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Trump e Putin, gli affari prima di tutto. La lettura di Bremmer

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Per Ian Bremmer la tregua energetica di Trump, mai concordata da Kyiv né da Mosca, nasce dalla frustrazione per una guerra che non si chiude e da un crescente allineamento con Putin. L’Ucraina però dipende meno dagli Usa, e i veri rischi sono Starlink e una possibile frattura nella Nato

“La tregua energetica annunciata tra Ucraina e Russia non è stata negoziata, né concordata da nessuna delle due parti. Gli ucraini sono stati colti di sorpresa dall’annuncio, mentre i russi non hanno risposto sul piano diplomatico ma su quello militare, continuando a colpire le infrastrutture critiche e gli impianti energetici ucraini. Non è diverso da molte delle tregue annunciate da Donald Trump tra americani e iraniani, che sono soltanto manifestazioni di ciò che il presidente vorrebbe, ma che non rappresentano in alcun modo una soluzione diplomatica”. Così si esprime parlando con Formiche.net il noto politologo e presidente di Eurasia Group Ian Bremmer, commentando il susseguirsi di dichiarazioni degli ultimi giorni relative agli sviluppi del conflitto in Ucraina.

Bremmer considera gli annunci fatti da Trump, privi di ogni tipo di concretezza, come un’espressione della frustrazione del Presidente per non essere riuscito a chiudere la guerra, nonostante ne abbia parlato a lungo. Ma c’è anche un altro elemento. “Quando ha chiesto agli ucraini di smettere di attaccare le raffinerie, lo ha fatto prima in privato, e Volodymyr Zelensky ha rifiutato, poi pubblicamente, e Zelensky ha rifiutato di nuovo. In entrambi i casi non è successo nulla. Così ha deciso di stringere un accordo con la Russia sul gasolio, scavalcando ucraini ed europei”, dice Bremmer.

Dal punto di vista della distribuzione energetica, secondo il politologo americano l’intesa non avrà grande peso, poiché i russi non hanno molto da poter effettivamente esportare in questo momento, mentre gli americani invece stanno esportando. E l’Ucraina, in ogni caso, continuerà a portare avanti i suoi attacchi.

“Quello che vediamo ora, e credo sia significativo, è un Trump sempre più allineato con Vladimir Putin, con l’idea di fare affari con lui a prescindere dal fatto che la guerra continui, e sempre più irritato con Zelensky e con l’Ucraina. Questo pesa però meno rispetto a quando Trump cacciò Zelensky dalla Casa Bianca e sospese la condivisione di intelligence, perché oggi gli ucraini dipendono molto meno dalle informazioni americane. Ne raccolgono molte autonomamente: buona parte degli attacchi in profondità in territorio russo, comprese le operazioni contro raffinerie, data center e centri logistici, non si basa su intelligence fornita dagli Stati Uniti”, dice Bremmer, “Non ritengo credibile nemmeno la minaccia di Trump di bloccare le vendite di armamenti all’Ucraina attraverso la Nato, perché le aziende americane dipendono fortemente da quei fondi. È una minaccia che non porterà a nulla. L’unica cosa da tenere d’occhio è Elon Musk, e se intenda o meno interrompere l’accesso a Starlink per gli ucraini. Questo sì avrebbe un impatto sulla linea del fronte e consentirebbe ai russi di infliggere danni ben più gravi”.

E mentre la Russia estende i propri attacchi in Ucraina e persino verso i Paesi Nato in prima linea, si domanda il politologo, dobbiamo chiederci se assisteremo a una frattura all’interno dell’Alleanza. “Penso sia plausibile, e certamente gli europei ne sono molto preoccupati. Gli ucraini combattono per la sopravvivenza e non c’è nulla che possano fare che non stiano già facendo. Gli europei, invece, sono molto più vulnerabili in questo contesto. La situazione, insomma, sta avendo un impatto notevole”.


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