Quale spazio per l’Italia e l’Europa in un mondo attraversato da conflitti, nuove dipendenze e rivalità tecnologiche? Se ne discuterà alla XVII edizione del Festival della Diplomazia, a Roma dal 22 al 30 ottobre. Oggi la conferenza stampa al Centro Studi Americani anticiperà temi e interrogativi di “What’s next-Running on the Edge”
Come si costruisce una strategia quando gli equilibri su cui dovrebbe poggiare continuano a cambiare? I conflitti, la competizione sulle tecnologie e la ridefinizione delle relazioni economiche rendono sempre più difficile distinguere le crisi temporanee dalle trasformazioni destinate a durare. Per la diplomazia, la sfida è comprendere questa evoluzione e trovare gli strumenti per orientarla.
Che cosa ci attende? Come tenere insieme sicurezza e cooperazione? Quale ruolo possono svolgere l’Italia e l’Unione europea mentre le istituzioni multilaterali faticano a rispondere alle crisi? Sono alcune delle domande che guideranno la XVII edizione del Festival della Diplomazia, in programma a Roma dal 22 al 30 ottobre 2026, dal titolo “What’s next – Running on the Edge”.
Correre sul crinale non è soltanto un sottotitolo, ma la descrizione di una condizione geopolitica permanente che invita ad assumere decisioni mentre cambiano i punti di riferimento. Investire senza poter contare sulla stabilità delle catene del valore, affrontare le transizioni energetiche e tecnologiche, costruire alleanze capaci di reggere alla pressione delle rivalità geopolitiche. Governare l’incertezza diventa così una parte essenziale della politica internazionale.
Le regole e i meccanismi che hanno sostenuto l’ordine globale nel secondo dopoguerra appaiono sempre meno adeguati a rispondere alle sfide contemporanee. Il progressivo arretramento dell’impegno americano in diversi ambiti della cooperazione internazionale pone interrogativi sulle responsabilità degli altri attori e sulla loro capacità di costruire risposte comuni. Dallo sviluppo sostenibile alla governance climatica, dalla sicurezza collettiva alla regolazione tecnologica, si moltiplicano i terreni sui quali cercare nuovi accordi.
Blocchi, sfere d’influenza e alleanze flessibili delineano un mondo nel quale competizione e cooperazione convivono in modo instabile. Le relazioni economiche possono offrire opportunità di sviluppo e, allo stesso tempo, creare dipendenze. L’innovazione può rafforzare la competitività di un Paese, ma anche esporlo a nuove vulnerabilità. È lungo questi confini che si misura la capacità della diplomazia di prevenire le fratture e mantenere aperto il confronto.
Energia, infrastrutture, industria e tecnologia occupano per questo un posto centrale nel programma. Le reti elettriche hanno un valore geopolitico, le rinnovabili incidono sull’autonomia strategica, le scelte industriali modificano i rapporti tra continenti. La sicurezza passa anche dalla capacità di proteggere le infrastrutture e di governare le trasformazioni dei sistemi produttivi.
Per l’Europa, questi temi pongono una questione di peso internazionale. Come rafforzare la propria autonomia strategica e la competitività industriale? Come dare concretezza alla difesa comune? E come sostenere il diritto internazionale e la cooperazione multilaterale in un contesto che ne mette alla prova l’efficacia?
L’Italia entra in questo confronto attraverso la sua tradizione diplomatica, l’appartenenza europea e i rapporti con il Mediterraneo, l’Africa e le altre aree di cooperazione. La sua posizione tra nord e sud del mondo, mercati maturi e Paesi emergenti, le assegna una responsabilità nella costruzione del dialogo. La sfida è tradurre questo patrimonio di relazioni in iniziative capaci di contribuire alla gestione delle crisi, allo sviluppo e alla stabilità degli scambi.
Il Festival riunirà istituzioni, ambasciate, think tank, imprese, organizzazioni internazionali, università e società civile. Tra gli assi del confronto figurano l’energia come fattore di stabilità geopolitica, la sicurezza delle infrastrutture, la difesa comune europea e l’intelligenza artificiale applicata ai sistemi globali, insieme alle prospettive di cooperazione con America Latina, Africa e Mediterraneo.
L’anteprima del 14 ottobre al Centro Studi Americani presenterà il programma con Giorgio Bartolomucci, fondatore e segretario generale del Festival, e l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del Comitato scientifico. Seguirà un confronto sul rapporto tra conflitti e sicurezza alimentare, uno dei terreni sui quali emerge con maggiore evidenza il legame tra crisi geopolitiche e condizioni di vita delle popolazioni.
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