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Xi stringe sul partito e punta sull’export. Cosa c’è in gioco al plenum

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La riunione più importante per la vita politica cinese porta in dote una serie di questioni dalle quali dipende la futura potenza cinese. Dalla consapevolezza di non poter rinunciare al mercato unico europeo, alle nuove geografie dell’energia. Passando per un controllo asfissiante su funzionari e dirigenti del partito

Più controllo dentro, più potenza fuori. In Cina sono i giorni del plenum del XX comitato centrale del partito comunista, uno dei consessi più importanti per la vita politica ed economica della Repubblica popolare. Il momento non potrebbe essere più delicato per il Dragone. Tanto per cominciare, l’Europa ha finalmente cominciato ad alzare la testa, approntando una prima vere rete a protezione della sua industria, per anni ostaggio della concorrenza sleale e sussidiata cinese. Questo pone Pechino dinnanzi a una scelta: perdere il grip sul più grande spazio economico unico del mondo, un po’ come accaduto con gli Stati Uniti all’indomani dei primi muri alzati dall’amministrazione Trump, oppure accettare di esportare e vendere nel Vecchio continente ma scendendo a patti con le regole dell’Unione a salvaguardia della propria manifattura. Un problema che ai piani alti del partito è stato più volte affrontato e che quasi certamente finirà al centro delle riflessioni del plenum.

Poi c’è la questione energetica. La Cina, che oggi vive essenzialmente di esportazioni dal momento che il mercato interno è saturo da anni e non tira più come una volta (nei primi nove mesi del 2026, gli utili industriali cinesi sono aumentati del 15,5% rispetto ai primi nove mesi del 2025, raggiungendo i 6,03 trilioni di yuan, registrando un rallentamento rispetto all’incremento del 15,7%) ma, soprattutto, compra petrolio. E non più dalla Russia, suo storico fornitore, e nemmeno più dal Venezuela, ora che il mercato è a trazione americana, bensì dal Golfo. Un riassetto degli approvvigionamenti che non ha cambiato di una virgola la sostanza: il Dragone continua ad essere dipendente dalle energie altrui. Fin qui i dossier economici finiti o prossimi a finire al centro dei lavori del plenum. Poi c’è la parte politica più pura se così si può dire.

E qui lo sforzo di Xi Jinping e dei massimi dirigenti del partito è stato dedicato al rafforzamento della disciplina interna e della lotta alla corruzione, in una fase segnata da una vasta campagna di epurazioni ai vertici politici e militari del Paese. Xi ha in tal senso presentato una relazione sull’attività del Politburo e illustrato una bozza di decisione sulle misure per rafforzare il controllo interno del partito. Secondo l’agenzia ufficiale Xinhua, il documento sottoposto all’esame del Comitato centrale analizza i risultati della campagna per il “governo completo e rigoroso del partito”, avviata sotto la leadership di Xi, e delinea le misure necessarie per affrontare le nuove sfide alla disciplina e alla capacità di governo del Pcc. L’obiettivo dichiarato è consolidare il controllo sui funzionari e assicurare l’effettiva applicazione delle direttive della leadership centrale.

In un commento pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori, Xinhua ha sottolineato che l’attuazione delle principali decisioni del Comitato centrale “non deve ridursi a vuota retorica” e che occorre rafforzare i meccanismi istituzionali per contenere gli abusi di potere. La lotta alla corruzione, ha aggiunto l’agenzia, deve proseguire con una pressione costante, in modo che i funzionari “non osino, non possano e non vogliano” commettere illeciti. Ora, il plenum arriva dopo una serie di epurazioni che hanno colpito anche i livelli più elevati dell’apparato militare e del Politburo.

Secondo una stima dell’Asia Society Policy Institute, soltanto il 77,4% dei membri originari del Comitato centrale eletto nel 2022 sarebbe nelle condizioni di partecipare alla riunione. Tra le decisioni attese figura la ratifica delle espulsioni di Zhang Youxia e Ma Xingrui, due esponenti del Politburo coinvolti nelle recenti indagini disciplinari. Non è tutto. L’appuntamento assume particolare rilievo anche in vista del XXI Congresso del Pcc, previsto nell’autunno 2027, quando Xi potrebbe ottenere un quarto mandato consecutivo alla guida del partito. E forse anche per questo, secondo diversi analisti, la riunione rappresenta un’occasione per consolidare ulteriormente la sua autorità, rafforzare l’uniformità ideologica e preparare il rinnovamento dei quadri dirigenti in vista del prossimo Congresso.


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