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A Gaza i palestinesi si rivoltano contro Hamas

Dopo l’ennesimo lancio di razzi contro Israele e la richiesta di evacuazione da parte dell’IDF è scoppiata la rabbia dei cittadini di Beit Lahya che dicono di voler vivere in pace e porre fine al conflitto

La popolazione palestinese di Gaza è stanca di un anno e mezzo di guerra e cala la fiducia nei confronti delle fazioni palestinesi che con la strage del 7 ottobre in Israele hanno provocato il conflitto spingendo lo Stato ebraico ad intervenire in modo definitivo contro le milizie armate. Si sono svolte questo pomeriggio manifestazioni di protesta contro Hamas da parte dei cittadini di Gaza nella zona di Beit Lahya, nella parte nord della Striscia. Lo ha annunciato per prima la Tv satellitare “al Arabiya”. Circolano inoltre sui social media diversi video che riprendono la protesta nella quale i manifestanti hanno chiesto al gruppo islamico di rinunciare al controllo di Gaza per consentire alla popolazione di vivere in pace.

I manifestanti hanno chiesto la fine delle sofferenze sempre più gravi per la popolazione civile e hanno ritenuto Hamas responsabile delle condizioni catastrofiche in cui versano i civili nella Striscia di Gaza. La protesta si è svolta davanti all’ospedale indonesiano ed ha visto in conclusione anche l’intervento di alcuni miliziani della formazione islamica per disperdere la folla, come si denuncia in uno di questi video, respinti a colpi di pietre dai presenti.


Erano diverse centinaia i residenti della città di Beit Lahia, a nord della Striscia di Gaza, che hanno partecipato alla protesta per chiedere la fine della guerra e per condannare Hamas in quanto responsabile della situazione in cui versano i palestinesi della Striscia.

Secondo quanto riporta il sito del giornale “Asharq al Awsat”, le proteste trasmesse sui social media da diversi account palestinesi a Gaza, sono avvenute poche ore dopo che gli israeliani avevano impartito ordini di evacuazione ai residenti di Beit Lahia. I dimostranti hanno ritenuto Hamas responsabile degli ordini di evacuazione impartiti in seguito al lancio di razzi dalle zone vicine alla città verso gli insediamenti israeliani da parte dei suoi membri.


I manifestanti hanno esposto cartelli con la scritta “Il sangue dei nostri figli non è a buon mercato… Vogliamo vivere in pace e sicurezza… Fermate lo spargimento di sangue”, e altri slogan che chiedevano principalmente la fine della guerra nella Striscia di Gaza e degli attacchi ai civili nel contesto dell’escalation delle operazioni militari israeliane. Non lontano dalla protesta, alcuni dei giovani e dei ragazzi partecipanti hanno scandito slogan contro Hamas, come: “Hamas fuori, fuori”, mentre alcuni di loro hanno attaccato il movimento e il suo leader Yahya Sinwar, ucciso dalle forze israeliane negli scontri a Rafah nell’ottobre 2024.

La marcia, che includeva giovani e ragazzi, ha attraversato le strade principali, fermandosi principalmente alla piazza Zayed, a pochi metri dall’ospedale indonesiano, che è stato oggetto di diversi attacchi israeliani durante la guerra nella Striscia di Gaza. I partecipanti hanno condannato il continuo lancio di razzi verso gli insediamenti israeliani, citandolo come motivo degli ordini di evacuazione emessi da Israele per i residenti che hanno dovuto subire ripetuti spostamenti negli ultimi 15 mesi.

Alcuni partecipanti hanno cercato di calmare coloro che scandivano slogan anti-Hamas, mentre altri hanno cercato di interromperli fischiando e aggredendoli per impedire lo svolgimento della protesta. La rabbia è emersa anche sui social media dove gli attivisti di Fatah e Hamas si sono scontrati e sono emersi disaccordi sull’importanza che attribuiscono all’evento. La Striscia di Gaza sta affrontando circostanze eccezionali e difficili con la ripresa dei combattimenti da parte di Israele e la chiusura dei valichi di frontiera durante il mese sacro del Ramadan. Da martedì scorso, quando Israele ha ripreso le operazioni militari, sono morti 792 palestinesi, tra cui più di 720 bambini, e ha costretto più di 124.000 palestinesi a fuggire dalle loro case nel giro di pochi giorni, secondo i rapporti delle Nazioni Unite.


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