La stazione colpita dall’incendio smista traffico internet dalla Polonia verso vari Paesi, Ucraina compresa. Anche se il sito è rimasto attivo, l’episodio mostra quanto satelliti e telecomunicazioni siano diventati nodi critici della sicurezza europea e del sostegno a Kyiv
Un incendio divampato in una stazione satellitare Starlink nella Polonia centrale è stato definito un possibile atto di sabotaggio dal governo di Varsavia, mentre cresce in Europa l’attenzione per le attività ibride attribuite alla Russia. L’incidente si è verificato nella notte di mercoledì a Wola Krobowska, nel voivodato della Masovia, presso una struttura statale che trasmette traffico internet attraverso la Polonia verso diversi Paesi, tra cui l’Ucraina. La stazione, che utilizza sistemi SpaceX per garantire la connettività tramite terminali Starlink, è rimasta operativa.
Il vice primo ministro polacco Krzysztof Gawkowski ha dichiarato che l’incendio sarebbe stato “deliberatamente progettato” per mettere fuori uso la struttura e interrompere l’accesso a internet di diverse istituzioni, comprese quelle legate alle forze armate ucraine. Secondo Gawkowski, sono numerosi gli elementi che suggeriscono un collegamento con quella che ha definito una “nuova dottrina russa di attacco”. L’indagine è tuttavia ancora in corso e non sono state presentate pubblicamente prove definitive di un coinvolgimento di Mosca. Il Cremlino non ha commentato l’episodio.
Anche il primo ministro Donald Tusk ha invitato alla cautela, sottolineando di non voler definire l’incendio un sabotaggio anziché un incidente senza avere una certezza completa. L’episodio si inserisce però in una fase di crescente attenzione polacca alle attività russe sul fianco orientale della Nato. Nella stessa giornata Varsavia ha denunciato una temporanea violazione del proprio spazio aereo da parte di un elicottero militare russo, costringendo l’aeronautica polacca a far decollare i propri caccia.
Il caso della stazione Starlink arriva inoltre mentre diversi Paesi europei segnalano un aumento delle attività di sabotaggio, cyberattacchi e altre operazioni attribuite a Mosca. Berlino ha recentemente accusato la Russia di essere dietro un tentativo di attacco con droni contro l’aeroporto di Lipsia/Halle, mentre la Francia ha annunciato un piano per rafforzare la protezione delle infrastrutture critiche e dei siti dell’industria della difesa.
A rafforzare l’attenzione sul tema è arrivata anche una nuova valutazione dell’intelligence danese, secondo cui nei prossimi mesi la Russia potrebbe intensificare la propria guerra ibrida contro i Paesi europei. Un attacco militare diretto contro uno Stato della Nato viene considerato ancora “altamente improbabile”, ma Copenaghen segnala un rischio, definito basso ma in crescita, di un’azione militare limitata contro un Paese dell’Alleanza. Contemporaneamente, Chisinau ha denunciato l’ingresso di quattro droni russi nello spazio aereo moldavo, con almeno uno che sarebbe esploso, mentre Bucarest ha riferito del ritrovamento di un drone precipitato sul territorio rumeno. Episodi che contribuiscono ad aumentare la pressione sui Paesi dell’Europa orientale, già alle prese con il rischio di incidenti e violazioni legati alla guerra.
L’incendio alla stazione Starlink va quindi letto all’interno di un contesto più ampio, nel quale infrastrutture satellitari, telecomunicazioni e altri nodi critici stanno assumendo un’importanza crescente per la sicurezza europea. Per Varsavia l’ipotesi di sabotaggio resta da verificare, ma l’episodio evidenzia la vulnerabilità di infrastrutture che svolgono un ruolo anche nel sostegno tecnologico e logistico all’Ucraina.







