Secondo il Financial Times, l’azienda sarebbe in trattative per acquistare Reflection AI, che sta diventando un asset strategico per il governo americano. L’obiettivo di Washington è chiaro: competere con Pechino sul campo dei modelli di AI aperti
Da qualche mese non si fa che parlare dei modelli di intelligence artificiale open-source e Nvidia non sembra voler rimanere indietro con i tempi. La startup di Jensen Huang starebbe valutando concretamente l’idea di aumentare il suo peso in Reflection AI, di cui è già azionista di maggioranza, o di comprarla per intero. A scriverlo è il Financial Times, secondo cui le trattative sono in fase avanzate. Potrebbero essere incentrate per arrivare a un accordo acqui-hire, dove Nvidia assumerebbe nuovo personale e concederebbe la licenza del suo know-how. In questo modo si aggirerebbero cavilli burocratici che rallenterebbero il percorso. Ma l’elemento interessante è il fine che potrebbe muovere Nvidia.
Reflection AI realizza infatti modelli open-source. Gli stessi che la Cina rilascia a un ritmo notevole, inondando il mercato. Donald Trump vorrebbe quindi costruire l’alternativa americana, sperando che sia ugualmente competitiva. Questi modelli sono molto più economici rispetto a quelli sfornati dai vari OpenAI e Anthropic. Anche a livello di prestazioni non hanno niente a che invidiare. Con la differenza che, grazie alla loro apertura, per gli utenti sono più facili da utilizzare.
La partrnerhsip con Nvidia sta già funzionando. Il modello GLM-5.2 appena sfornato sarebbe un competitor di tutto rispetto per l’azienda cinese Z.ai. Anche il modello americano, che funziona con i chip di Nvidia, è personalizzabile e aperto a chiunque. Reflection AI – valutata 25 miliardi di dollari – è diventato ormai un asset centrale per il governo degli Stati Uniti. Ha stretto collaborazioni con il Pentagono e con il Dipartimento dell’Energia, insieme ad altri siglati con gli alleati degli Usa, come la Corea del Sud.
Come andrà a finire la negoziazione con Nvidia è tutto da vedere. Che si concluda nel giro di poco è la speranza dell’amministrazione Trump. Il mese scorso il segretario al Tesoro Scott Bessent era stato chiarissimo: “Una delle cose che vorrei sottolineare è la necessità di sviluppare più modelli open-source negli Stati Uniti. Non possiamo permettere che questi grandi laboratori prendano il controllo dle sistema normativo, perché ciò frenerebbe l’innovazione”. Per evitarlo, la soluzione è semplice. “Uno dei modi in cui possiamo contrastare la Cina è che più sviluppiamo i nostri modelli open source, più alla fine le persone smetteranno di usare i modelli cinesi”. Facile appunto, ma solo sulla carta.
















