Il confronto tra Peter Thiel e la Chiesa sull’intelligenza artificiale sembra destinato a restare più una provocazione culturale che un autentico dialogo. Ma il confronto tra Usa e Cina sull’AI potrebbe cambiare il quadro: non saranno solo le aziende a dettare le regole, perché la sicurezza impone un ruolo crescente degli Stati. E così, più che sfidare il Papa, Thiel potrebbe essere chiamato a confrontarsi con chi quelle regole dovrà scriverle. Il commento di Sisci
Sulle polemiche contro il papa su AI l’impressione è che Peter Thiel, grande patron di Palantir, l’industria leader dell’intelligenza artificiale della sicurezza, sia un provocatore culturale, non qualcuno realmente interessato ad avviare una discussione autentica con la Chiesa.
Vuole suscitare controversie che alla fine gli sono utili, gli fanno pubblicità. È l’opposto di ciò che la Chiesa desidera. Quindi, è possibile che la Chiesa non si lascerà coinvolgere. Ha cercato di fare qualcosa di simile con i suoi discorsi sull’Anticristo a Roma.
Non c’è stato alcun dibattito, non ha cercato teologi con opinioni diverse per confrontarsi e mettere alla prova le proprie tesi. Uomini di fede come Paolo Benanti, Antonio Spadato o Marcello Neri gli hanno risposto.
Lui a sua volta non ha risposto a loro, non ha parlato con loro, non ha cercato di convincerli o di farsi convincere, come sarebbe stato se davvero avesse cercato la verità con i suoi discorsi.
All’apparenza non ha voluto cercare un dialogo con la Chiesa. Voleva evidentemente che il mondo lo vedesse sfidare il Papa. Quasi voleva fare l’anti Papa.
Questo è un esercizio antico. In tanti lo hanno fatto per secoli, così probabilmente continueranno. Thiel si aggiunge a una lunga fila.
Ora c’è l’argomento dell’intelligenza artificiale più vicino al core business di Palantir. Però, la sua posizione, che lo IA non debba essere sottoposto a controlli, pare superata dagli eventi.
Se gli Usa e la Cina avvieranno un dialogo sull’Intelligenza Artificiale, come è stato concordato nell’ultimo vertice tra i presidenti americano e cinese Donald Trump e Xi Jinping, significa che la Cina accetterà una qualche forma di coinvolgimento in questo ambito.
Quindi si esce dal rischio di un controllo dell’evoluzione di IA in America a fronte di zero controlli in Cina, come paventato da Thiel.
Ma, forse cosa ancora più importante, se gli Stati Uniti e la Cina, in quanto Stati, parlano tra loro di IA, saranno alla fine i governi, non le aziende, a dettare le regole del gioco, e questo potrebbe cambiare le dinamiche interne agli USA riguardo al rapporto tra Stato e imprese.
Come ha detto il patron di Claude Dario Amodei davanti a Trump, l’America vuole vincere la corsa su IA ma farlo in maniera sicura. Ciò dovrà valere poi in particolare per un’azienda sensibile alla sicurezza nazionale come Palantir.
Essa si deve piegare alle necessità dello stato che serve non viceversa. Se fosse il contrario sarebbe tutta un’altra cosa.
Quindi alla luce di queste evoluzioni la posizione del Papa sembra quella giusta, di equilibrio. Del resto, la Chiesa non si è rivolta all’America e non alla Cina o viceversa. Ha lanciato un appello universale, poi sta agli uomini e i governi ascoltare.
Se Thiel non ha aperto un dialogo vero sul tema a lui tanto caro dell’anticristo, vuole farlo sull’IA? Forse a questo punto dovrebbe parlarne con il presidente degli Usa non con il Papa.
È una ipotesi.
Naturalmente se Thiel mi risponde a chiarisce forse potrò essere corretto. Altrimenti, sembra un modo moderno, certamente più sofisticato di attaccare il papa. Il tutto è utilissimo alla fine a dimostrare il prestigio del capo della Chiesa cattolica.







