Difesa e sicurezza s’intrecciano in mare in un’epoca di minacce ibride. L’Italia è impegnata a rafforzare il suo dispositivo interministeriale di azione sul mare mediante nuovi provvedimenti sui limiti di tutte le acque nazionali e sulla zona contigua; la certezza dei nostri confini è fattore per l’affermazione della proiezione marittima del Paese
Se è vero che il mare non conosce confini, è altrettanto vero che, secondo un antico brocardo, la terra domina il mare. A fronte dell’ aspirazione dell’uomo a solcare liberamente le onde, c’è il fatto che gli Stati proiettano la loro sovranità in mare in modo decrescente, man mano che ci si allontana dalle coste. In questo modo si sono consolidati gli spazi di acque interne e territoriali, zona contigua, piattaforma continentale (Pc) e Zee previsti dalla Convenzione del diritto del mare (Unclos).
Non tutti percepiscono questa realtà che presuppone un forte sentimento nazionale. D’altronde, molti di noi non sanno nemmeno come si sviluppi l’Italia sul mare, non avendo mai visto una cartina riportante tutti i limiti, unilaterali e per accordo- dei nostri spazi marittimi. L’Italia sta tuttavia sviluppando consapevolezza della sua proiezione marittima. Negli ultimi anni il governo ha ricominciato a pensare al mare con una visione nazionale basata sull’Unclos, senza abbandonare il tradizionale approccio multilaterale di cooperazione. Il Ministero per le politiche del mare ha così redatto “Piano del Mare”, vero manifesto programmatico della marittima italiana giunto quest’anno alla seconda edizione.
Ecco quindi un crescendo di iniziative incentrate sulle frontiere marittime nazionali. Il Dpr 193-2025 ha definito i limiti della Zee italiana nelle aree già delimitate con Grecia e Croazia; nel contempo i ha fissato frontiere provvisorie -molto al di qua dei limiti consentiti dal diritto internazionale- laddove c’è hoverlapping con le pretese dei vicini come Malta ed Algeria, in attesa di raggiungere un accordo. In queste aree di Zee e Pc, come detto qui dovrebbe essere imminente l’avvio dello sfruttamento delle energie rinnovabili con wind farms flottanti.
Con la Legge 9-2026 la protezione della dimensione subacquea è inoltre diventata realtà, venendo affidata alla Marina la sorveglianza di acque territoriali, PC e Zee in concorso con Guardia costiera e GdF. A maggior ragione bisognerà definire con certezza le nostre frontiere in mare ad evitare conflitti di giurisdizione nelle gray zones di overlapping. Non a caso l’Ue ha finanziato ed affidato a noi la realizzazione del progetto di Hub mediterraneo per la protezione congiunta delle infrastrutture critiche subacquee assieme a Grecia, Cipro e Malta.
La Legge 70-2026 ha invece aggiornato -avvalendosi delle capacità dell’Istituto idrografico della Marina- il sistema delle linee di base rette italiane diverse dalla linea di bassa marea, per tener conto della “mutata morfologia costiera” ed adottare un moderno sistema tecnico di coordinate geografiche: minimi gli spostamenti verso il largo delle acque italiane ma maggiore la certezza giuridica delle nostre zone di sovranità e giurisdizione. Tra queste zone, oltre ad acque interne e territoriali, Zee e Pc c’è ora anche la Zona contigua che la stessa legge ha istituito per prevenire e reprimere gli illeciti doganali, fiscali, sanitari e di immigrazione.
Tali iniziative non comportano l’appropriazione di spazi marittimi a danno di altri Paesi o della libertà di navigazione in alto mare, essendo pienamente conformi all’Unclos. Il loro effetto è duplice: accrescere la dimensione internazionale della marittimità italiana (esse sono state infatti depositate alle Nazioni Unite); consentire un efficace svolgimento dell’Azione dello Stato in mare svolta da Marina, Gc e GdF, secondo criteri multiagenzia, a difesa dell’integrità territoriale dell’Italia e dei suoi diritti ed interessi.
In questa direzione va il provvedimento in materia di immigrazione, attualmente all’esame del Senato (AS 1869), con con cui si stabiliranno limitazioni selettive e temporanee all’ingresso nelle acque territoriali, in caso di afflusso massiccio di migranti o di gravi minacce a ordine pubblico e sicurezza nazionale. Tra l’altro, il tema riguarda anche la protezione delle acque territoriali dalle violazioni del transito inoffensivo rappresentate dalle minacce ibride delle unità navali russe, anche mercantili, che spesso si avvicinano alle nostre coste con finalità ostili. Di recente, come si ricorderà, ci sono stati i casi del cargo Sparta IV, della petroliera Kama e del cacciatorpediniere Severomorsk.
Insomma, piaccia o non piaccia a chi preferisce un affievolimento dei poteri statuali in mare, il nostro Paese si sta dotando degli strumenti giuridici per definire il perimetro delle sue zone di sovranità e giurisdizione. Il mare è infatti al centro delle politiche di tutti gli Stati, fattore di cooperazione ma anche di contrapposizione per la tutela degli interessi nazionali attinenti sicurezza, economia, energia, pesca, protezione ambientale, ricerca scientifica.
















