la tutela della famiglia, della comunità e della coesione sociale, non distruggendo ma legittimando democraticamente il valore dello Stato, del governo nazionale, dell’Ue. Il commento di Benedetto Ippolito
La decisione del 16 settembre di approvare l’esenzione dal bollo auto a decorrere dal 2027 segna un passaggio politico di fondamentale importanza nell’agenda dell’esecutivo per questo ultimo anno scarzo di legislatura. Definita dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni come la cancellazione di “una delle tasse più odiate dagli italiani”, la misura – sostenuta specialmente da Forza Italia e dal vicepremier Antonio Tajani – aspira a diventare una scelta strutturale e permanente nella prossima legge di bilancio.
È finalmente l’attuazione di una linea politica liberale che, opportunamente intrapresa proprio con la spettacolare cancellazione di questo tributo storicamente percepito come penalizzante e antipatico dai cittadini, essendo un’imposta patrimoniale sulla proprietà, pone le basi per un disegno economico organico volto a defiscalizzare tutto il tessuto produttivo nazionale. Liberare, in altri termini, i beni mobili e i patrimoni stabili degli italiani da balzelli anacronistici consente effettivamente di dare ossigeno alle imprese e ai professionisti, favorendo la circolazione del capitale e gli investimenti produttivi di profitto e lavoro. Tale percorso trova la sua naturale esecuzione nella volontà di defiscalizzare il costo del lavoro nel suo complesso, abbattendo il cuneo fiscale per incrementare il potere d’acquisto reale delle famiglie, senza gravare sul sistema d’impresa, che in Italia è, quasi sempre, la stessa cosa.
In tale giusta direzione, occorre chiedersi: ha senso nella situazione odierna del nostro Paese proporre una linea liberale di politica economica tanto spinta? È possibile considerarne la finalità come un programma credibile complessivo e non soltanto come uno spot elettorale fine a se stesso?
Per trovare risposta alla questione, è indispensabile affrontare il tema dal punto di vista filosofico generale.
Sul piano teorico, infatti, vi è una costante distinzione culturale tra due sistemi opposti e contrari: da un lato, il modello socialista, fondato sul primato dello Stato, nei confronti del quale il cittadino deve tributi alla collettività per il solo fatto di possedere in proprio un bene; e, dall’altro, il modello liberale, ordinato a partire dal primato del cittadino e della persona sullo Stato, istituzione pubblica al suo servizio. Agli inizi della modernità è quanto ha separato la visione politica liberale di John Locke da quella radicale di Jean–Jacques Rousseau, ma è anche quanto ha definito il conservatorismo di Edmund Burke nei riguardi dell’atteggiamento rivoluzionario dei Giacobini.
La legittimità di procedere oggi ad un graduale cambio di paradigma deriva dalla necessità di difendere il risparmio dei cittadini in un contesto tanto grave di crisi economica, causata da inflazione e guerre, e positivamente dalla necessaria applicazione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, da sempre incentrata sul primato dell’uomo nei riguardi dello Stato, il cosiddetto principio di sussidiarietà, compendiato mirabilmente nell’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV.
La preminenza della persona umana, della sua consapevole libertà e autonomia, si attua d’altronde non in contrapposizione, ma attraverso il potenziamento sociale dell’autorità pubblica, in modo tale da non soffocare la libera iniziativa dei singoli e delle comunità intermedie con prelievi fiscali oppressivi, promuovendone invece l’implementazione produttiva e il disegno espansivo nella società. Ecco perché abbassare le imposte diventa un atto di equità sostanziale, opposto alla logica onerosa della ridistribuzione fiscale forzata, tipica del modello socialdemocratico, propugnata costantemente dalla sinistra. L’esenzione riconosciuta a un solo veicolo per persona fisica entro la soglia degli 80 kW (circa 109 CV) per vetture a benzina, diesel e ibride, unita all’azzeramento per tutti i motocicli, spalma infatti il beneficio su oltre 13-14,5 milioni di veicoli, pari a circa il 70% del parco circolante, con un costo stimato in circa 2,3 miliardi di euro coperto dal riassetto delle risorse e dai risparmi del Pnrr. In tal modo, la misura economica sostiene direttamente i ceti medi e popolari.
Questa politica, inaugurata in modo così emblematico con la cancellazione del bollo di auto e moto, esprime, a ben vedere, l’essenza stessa del liberalismo solidale, punto cardine dell’identità culturale di tutto il centrodestra italiano, nel quale cioè l’autonomia economica individuale si salda organicamente con la tutela della famiglia, della comunità e della coesione sociale, non distruggendo ma legittimando democraticamente il valore dello Stato, del Governo nazionale, dell’Ue..
Il collante della coalizione di maggioranza riposa proprio su questa idea liberale della politica economica, da non confondersi con modelli estremi, invece, selvaggiamente liberisti: non sono, infatti, l’individuo e il mercato contro lo Stato, ma è la persona e la sua vocazione comunitaria a costituirne il fondamento, in netta antitesi al proverbiale “tassa e spendi” proprio di tutte le sinistre, ispirato cioè alla logica oppressiva di uno Stato dirigista che deve modificare una presunta società naturale iniqua, portandola verso un’equità ideale dispendiosa soprattutto perché inesistente e coercitiva.
In fin dei conti, la prossima legge finanziaria 2027 rappresenterà il momento decisivo per rendere organico il rafforzamento della liquidità dei ceti medi, estendendo socialmente il diritto alla proprietà privata e difendendolo da ogni ingerenza patrimoniale eccessiva del potere pubblico. In questa prospettiva, la funzione dello Stato può essere ridefinita non più come quella di un tiranno supremo o di un esattore pervasivo, ma come la vera proprietà pubblica, espressione democratica della nazione, posta al servizio della libertà, del benessere e della felicità dei propri cittadini. In fin dei conti, si tratta del programma liberale sempre agognato da Silvio Berlusconi, non per caso fondatore del centrodestra italiano.







