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Come si muove la nuova associazione di Mario Draghi. L’opinione di Pedrizzi

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La missione del gruppo – per quel che se ne sa – è quella di affrontare il problema centrale dell’Europa che è, secondo l’ex presidente del Consiglio italiano, la perdita di competitività, di produttività e di capacità di innovare. In pratica si tratta di realizzare il Rapporto sulla competitività presentato nel settembre del 2024 e sostanzialmente lasciato nei cassetti di Bruxelles. L’opinione di Riccardo Pedrizzi

L’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, e Patrick Collinson, amministratore delegato di Stripe, una delle maggiori società fintech del mondo, e membro di Meta, sono i due copresidenti del “Rhine Group” e la guida operativa è affidata a Luis Garicano, spagnolo, economista ed ex eurodeputato. I partecipanti di questa nuova associazione sono tutti pezzi da novanta della politica, dell’economia, della finanza e dell’accademia.

Il think tank ha sede a Ginevra presso lo studio di una fiduciaria di diritto elvetico, una soluzione che consente di operare con un elevato grado di riservatezza e flessibilità. La scelta elvetica, oltretutto, colloca il gruppo al di fuori del perimetro istituzionale dell’Unione europea e gli garantisce una maggiore autonomia, in grado, quindi, di esercitare una propria moral suasion nel dibattito sulle politiche europee.

Si tratta perciò di qualcosa in più di una semplice cabina di regia e molto di più di un think tank, ma piuttosto di un soggetto che sembra ambire a esercitare una capacità di indirizzo nel dibattito politico e istituzionale europeo, a sostegno dell’attuazione del cosiddetto “Rapporto Draghi”.

Pare di capire che Mario Draghi intenda costruire una squadra in grado di interagire con la tecnocrazia di Bruxelles per indirizzare gli investimenti alla ricerca e alla produzione di armi per la difesa e la sicurezza piuttosto che per il welfare, i salari, le pensioni, l’istruzione e la salute.

Questo profilo per così dire “riservato”, che si riunisce a porte chiuse, spiega perché solo pochissimi mezzi di informazione abbiano dato notizia della prima riunione di questa associazione, della quale non si sarebbe saputo niente se MF Milano Finanza non avesse dato qualche indiscrezione.

La riunione si è svolta nel massimo riserbo, non si conoscono nemmeno i nomi di tutti i presenti, né sono circolati documenti, verbali, tanto meno sono state rilasciate dichiarazioni da parte dei singoli partecipanti. L’incontro, che è durato ben tre giorni, praticamente è stato blindato e se non vi fosse stato qualche accenno generico e molto vago da parte di Luis Garicano, il direttore esecutivo del gruppo, il buio completo avrebbe avvolto i lavori di questa nuova associazione.

La missione del gruppo – per quel che se ne sa – è quella di affrontare il problema centrale dell’Europa che è, secondo l’ex presidente del Consiglio italiano, la perdita di competitività, di produttività e di capacità di innovare.

In pratica si tratta di realizzare il Rapporto sulla competitività presentato nel settembre del 2024 e sostanzialmente lasciato nei cassetti di Bruxelles, anche perché quantificava in 800 miliardi di euro l’anno – una cifra enorme – le coperture finanziarie per questo tipo di obiettivo.

Questo programma doveva rappresentare la base per rilanciare il continente, ma la sua attuazione è rimasta finora largamente incompiuta. Ed è in questo contesto che l’ex presidente della Bce ha varato il suo Centro Studi. Infatti il Rhine Group vorrebbe praticamente passare dalla diagnosi alla costruzione di una rete capace di promuoverne l’attuazione, dopo due anni in cui molte raccomandazioni sono rimaste sulla carta.

Queste élites che, però, oggi denunciano la crisi europea dovrebbero almeno riconoscere che sono esse stesse che ci hanno portato a questa situazione. Del resto la prospettiva proposta rimane sempre un’impostazione ideologica socialista-liberale che ripropone le ricette del “World Economic Forum” di Davos, che negli ultimi tempi appare in declino.


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