A quasi cent’anni dai Patti Lateranensi, la crisi della partecipazione elettorale e la nuova legge sul premierato potrebbero trasformare l’Italia in una democrazia a bassa rappresentanza. Uno scenario che riguarda anche il Vaticano, legato a doppio filo al destino politico di Roma. Il commento di Francesco Sisci
Nel 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, l’Italia raggiunse un accordo di convivenza reciproca con la Santa Sede, condividendo la sua capitale con la sede della più grande religione unitaria al mondo. Quindi legò, per molti versi, il suo destino a questa relazione molto speciale. Il governo di quasi mezzo secolo della Dc, in rapporto particolare e diretto con il soglio di Pietro, fu la prova plastica di ciò.
Poi negli ultimi decenni, con un moto che sta accelerando, i pontefici non italiani hanno guardato sempre di più al mondo e meno all’Italia. Ma ciò non significa che possano permettersi di essere indifferenti agli affari italiani. Se l’Italia va in una direzione “sbagliata”, diversa da quella che può interessare la Chiesa, vista la contiguità geografica, si crea un problema. La Chiesa deve interessarsi dell’Italia più di quanto vorrebbe, a scapito del mondo.
Ciò potrebbe accadere adesso.
La democrazia forse si sta giocando ai dadi, ecco alcuni numeri. A Reggio Calabria, per le elezioni al sindaco, ha votato il 23% degli aventi diritto. Alle prossime elezioni politiche, meno del 50% degli aventi diritto dovrebbe votare. Secondo la nuova legge elettorale, chi raggiunge il 42% dei voti ottiene una maggioranza assoluta e decisiva. Quindi, se si calcola il 42% in meno del 50% dei votanti, stiamo parlando di un 23% di italiani che deciderebbero il governo per i prossimi cinque anni. Qui poi la percentuale si riduce ulteriormente se si pensa che il partito leader della coalizione vincente ha un premio super, secondo la nuova legge elettorale. Cioè, il capo del governo potrebbe guidare un partito che raccoglie il 30% dei voti, e quindi il 15%, 14% o 13% del consenso totale del corpo elettorale.
Il prossimo Parlamento eleggerà anche il prossimo Presidente della Repubblica nel 2029. Chiunque vinca, destra o sinistra, sceglierà il suo presidente.
Con una maggioranza totale in Parlamento e il Presidente, il vincitore delle prossime elezioni, organizzate secondo la legge in approvazione al Parlamento, trasformerà nei fatti il sistema politico italiano in una democratura. Sarà un sistema simile e forse più autoritario di quello ungherese, che ha visto Viktor Orbán alla guida di Budapest per 16 anni consecutivi. Ma l’Ungheria era un Paese piccolo, solo relativamente influente negli equilibri europei.
Non è una questione solo italiana, ma riguarda anche la Santa Sede. Che significherebbe per il Vaticano condividere la capitale con la prima grande democratura dell’Europa? Che impatto avrebbe anche solo la prospettiva di questa legge in altri Paesi europei, dove la destra radicale è in aumento e potrebbe presto governare, come in Francia con la signora Marine Le Pen? Spingerebbe Le Pen ancora più a destra o al centro?
Di fatto si mette la Chiesa in una situazione molto difficile a poco meno di un secolo dei Patti Lateranensi. La Chiesa li firmò con Mussolini.
Un secolo fa tra gli opposti estremi di comunismo (ateista militante, di cui si conoscevano i frutti per la Rivoluzione russa del 1917) e il fascismo (allora alle prime armi) la Chiesa scelse il fascismo. Nel 2029 il papa dovrebbe benedire il (o la) nuovo Mussolini italiano, come fece un secolo fa? Allora le cose non andarono bene per la Chiesa. Essa più di altri sa che errare humanum est, perseverare autem diabolicum.
Oggi non c’è quella lotta ideologica anticlericale. C’è un cumulo di questioni aperte. Gli europei, dopo la fine della guerra fredda, quasi 40 anni fa, hanno affidato ad altri una serie di agende strategiche. La sua sicurezza l’ha data agli Usa; l’energia alla Russia; la produzione industriale alla Cina; la forza lavoro agli immigrati; la moneta a un incrocio mai chiarito fra Bruxelles, Francoforte e vari governi nazionali.
Tali esternalizzazioni sono nodi venuti gravemente al pettine negli ultimi anni, e diventati scottanti dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.
L’ascesa delle destre in Europa è la ricerca di una risposta a questi nodi, che si sono attorcigliati con gli anni e che ora diventano sempre più urgenti. Ma possono essere risolti con la corsa verso la trasformazione dei sistemi democratici in Italia e poi magari anche in Europa?
La Santa Sede sarà d’accordo? I Patti Lateranensi, nel bene o nel male, legarono la Santa sede all’Italia in modo speciale, ma vale anche il contrario.
















