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Da Kyiv alla difesa europea, i punti non negoziabili del Pd secondo Bazoli

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“Tutti siamo alla ricerca delle modalità con le quali arrivare a una pace in Ucraina il più rapidamente possibile, però senza abdicare alle ragioni del diritto e alle ragioni della giustizia, perché la pace non può essere semplicemente l’assenza di conflitto: la pace deve essere soprattutto giustizia”. Conversazione con il parlamentare del Partito democratico Alfredo Bazoli

Non ci saranno trattative con gli alleati del centrosinistra sul sostegno all’Ucraina, perché è un punto ineludibile. Lo dice a Formiche.net il deputato del Pd Alfredo Bazoli che, partendo dal principio sottolineato pochi giorni fa da Elly Schlein, analizza il paniere di temi internazionali su cui potrebbero sorgere delle divergenze tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle.

Ucraina, Nato e Ue: c’è il rischio che all’interno del campo largo prevalgano più le divisioni che le posizioni comuni?

Secondo me c’è spazio per trovare dei momenti di sintesi. Bisogna però non dimenticare alcuni punti di partenza che per noi credo siano ineludibili: e sono quelli che ha peraltro anche ribadito la nostra segretaria, ovvero che l’aiuto all’Ucraina non può essere in discussione e che la difesa europea e quindi l’impegno ad implementare e incrementare le forze per la difesa europea è altrettanto basilare. Dopodiché tutti quanti ovviamente siamo alla ricerca delle modalità con le quali arrivare a una pace in Ucraina il più rapidamente possibile, però senza abdicare alle ragioni del diritto e alle ragioni della giustizia, perché la pace non può essere semplicemente l’assenza di conflitto ma la pace deve essere soprattutto giustizia.

Quindi?

Dobbiamo ricercare le ragioni della pace, ciò non può significare negare le ragioni della difesa di chi oggi è aggredito.

Quando parla di un punto ineludibile, cioè il sostegno all’Ucraina, in che modo lo declina? Quando si andrà a scrivere il programma del campo largo quella sarà una discriminante?

Per quanto mi riguarda sì. Io non penso che sia possibile immaginare di abbandonare il sostegno all’Ucraina, anche un sostegno di natura difensiva, nel momento in cui ci sono i droni e i missili di Putin colpiscono anche in pieno giorno ospedali, scuole, centri di ricerca, università e città ucraine. Pensare di abbandonare l’Ucraina in questo momento in cui appunto il livello di aggressione addirittura si sta esacerbando penso che sia una cosa semplicemente intollerabile, quindi credo che sia un punto non negoziabile: si tratta di difendere le ragioni delle democrazie liberali da un attacco. Un attacco che che mira esattamente a mettere in discussione i principi del diritto internazionale. Per quanto mi riguarda è un punto che non può essere oggetto di trattativa.

In caso di un no dal Movimento 5 Stelle cosa potrebbe accadere? Ci dovrebbe essere un’ulteriore fase di trattativa o ci sarebbe il rischio di interrompere completamente il dialogo?

Io penso che su alcune linee di mediazione ci si possa incontrare: penso alle iniziative per la pace che vanno certamente messe in agenda e all’aiuto all’Ucraina, che sia un aiuto non solo militare ma anche di altra natura. Sui punti di sintesi si sta lavorando e penso che si possano evitare rotture che non farebbero bene all’alternativa in questo Paese, però bisogna essere molto fermi sui principi perché altrimenti se non si parte da lì si fa molta fatica.

Vede il rischio che una parte dei 5 Stelle voglia minare le certezze europee sia alla voce allargamento sia alla voce difesa europea?

Noi abbiamo già governato con loro e devo dire che sotto questo profilo non abbiamo mai trovato punti in divergenza tali da mettere in discussione anche l’approdo europeista. La condivisione della necessità di rafforzare l’unità e le istituzioni europee credo sia un punto sul quale si potrà trovare una amplissima e larga condivisione.


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