Al Festival del Cambiamento, esperti e istituzioni hanno discusso la sicurezza energetica italiana, evidenziando la necessità di ridurre la dipendenza estera attraverso un mix di rinnovabili e nucleare. La geopolitica, con la crisi dello Stretto di Hormuz, e la costruzione di nuove infrastrutture tra Nord Africa, Italia ed Europa sono state al centro del dibattito. L’innovazione tecnologica, in particolare l’intelligenza artificiale, è vista come un fattore chiave per la transizione energetica e la competitività industriale
Energia, geopolitica, sicurezza nazionale, innovazione e competitività industriale sono ormai parti dello stesso dossier. È la fotografia emersa dalle due giornate del Festival del Cambiamento, organizzato tra Trieste e Gorizia. Promosso dalla Camera di Commercio Venezia Giulia con l’International Strategic Network (ISN) e Med-Or Italian Foundation, in collaborazione con la Regione Friuli-Venezia Giulia, all’evento hanno partecipato istituzioni, imprese, accademici ed esperti hanno discusso non soltanto di come produrre l’energia del futuro, ma soprattutto di come garantirla in un sistema internazionale diventato più instabile e competitivo.
Il punto di partenza è stato inevitabilmente geopolitico. La crisi dello Stretto di Hormuz ha riportato al centro la vulnerabilità delle rotte marittime e delle infrastrutture attraverso cui passa una parte decisiva degli approvvigionamenti globali. Una questione che, come ha osservato il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Antonio Paoletti, rende ancora più urgente per l’Italia ridurre la dipendenza energetica dall’estero attraverso un mix che comprenda rinnovabili e nucleare di nuova generazione.
È anche il cambio di paradigma evidenziato dal giornalista e saggista Federico Rampini: la stagione nella quale il dibattito energetico poteva essere ricondotto prevalentemente alla transizione dalle fonti fossili a quelle sostenibili ha lasciato spazio a una realtà nella quale l’energia è tornata a essere una componente essenziale della sicurezza nazionale. Una trasformazione che, secondo Mohammed Baharoon, direttore generale del Dubai Public Policy Research Center, richiede risposte coordinate e una prospettiva globale.
Per l’Italia, la questione riguarda anzitutto la composizione del proprio mix. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato la necessità di aumentare la produzione da rinnovabili, geotermico, idroelettrico, fotovoltaico ed eolico, integrandola nel tempo con il nuovo nucleare. Sulla stessa esigenza di diversificazione si è soffermato Andrea Prete, presidente di Unioncamere, richiamando la crescita attesa della domanda globale e la necessità di ragionare in termini di addizione energetica, mentre il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha posto l’accento sui costi, sulle infrastrutture di rete europee e sulla necessità di maggiore autonomia. Anche il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, partendo dagli investimenti realizzati per l’elettrificazione delle banchine portuali, ha indicato nel nucleare una delle sfide da affrontare per il futuro.
La sicurezza energetica passa però anche dalla geografia. Lorenzo Ortona, coordinatore vicario della Struttura di Missione per il Piano Mattei, ha ricondotto il tema alla costruzione di nuove infrastrutture tra Nord Africa, Italia ed Europa, accompagnandole con investimenti in competenze e creazione di valore nei Paesi partner. È una dimensione che progetti come ELMED e il SoutH2 Corridor rendono sempre più concreta e che attribuisce al Mediterraneo un ruolo crescente nella strategia energetica europea.
In questo quadro si inserisce anche la riflessione dell’ambasciatore Francesco Maria Talò, inviato speciale dell’Italia per il Corridoio India-Medio Oriente-Europa, che ha collocato il Festival nel più ampio processo di adattamento dell’Italia e dell’Europa a una trasformazione internazionale sempre più rapida. Trieste e Gorizia, città di frontiera e connessione, diventano così un osservatorio particolarmente significativo delle nuove geografie economiche, energetiche e infrastrutturali.
La dimensione infrastrutturale è emersa con particolare forza anche dal confronto sui mercati petroliferi. Alessandro Gorla, presidente della Società Italiana per l’Oleodotto Transalpino, ha sottolineato il valore strategico del sistema che da Trieste rifornisce l’Europa centrale in una fase di redistribuzione dei flussi petroliferi. Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia, ha invece richiamato la forte dipendenza italiana dalle importazioni di gas e le potenzialità delle riserve nazionali. Per Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere, il rafforzamento delle rinnovabili e dell’efficienza energetica rappresenta nel breve e medio periodo una componente essenziale dell’autonomia del Paese, mentre l’intelligenza artificiale può contribuire alla riduzione dei consumi.
Sul versante industriale, Filippo Nicolò Rodriguez, head of Macro Area Nord Institutional Affairs Italy di Enel, ha posto l’accento sulla necessità di accelerare investimenti in reti e rinnovabili attraverso un quadro regolatorio stabile e procedure più rapide. Carlo Andriolo, amministratore delegato di AcegasApsAmga, ha richiamato il ruolo degli investimenti nelle infrastrutture e nei servizi territoriali.
La trasformazione, del resto, non riguarda una singola tecnologia. Rodolfo Taccani, docente dell’Università di Trieste e responsabile scientifico della North Adriatic Hydrogen Valley, ha indicato proprio nell’esperienza della Hydrogen Valley un esempio della necessità di mettere insieme ricerca, industria, territori, competenze e capitali. Giorgio Graditi, direttore generale di Area Science Park, ha sottolineato l’importanza di coordinare rinnovabili, reti, accumuli, flessibilità, mercati e competenze digitali. Massimo Nicolazzi, docente di Economia e management delle risorse energetiche, ha invece richiamato il ritorno della sicurezza degli approvvigionamenti come priorità strutturale.
È su queste premesse che la seconda giornata, nell’Aula magna del polo goriziano dell’Università di Trieste, ha spostato l’attenzione dalle emergenze del presente alle infrastrutture e alle tecnologie necessarie per costruire il sistema energetico del futuro. Il confronto, moderato nella prima parte dal giornalista dell’Ansa Francesco De Filippo e nella seconda da Francesco Maria Talò, ha attraversato rinnovabili, idrogeno, nucleare, reti, accumuli e connessioni internazionali.
Il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna ha collocato questa trasformazione nella vocazione storica della città come territorio di confine e di transito, destinato ora a diventare anche cerniera delle nuove reti energetiche. Il consigliere regionale Diego Bernardis, intervenuto per il Friuli Venezia Giulia, ha ricordato gli interventi regionali a sostegno di cittadini e imprese. Carole Nakhle, founder e ceo di Crystol Energy, ha allargato la prospettiva alla geopolitica, che sta ridisegnando flussi, alleanze e lo stesso concetto di sicurezza energetica.
Per Luca Squeri, deputato e capogruppo in commissione Attività produttive, il percorso richiede pragmatismo e neutralità tecnologica, combinando rinnovabili e nucleare con reti, accumuli e innovazione. Alessandra Pasini, co-founder, Group President & CEO di Zhero Europe, ha sottolineato il ruolo delle interconnessioni internazionali, degli investimenti privati e dei sistemi di accumulo. Diego Portoghese, vicepresidente di Confindustria Assafrica & Mediterraneo, ha ricondotto la transizione a una più ampia trasformazione industriale, nella quale diversificazione, sicurezza e decarbonizzazione devono procedere insieme.
È qui che il dossier energetico incontra quello tecnologico. L’intelligenza artificiale richiederà più capacità di calcolo, più data center, più elettricità e più risorse strategiche. La competizione si sposta quindi dalle singole materie prime al controllo delle catene del valore: estrazione, raffinazione, trasformazione, infrastrutture e capacità industriale. Per l’Europa significa anche confrontarsi con la propria esposizione alla Cina nelle fasi cruciali della raffinazione e della lavorazione dei minerali critici.
Gianclaudio Torlizzi, fondatore di T-Commodity, ha inserito questa dinamica nella trasformazione della globalizzazione e nella necessità di riportare in Italia alcune produzioni considerate strategiche, a partire dalla difesa. Fausto Torri, responsabile energia EMEA e Italia Accenture, ha sottolineato l’intreccio tra transizione energetica, innovazione tecnologica e materie prime. Davide Falteri, presidente di Federlogistica Nazionale, ha richiamato il ruolo di porti, reti e intermodalità nel garantire approvvigionamenti resilienti e competitività.
L’innovazione può però contribuire anche a ridurre il costo energetico della stessa rivoluzione digitale. Gianluigi Rozza, professore ordinario di Analisi numerica e calcolo scientifico alla SISSA, ha illustrato il lavoro su algoritmi più efficienti, risparmio computazionale e gemelli digitali applicabili all’industria, alle infrastrutture e ad altri settori. È l’altra faccia del rapporto tra AI ed energia: la tecnologia aumenta la domanda elettrica, ma può contemporaneamente rendere più efficiente il modo in cui l’energia viene prodotta, distribuita e utilizzata.
Il quadro porta inevitabilmente all’Africa. Sara Ibrahim Ahmed Elhag, responsabile della Divisione Energia della Commissione dell’Unione Africana, ha indicato nella trasformazione energetica e digitale un’opportunità di industrializzazione per il continente, a condizione che il rapporto con l’Europa non si limiti all’estrazione delle materie prime ma coinvolga raffinazione, manifattura, infrastrutture e servizi. Una convergenza potenziale: maggiore diversificazione e resilienza per l’Europa, maggiore valore aggiunto e capacità industriale per l’Africa.
Una trasformazione che riguarda, infine, la capacità del Paese di immaginare il proprio futuro. Alec Ross, autore di The Italian Dream, ha ricondotto questa sfida alla possibilità per l’Italia di costruire un modello di crescita basato sulle proprie caratteristiche e accompagnato da pragmatismo, programmazione e capacità di innovare.
Le conclusioni della seconda giornata sono state affidate alla viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Vannia Gava, che ha ricondotto i diversi fili del Festival a una stessa priorità: per un Paese fortemente dipendente dalle importazioni, diversificare gli approvvigionamenti, aumentare la produzione e tutelare la capacità industriale significa ormai occuparsi contemporaneamente di energia, competitività e sicurezza nazionale.







