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Beffa a Trump. La Cina blocca l’accordo sui porti di Panama

Il gigante di Hong Kong, CK Hutchison, e BlackRock avevano raggiunto un’intesa per la cessazione di 43 porti in giro per il mondo a favore dell’azienda americana. Compresi due nel Canale altamente strategici. A volerlo fortemente era Washington, ma Pechino ha preso tempo e alla fine ha fatto saltare il banco

Era atteso e, alla fine, è successo. Parliamo del veto arrivato dalla Cina sull’accordo raggiunto tra la coppia BlackRock e Aponte e il colosso di Hong Kong, CK Hutchison, con cui quest’ultimo avrebbe dovuto cedere due porti strategici al Canale di Panama. Un deal che serviva soprattutto a placare le ansie di Donald Trump e della sua amministrazione, preoccupati del dominio cinese a largo delle coste statunitensi. L’intesa di massima tra le parti c’era e sembrava tutto pronto per il passaggio di consegne, quando Pechino ci ha voluto vedere meglio. Ha prima promesso di dare una risposta definitiva entro la scadenza dell’offerta, fissata al 2 aprile, poi ha sguinzagliato le sue autorità antitrust per spaccare in due il capello e trovare l’elemento che facesse saltare il banco. L’ha trovato, a quanto pare: l’indagine avviata “per proteggere la concorrenza leale e salvaguardare l’interesse pubblico” ha portato al blocco dell’accordo.

Un piccolo riassunto di quanto accaduto. Lo scorso 4 marzo, Ck Hutchison aveva annunciato l’intenzione di vendere 43 strutture portuali in tutto il mondo, comprese due a Panama, situate alle estremità del canale. La cifra pattuita con BlackRock-Aponte ammontava a 22,8 miliardi di dollari e il primo a voler vedere la firma sull’accordo era proprio Trump.

Di tutt’altro avviso era invece Xi Jinping. Il presidente cinese si è fortemente arrabbiato per il comportamento di Hutchison: prima per aver trattato con un’azienda statunitense all’insaputa del governo e senza la sua approvazione, parlando di “tradimento” nei confronti del popolo; poi per aver provato a difendere la sua posizione. L’azienda è stata quindi vittima di commenti negativi da parte dei media nazionali a causa del suo comportamento, con cui stava mettendo a rischio gli interessi cinesi. Xi avrebbe addirittura chiesto alle società statali di non trattarci, ostracizzando la famiglia-proprietaria del magnate novantaseienne Li Ka con cui non ha buoni rapporti. Tutto questo ha portato al crollo delle azioni del 13%.

Il motivo che ha portato al blocco è duplice. Da una parte, Xi Jinping voleva mantenere una leva di pressione con Trump così da controbattere alle sue ritorsioni economiche – e con la vendita, Hutchison gli aveva tolto quest’arma. Il secondo è ancor più logico: a nessun Paese piace perdere 43 porti sparsi per il mondo, molti dei quali in passaggi commerciali altamente strategici (panamensi compresi), figurarsi quindi a Pechino (sebbene Hutchison sia di Hong Kong, rimane nell’orbita della Cina). Bloccare l’accordo è un chiaro guanto di sfida lanciato a Trump, che rende ancor più fragili le relazioni tra Pechino e Washington.

Tutto questo avviene in concomitanza alle parole del ceo di BlackRock. Senza nominarlo direttamente, il messaggio contenuto nella lettera agli azionisti scritto da Larry Fink aveva come protagonista Trump. “Il protezionismo è tornato con forza”, ha affermato mostrandosi preoccupato per il momento dell’economia.


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