Proprio come ai tempi della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Urss, gli americani vorrebbero proporre uno strumento simile alla controparte cinese per notificare eventuali incidenti legati all’intelligenza artificiale. Non è un’operazione semplice, il passato mostra più fallimenti che successi. Ma è imprescindibile, specie fin quando le due superpotenze non adotteranno una regolamentazione
Un ritorno al passato per gestire le crisi del futuro. Sono diverse settimane che Stati Uniti e Cina stanno valutando il miglior modo possibile per gestire i rischi dell’intelligenza artificiale. A quanto pare Washington avrebbe deciso di affidarsi a uno strumento già utilizzato durante la Guerra Fredda con l’Unione sovietica. La linea rossa con Mosca questa volta si azionerebbe con Pechino, come suggerito da Scott Bessent. Parlando ad Axios, il segretario al Commercio ha rivelato di voler proporre alla controparte cinese una procedura per cui, nel caso di degenerazione dell’AI, verrebbe immediatamente notificata all’altra sponda del Pacifico. Bessent forse ne ha già discusso con il vicepremier cinese He Lifeng durante i preparativi dell’incontro alla Casa Bianca tra Donald Trump e Xi Jinping. “Penso che non si siano resi conto di quanto siano potenti i loro modelli open source. Sono molto potenti, non quanto quelli statunitensi, ma offrono una potenza pari all’80-90%, senza guardrail, e possono essere importati da qualsiasi parte nel mondo”, ha spiegato.
La questione interessa tanto gli Stati Uniti quanto la Cina. Entrambe sono preoccupate delle conseguenze che l’AI potrebbe generare qualora andasse fuori controllo. Ma le due superpotenze sono restie a darsi una regolamentazione, convinte che non bisogna incanalare il progresso con dei paletti stringenti. Forse è uno dei pochissimi punti di contatto tra le rivali strategiche. Qualcosa però andrà pur fatto. Come ricordato dallo stesso Bessent, “dobbiamo davvero iniziare a preoccuparci di più anche della resilienza e della difesa”. In Cina il timore più grande riguarda l’influenza dell’AI sulla popolazione. Il timore di una guerra cognitiva, che possa minare il sistema dall’interno, è reale e condiviso ai piani alti del regime.
Anche gli esperti invitano da tempo Usa e Cina a comunicare in modo più approfondito. Sono anni che avvertono sui rischi dell’AI. Per cui, l’istituzione di una linea diretta potrebbe aiutare nella prevenzione di escalation involontarie, prima che finiscano in un vortice incontrollabile. In questo modo aumenterebbe anche la fiducia reciproca, migliorando le relazioni.
La storia però insegna che non è così facile. La linea diretta tra Washington e Mosca venne istituita nel 1963, subito dopo la crisi missilistica di Cuba. Aiutò senza dubbio a risolvere altri colli di bottiglia diplomatici e risultò fondamentale in diverse occasioni. Ma non sempre. Quella che invece provarono a instaurare Stati Uniti e Cina può essere definita un totale fallimento. Le due potenze hanno provato a tenersi in contatto ma nei momenti di massima tensione lo strumento si è rivelato totalmente inefficace. Quando l’aviazione statunitense sganciò (per errore) delle bombe sopra l’ambasciata cinese a Belgrado nel 1999, gli americani volevano porgere le scuse ai cinesi ma non riuscirono nemmeno a telefonargli.
È il Carnagie Endowment for International Peace a offrire dei consigli su come far funzionare una eventuale linea telefonica per l’AI. Anzitutto, non bisogna pensarla come tale. Meglio tramite messaggi scritti, come accadeva tra Washington e Mosca. In questo modo si crea una traccia, viene eliminato il tono di voce, si riducono gli errori di traduzione e si alimenta il dibattito interno. Bisogna separare le linee per le comunicazioni di routine da quelle emergenziali, così da affrontare più rapidamente la minaccia. Motivo per cui è necessario stabilire delle soglie oltre cui scatta il pericolo di allerta, mentre a supervisionare il canale di comunicazione devono essere solamente esperti in materia, capaci di riconoscere un incidente legato all’AI e di valutarne il potenziale impatto. Non è detto comunque che funzioni, ma perlomeno ci si prepara al meglio.
















