Tredici morti nell’attacco di sabato, un’altra vittima e undici feriti domenica: l’aeroporto di Riad al centro dell’escalation degli Houthi. Italia, Onu, Ue e Paesi del Golfo condannano gli attacchi contro le infrastrutture civili, mentre si attiva il canale diplomatico tra Arabia Saudita e Iran
Tredici morti nel primo attacco di sabato, un’altra vittima e undici feriti domenica. L’aeroporto internazionale King Khalid di Riad è al centro di una nuova escalation che investe le infrastrutture civili saudite e mette sotto pressione gli equilibri regionali. Roma condanna gli attacchi, mentre il ministro degli Esteri saudita sente il collega iraniano.
Due giorni di attacchi contro lo scalo della capitale
Un fine settimana di attacchi, vittime e allarme per la sicurezza delle infrastrutture civili. L’aeroporto internazionale King Khalid di Riad è stato colpito sabato da un attacco attribuito ai ribelli Houthi dello Yemen, con un bilancio di almeno tredici morti e centinaia di feriti secondo le informazioni riportate. Domenica, una nuova aggressione contro lo scalo ha provocato la morte di un residente di nazionalità pakistana e il ferimento di altre undici persone, secondo quanto comunicato dalla General Authority of Civil Aviation saudita.
La sequenza porta al centro della crisi una delle principali infrastrutture della capitale. Non soltanto per il bilancio umano, ma anche per le conseguenze sui collegamenti aerei e per il messaggio politico di attacchi che prendono di mira strutture destinate al traffico civile.
Sul primo episodio, i resoconti riportano un bilancio non uniforme: le agenzie inizialmente indicavano dodici morti e oltre trecento feriti, mentre le altre informazioni raccolte riferiscono almeno tredici vittime. Tra queste figura la cittadina siriana Buthaina Ahmed Aweida, la cui morte è stata annunciata dall’ambasciata siriana a Riad. Vedova e madre di quattro figli, viveva in Arabia Saudita da cinque anni.
Il nuovo attacco e l’allarme a Dammam
Domenica, secondo il portavoce della coalizione saudita attiva in Yemen, Turki al Maliki, un «proiettile non identificato» ha colpito il Terminal 4 del King Khalid, provocando un incendio successivamente posto sotto controllo. Lo stesso portavoce ha poi annunciato l’intercettazione di un missile nelle vicinanze dell’aeroporto.
L’autorità saudita per l’aviazione civile ha segnalato danni materiali alle strutture e il trasferimento dei feriti in ospedale. Le operazioni di valutazione dei danni erano ancora in corso. Domenica lo scalo è rimasto chiuso e nella capitale è stata attivata la didattica a distanza.
L’allarme non si è limitato a Riad. L’autorità ha comunicato anche un’aggressione contro l’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam nella serata di domenica, annunciando verifiche sull’integrità delle strutture in coordinamento con gli organismi competenti. Nel comunicato, gli attacchi vengono descritti come parte di una serie di aggressioni contro le infrastrutture dell’aviazione civile del Regno.
La posizione italiana
La risposta di Roma combina condanna politica, solidarietà e indicazioni ai connazionali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «inaccettabili» gli attacchi degli Houthi contro i civili e le infrastrutture civili, chiedendo che cessino e ribadendo l’impegno italiano a lavorare con i partner regionali per ridurre le tensioni.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso piena solidarietà all’Arabia Saudita e al suo popolo, richiamando la necessità di evitare un’ulteriore escalation. Nella posizione italiana, la sicurezza del Regno si lega alla stabilità regionale e alla libertà di navigazione nel Mar Rosso e attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb.
La Farnesina ha inoltre raccomandato ai connazionali di evitare gli spostamenti non essenziali verso la zona dell’aeroporto di Riad e l’utilizzo dello scalo per arrivi e partenze, invitandoli a consultare Viaggiare Sicuri e, in caso di necessità, a contattare l’ambasciata o l’Unità di crisi.
Il canale diplomatico con Teheran
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri saudita, principe Faisal bin Farhan, ha ricevuto una telefonata dal collega iraniano Abbas Araghchi. Secondo l’agenzia saudita SPA, il colloquio ha riguardato l’escalation regionale e gli sforzi per affrontarla.
Il contatto si inserisce in una crisi che resta intrecciata al conflitto yemenita. Mentre gli Houthi minacciano ulteriori attacchi contro il Regno, proseguono gli scontri con le forze affiliate al governo internazionalmente riconosciuto. Media vicini al movimento hanno riferito anche di un attacco contro l’aeroporto di Sana’a da parte delle forze governative sostenute dall’Arabia Saudita.
È su questo sfondo che Tajani ha ribadito il sostegno all’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Hans Grundberg, e al rilancio del processo politico. Il fine settimana di Riad mette così in evidenza due urgenze: proteggere la popolazione e le infrastrutture civili, e impedire che la nuova sequenza di attacchi allarghi ulteriormente la crisi regionale.
Le condanne internazionali. Dall’Onu agli Stati Uniti, solidarietà a Riad
Alla posizione italiana si affianca una vasta condanna internazionale, con un richiamo comune alla protezione dei civili e alla necessità di impedire un’ulteriore escalation. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, si è detto «profondamente scioccato» dall’attacco contro l’aeroporto di Riad, ricordando che colpire civili e infrastrutture civili costituisce una violazione del diritto internazionale. «Questi attacchi devono cessare immediatamente», ha dichiarato.
Anche i vertici dell’Unione europea hanno condannato l’attacco. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è intervenuta insieme ad altri leader internazionali per denunciare l’aggressione, mentre l’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, l’ha definita un «terrificante atto di terrore». La Francia ha espresso piena solidarietà all’Arabia Saudita, chiedendo agli Houthi di interrompere immediatamente gli attacchi. Condanne sono arrivate anche dalla Germania e dal Canada, il cui primo ministro Mark Carney ha definito le aggressioni «abominevoli».
Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha denunciato attacchi che mostrano un «palese disprezzo per la vita dei civili innocenti», confermando che tra le vittime figura anche un cittadino statunitense. Un elemento che aggiunge alla crisi una conseguenza diretta per gli Stati Uniti, oltre alla dimensione della sicurezza regionale.
Particolarmente nette le reazioni dei Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato gli attacchi come una flagrante violazione della sovranità saudita e una minaccia alla sicurezza e alla stabilità del Regno. Il Qatar ha parlato di una grave violazione della sovranità di Riad, sottolineando che la sicurezza saudita è parte integrante della propria e di quella degli altri Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo. Anche il Kuwait ha denunciato l’aggressione, ricordando che sono stati colpiti viaggiatori e lavoratori aeroportuali di diverse nazionalità.
La solidarietà si estende agli altri attori regionali. Egitto e Turchia hanno condannato gli attacchi e ribadito il sostegno all’Arabia Saudita. L’Iraq ha avvertito che l’aggressione mette in pericolo la sicurezza e la stabilità della regione, chiedendo la fine delle ostilità. Condanne sono giunte inoltre dalla Giordania, dalla Lega araba e dalla Russia.
Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia hanno inoltre diffuso una dichiarazione congiunta, denunciando gli attacchi degli Houthi come una violazione del diritto internazionale e della sovranità e integrità territoriale saudite. L’India, che ha registrato la morte di un proprio cittadino, ha definito «completamente inaccettabili» i ripetuti attacchi contro civili e infrastrutture civili, chiedendone l’immediata cessazione.
Anche la Commissione dell’Unione africana ha condannato l’attacco, espresso solidarietà al governo e al popolo sauditi e sollecitato una de-escalation urgente. La presa di posizione richiama il principio che attraversa le diverse dichiarazioni internazionali: la popolazione e le infrastrutture civili devono essere protette e non possono diventare bersagli del conflitto.







