Il Dipartimento della Guerra statunitense ha annunciato l’Autonomous Warfare Command (AutoWarCom), un nuovo comando dedicato ai sistemi autonomi e unmanned. AutoWarCom, operativo entro il 2027, si concentrerà su procurement, sperimentazione e impiego operativo di queste tecnologie, cercando di colmare il divario tra innovazione tecnologica e acquisizione militare. L’obiettivo è creare un ecosistema flessibile, capace di adattarsi rapidamente alle esigenze operative, spostando parte del potere decisionale verso una struttura più agile
Quando il segretario Pete Hegseth è arrivato a Quantico per presentare una nuova serie di iniziative del Department of War, ha portato con sé un messaggio che andava oltre i singoli programmi annunciati. Tra le sei iniziative presentate, una in particolare potrebbe avere conseguenze strutturali sul modo in cui gli Stati Uniti preparano e conducono le guerre future: la creazione dell’Autonomous Warfare Command, o “AutoWarCom”, un nuovo functional combatant command dedicato ai sistemi unmanned e autonomi. Ossia, un comando specifico per quelli che gergalmente vengono definiti “droni” – che siano aerei, marittimi, terrestri o umanoidi – e che sono protagonisti ormai di operazioni militari e conflitti, in un’era in cui la guerra continua a combattersi, ma nessun governo può rischiare i costi socio-politici delle perdite di vite umane dei propri soldati in battaglia.
Le altre iniziative aiutano a collocare il nuovo comando dentro un disegno più ampio: rafforzare la capacità del Department of War di generare, proteggere e sostenere la forza militare nel lungo periodo. America’s Corps of Cadets punta ad ampliare il bacino di formazione e reclutamento degli ufficiali attraverso nuove università. FORTRESS America è dedicata alla resilienza delle installazioni militari, alla produzione energetica indipendente e alla sicurezza delle supply chain critiche, dai semiconduttori alle terre rare. La New Great American Base si inserisce nella stessa logica infrastrutturale: sarà il risultato di una competizione tra Stati per ospitare una nuova grande installazione militare. Il Department of War istituirà inoltre un Office of Religious Affairs, mentre Project Meridian condurrà uno studio di 120 giorni sulle capacità necessarie per assicurare la superiorità tecnologica americana sul campo di battaglia di nuova generazione. Prese insieme, le iniziative sembrano quindi affrontare i diversi elementi che rendono possibile la potenza militare — personale, basi, energia, filiere industriali, coesione e tecnologia — mentre AutoWarCom dovrebbe intervenire sul modo in cui queste risorse vengono trasformate in capacità operative.
Un comando per la guerra autonoma
AutoWarCom non introduce semplicemente una nuova capacità, ma prova a cambiare l’organizzazione attraverso cui quella capacità viene sviluppata, acquistata, sperimentata e portata sul campo. È questo il punto di partenza per capire il nuovo comando e il ruolo che dovrebbe svolgere.
L’obiettivo indicato dal Department of War è rendere operativo AutoWarCom entro il primo ottobre 2027. Se il processo arriverà a compimento, sarebbe il primo nuovo combatant command americano dalla creazione dello US Space Command nel 2019.
Il percorso inizierà attraverso “Project Agincourt”, affidato all’attuale Direct Reporting Portfolio Manager for Unmanned Systems. Il progetto sarà guidato dal direttore della Defense Innovation Unit Owen West insieme al Navy SEAL Senior Chief Max Strasiser e avrà il compito di costruire il percorso istituzionale verso il nuovo comando.
La scelta del nome è indicativa. Agincourt rimanda alla battaglia del 1415 nella quale una forza inglese numericamente inferiore riuscì a sconfiggere l’esercito francese anche grazie all’impiego efficace dell’arco lungo inglese, il longbow. Il riferimento non riguarda quindi semplicemente una tecnologia superiore, ma il vantaggio che nasce dalla capacità di integrarla meglio nel modo di combattere. È precisamente il problema che AutoWarCom dovrebbe affrontare.
Il nuovo comando avrà infatti una missione che attraversa procurement, sperimentazione, dottrina e impiego operativo dei sistemi unmanned, autonomi e robotici, insieme alle tecnologie di intelligenza artificiale e command-and-control che ne permettono l’utilizzo. L’intenzione è inoltre quella di costruire percorsi professionali specifici per il personale militare impegnato in questo settore.
Il progetto è in costruzione. AutoWarCom non è ancora stato formalmente istituito attraverso l’approvazione presidenziale dello Unified Command Plan e alcune delle autorità previste per il nuovo comando potrebbero richiedere un passaggio congressuale. Ed è proprio la questione delle autorità a rendere l’esperimento particolarmente significativo.
Dal procurement alla “warfighting acquisition”
La rivoluzione dei sistemi unmanned ha esposto un problema che il Pentagono conosce da tempo: la crescente distanza tra la velocità dell’innovazione tecnologica e quella dell’acquisizione militare.
Un drone commerciale può essere modificato nel giro di settimane. Il software può essere aggiornato continuamente. Algoritmi, sensori, sistemi di navigazione e contromisure evolvono sulla base dell’esperienza operativa e delle reazioni dell’avversario. Un processo di procurement costruito intorno a requisiti definiti anni prima rischia invece di consegnare al combattente una tecnologia già superata quando arriva sul campo.
Project Agincourt parte da questo problema e propone un modello definito di “warfighting acquisition”: operatori e aziende inseriti nello stesso ciclo di sperimentazione, feedback e adattamento, con maggiore capacità decisionale e risorse più vicine alle unità operative.
Le competizioni avviate nell’ambito del Drone Dominance Program offrono già un’indicazione del modello. Decine di aziende vengono chiamate a sottoporre i propri sistemi a missioni realistiche; le prestazioni vengono confrontate e i vincitori possono ricevere ordini nel giro di settimane. Il risultato operativo diventa così parte del processo di acquisizione, anziché arrivare alla sua conclusione.
È una differenza apparentemente tecnica, ma sostanziale. Significa passare dalla ricerca della piattaforma destinata a rimanere in servizio per decenni alla costruzione di un ecosistema nel quale i sistemi possono essere acquistati, modificati, sostituiti e nuovamente messi in competizione con una frequenza molto maggiore.
Per l’industria della difesa, il messaggio è altrettanto chiaro. Il Pentagono cerca sistemi maturi, relativamente economici e disponibili rapidamente, ma soprattutto aziende capaci di modificarli altrettanto rapidamente sulla base dell’esperienza raccolta dalle forze sul campo.
Spostare il potere
La parte più interessante di AutoWarCom, tuttavia, potrebbe essere meno visibile dei droni che dovrà acquistare. Se istituito secondo il modello annunciato, il nuovo comando riceverebbe infatti capacità normalmente associate ai singoli Services, comprese autorità significative su personale, budget e acquisizione. In altre parole, il Department of War non starebbe soltanto creando un centro di competenza sull’autonomia, ma starebbe spostando parte del potere necessario a svilupparla verso una struttura direttamente legata alle esigenze operative.
È una scelta che riconosce implicitamente quanto sia difficile inserire tecnologie caratterizzate da cicli di sviluppo estremamente rapidi dentro architetture burocratiche costruite intorno a grandi programmi pluriennali.
La dimensione finanziaria mostra quanto la questione sia ormai centrale. La richiesta di bilancio FY2027 del Department of War comprende 53,6 miliardi di dollari per la Drone Dominance initiative e altri 20,6 miliardi per counter-drone e programmi collegati. L’autonomia non è più una nicchia sperimentale della modernizzazione militare americana. Ma la creazione di AutoWarCom suggerisce qualcosa di ulteriore: droni, robotica, AI e autonomous systems stanno diventando abbastanza importanti da richiedere non soltanto nuovi investimenti, ma nuove istituzioni.
Organizzare la velocità
Le guerre recenti hanno mostrato quanto rapidamente possa chiudersi il ciclo tra innovazione e contromisura. Un sistema efficace può produrre un vantaggio temporaneo; l’avversario osserva, sviluppa una risposta e costringe a un nuovo adattamento. Il valore militare della tecnologia dipende quindi sempre più dalla capacità di modificarla rapidamente, integrarla con altri sistemi e riportarla sul campo. AutoWarCom sembra costruito intorno a questa logica.
Consapevole della centralità che Washington attribuisce alla guerra autonoma, l’importanza del nuovo comando sta dunque nel tentativo di trasformare quella priorità tecnologica in una diversa architettura istituzionale. Creare un combatant command significa riconoscere che autonomous systems, AI e robotics non possono più essere trattati esclusivamente come capacità aggiuntive delle piattaforme tradizionali. E in effetti stanno diventando una componente trasversale della joint force e, progressivamente, del modo stesso in cui gli Stati pensano la guerra.
È anche ciò che rende AutoWarCom una scommessa. Le tecnologie possono evolvere rapidamente; le grandi organizzazioni militari molto meno. Concentrare autorità operative, risorse e capacità di acquisizione può ridurre questa distanza, ma potrebbe anche produrre sovrapposizioni con Army, Navy, Air Force e Marine Corps, aprendo questioni sulla distribuzione delle competenze e sul controllo delle risorse. Il passaggio attraverso lo Unified Command Plan e l’eventuale coinvolgimento del Congresso saranno quindi parte sostanziale, non procedurale, dell’esperimento.
Il punto, in definitiva, va oltre i droni. Il Pentagono infatti dispone già di programmi, finanziamenti e aziende impegnati nella guerra autonoma, ma quello che AutoWarCom prova a costruire è il meccanismo attraverso cui tecnologia, industria e combattenti possano adattarsi reciprocamente con la stessa rapidità con cui cambia il campo di battaglia. Se funzionerà, la novità più importante non sarà tanto l’istituzione di un altro comando nella complessa geografia burocratica della difesa americana, ma piuttosto sarà il tentativo di fare della velocità di adattamento una capacità militare in sé.
















