Il Mar Nero trasformato nuovamente in arma di mancato transito. Ciò si somma alla carenza di raccolto nell’emisfero australe, alla siccità record negli Stati Uniti, alla chiusura di Hormuz e all’aumento forsennato dei prezzi dei fertilizzanti. Il risultato è che i prezzi del grano hanno già raggiunto il massimo degli ultimi tre anni e mezzo, con un impatto preciso in quei Paesi già zavorrati da altre problematiche, come Libano, Egitto e Nordafrica
Potrebbero non essere sufficienti i 220 milioni di euro europei destinati agli agricoltori ucraini, alle prese con una nuova crisi del grano. Esiste il rischio concreto infatti di un nuovo blocco del Mar Nero che, pur se monitorato dall’Ue, significherebbe altra tensione e soprattutto altre mancate spedizioni, a seguito degli attacchi della Russia. Un deja vu nel delicato settore dell’alimentazione globale che si intreccia con le missioni diplomatiche di vari player tra Kyiv e Mosca al fine di stimolare un tavolo diplomatico.
Sarà di nuovo crisi?
Il problema è ormai noto: talmente noto che, dopo il muro del 2023, se ne riparla ancora tre anni dopo con le medesime criticità. Come far uscire dal Paese milioni di tonnellate di cereali destinati all’esportazione? Non è semplice mentre gli attacchi a porti e navi continuano per il terzo mese consecutivo. Per questa ragione il ministro dell’Agricoltura Taras Vysotskyi ha rivolto un appello diretto ai suoi omologhi dell’Ue: Kyiv necessita di trasportare più prodotti agricoli attraverso l’Europa, oltre a 1,1 miliardi di euro per coprire i maggiori costi di trasporto. Senza aiuti, gli agricoltori in difficoltà finanziarie non saranno in grado di iniziare la semina. I numeri disponibili dicono che meno della metà delle esportazioni riesce a raggiungere l’Ucraina attraverso le rotte ferroviarie, stradali e fluviali europee: sullo sfondo il rischio che ben 35 milioni di tonnellate di merci non vengano consegnate. Un danno economico, commerciale e geopolitico non di poco conto.
L’altra via, moldava e rumena
Da quasi due mesi c’è una terza via per le merci ucraine: ovvero il transito via ferrovia verso i porti moldavi e rumeni con uno speciale sconto tariffario, in vigore almeno fino a dicembre. Una mossa che si trasformerà in ossigeno per gli esportatori che subiscono danni dagli attacchi russi verso le infrastrutture portuali nella regione di Odessa. I porti finali sono porto Reni, quelli moldavi sul Danubio e quelli rumeni. Anche Bucarest è scesa in campo a favore di Kyiv, siglando un memorandum per i collegamenti di trasporto. La firma è giunta nell’ambito del Forum economico dei Carpazi, dove il Ministro della Ricostruzione, delle Infrastrutture e dei Trasporti dell’Ucraina, Mykola Kalashnyk, e il Segretario di Stato del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture della Romania, Ionel Scriosteanu, hanno firmato un Memorandum d’intesa sul rafforzamento della cooperazione. Esso si basa sulla Strategia aggiornata per lo sviluppo delle infrastrutture di confine tra Ucraina e Romania e definisce misure comuni per aumentare la capacità di transito attraverso il confine e sviluppare le vie di trasporto tra i due Paesi: compresa la modernizzazione dei valichi di frontiera e delle strade di accesso, lo sviluppo dei collegamenti ferroviari, la semplificazione delle procedure di controllo alle frontiere e l’ampliamento delle opportunità di trasbordo delle merci ucraine nei porti rumeni.
Scenari
Il Mar Nero, dunque, trasformato nuovamente in arma di mancato transito. Ciò si somma alla carenza di raccolto nell’emisfero australe, alla siccità record negli Stati Uniti, alla chiusura di Hormuz e all’aumento forsennato dei prezzi dei fertilizzanti. Il risultato è che i prezzi del grano hanno già raggiunto il massimo degli ultimi tre anni e mezzo, con un impatto preciso in quei paesi già zavorrati da altre problematiche, come Libano, Egitto e Nordafrica che vedrebbero il rincaro del grano o il mancato arrivo come focolaio per nuove tensioni sociali. Insieme, Russia e Ucraina producono circa il 14% del grano mondiale. Concorrenti e non solo Paesi in guerra sul campo militare.
















