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Quale Europa spaziale si affaccia al 2026? Il punto di Vaudo (Esa)

Di Ersilia Vaudo

Lo spazio è diventato un dominio strategico a pieno titolo, in cui cooperazione e competizione convivono in modo sempre più instabile. La crescita degli investimenti, l’aumento degli attori e la polarizzazione tra modelli alternativi ridefiniscono equilibri e priorità geopolitiche. In questo contesto l’Europa, attraverso l’Esa, rafforza il proprio posizionamento puntando su autonomia strategica, resilienza e accesso indipendente allo spazio. Il racconto di Ersilia Vaudo, special advisor dell’Esa e vicedirettrice del Master Space Law and Geopolitics dell’università Luiss 

Lo spazio non è più un luogo neutrale. È stato a lungo un orizzonte comune, il terreno su cui dimostrare la capacità di fare insieme cose grandi anche in un mondo diviso. La Stazione Spaziale Internazionale ne è stata l’emblema più potente: un progetto di cooperazione tra Stati Uniti, Russia, Europa, Canada e Giappone, nato e cresciuto all’ombra della fine della Guerra fredda, quando l’orbita diventava uno spazio di dialogo possibile là dove la Terra restava segnata da distanze politiche profonde.

Oggi quello scenario è cambiato. Lo spazio resta un palcoscenico di straordinaria forza, capace di veicolare messaggi sulle capacità tecnologiche e scientifiche di una nazione, ma anche sui valori che essa intende rappresentare: cooperazione o competizione, apertura o controllo, condivisione o esclusività. Allo stesso tempo, satelliti, orbite e sistemi di lancio sono diventati infrastrutture essenziali per il funzionamento delle economie, per la sicurezza e per l’autonomia decisionale degli Stati. La geopolitica dello spazio non è più soltanto una proiezione simbolica del potere terrestre, ma una sua estensione concreta e quotidiana.

La trasformazione è evidente nei numeri. Nel 2024 la spesa pubblica globale per il settore spaziale civile e militare ha raggiunto un massimo storico stimato di 122 miliardi di euro, mentre gli investimenti privati continuano a crescere, trainati dallo sviluppo di tecnologie dual-use e da modelli industriali sempre più integrati con i mercati terrestri. La sicurezza ha assunto un peso crescente: per il terzo anno consecutivo, i bilanci della difesa hanno superato quelli civili, segnalando come lo spazio sia ormai percepito dai governi come un dominio strategico al pari di terra, mare, aria e cyberspazio.

Accanto a questa nuova dinamica di investimenti, c’è una ulteriore novità: la scena spaziale sempre più affollata, competitiva e politicamente articolata.

Alla fine del 2023, quasi 100 paesi in quattro continenti avevano gestito almeno un satellite. Attualmente esistono 77 agenzie spaziali nazionali in tutto il mondo, 16 delle quali dispongono di capacità di lancio. Paesi emergenti dell’Asia e del Medio Oriente stanno intensificando la loro partecipazione, contribuendo a un panorama spaziale sempre più globale. Questo aprile è stata inoltre inaugurata l’Agenzia spaziale africana (AfSA), un’iniziativa dell’Unione africana (Ua) composta da 55 membri per coordinare gli sforzi già esistenti nel campo spaziale africano e per concretizzare le ambizioni spaziali del continente.

Questo ampliamento del numero di attori rende la cooperazione internazionale indispensabile, ma al tempo stesso favorisce l’emergere di fulcri di cluster collaborativi e una crescente polarizzazione. La Cina, per la realizzazione della stazione lunare prevista per il 2035, International lunar research station (Ilrs), non solo ha stretto una partnership con la Russia, ma nel tempo ha aggiunto come collaboratori anche Pakistan, Azerbaigian, Venezuela, Bielorussia, Sudafrica, Egitto, Thailandia, Nicaragua, Serbia, Kazakistan e Senegal. Sul fronte opposto, gli Stati Uniti continuano a consolidare la propria rete di alleanze e la presenza statunitense sulla Luna attraverso gli Artemis Accords, che mirano a stabilire principi condivisi per l’esplorazione e l’utilizzo della Luna e altri corpi celesti. Con le firme di Malesia e Filippine a ottobre di quest’anno, gli accordi hanno superato le cinquanta adesioni.

In questo quadro, l’Europa occupa una posizione significativa. Il suo modello di governance spaziale ruota attorno all’Agenzia spaziale europea (Esa), organizzazione intergovernativa composta da 23 Stati membri, formalmente esterna all’Unione europea ma fortemente interconnessa con essa. Questa architettura istituzionale, unica nel panorama globale, consente all’Europa di combinare stabilità di lungo periodo, cooperazione industriale paneuropea e capacità tecnologiche di eccellenza, pur in presenza di una pluralità di interessi nazionali.

L’Esa svolge un ruolo centrale non solo come esecutore tecnico dei grandi programmi spaziali europei, ma anche come fattore di integrazione strategica tra gli Stati Membri. Attraverso i suoi programmi e i suoi meccanismi decisionali intergovernativi, l’Agenzia contribuisce alla definizione di standard tecnologici comuni, favorisce il rafforzamento delle filiere industriali europee e offre una piattaforma di rappresentanza collettiva in un contesto geopolitico sempre più competitivo. Sistemi come Galileo, Copernicus ed Egnos hanno dimostrato la capacità europea di sviluppare e gestire infrastrutture spaziali di scala globale, con ricadute dirette sull’economia, sulla sicurezza e sulla sovranità tecnologica del continente.

La ministeriale dell’Esa del novembre 2025 ha segnato un passaggio importante in questa traiettoria. Il livello record di impegni finanziari, pari a 22,3 miliardi di euro – un aumento di oltre il 30% rispetto alla ministeriale del 2022 – segnala una rinnovata fiducia degli Stati membri nel ruolo dell’Esa e nella sua capacità di svolgere un ruolo centrale di coordinamento e attuazione di programmi su cui costruire il futuro. Al di là della dimensione quantitativa, questo risultato riflette una consapevolezza politica condivisa: lo spazio è ormai considerato un’infrastruttura strategica essenziale per la sovranità tecnologica, la sicurezza e l’autonomia decisionale dell’Europa. L’Esa opera ora con un budget record e con un mandato rafforzato, definito dagli Stati membri, che ne ampliano l’impatto concreto nel sostenere lo sviluppo e la competitività dell’ecosistema spaziale europeo.

Uno degli esiti più rilevanti è stato il lancio del programma European resilience from space (Ers), che rappresenta un’evoluzione sostanziale dell’approccio europeo alla sicurezza spaziale, con l’obiettivo di rafforzare la resilienza delle infrastrutture critiche europee. L’ambizione è quella di sviluppare capacità condivise nei settori dell’osservazione della Terra, della navigazione e della connettività sicura, integrando tecnologie e servizi in un’architettura comune a supporto delle istituzioni e degli Stati membri. Il programma Ers rappresenta quindi un primo passo verso il rafforzamento degli strumenti europei di protezione, continuità e affidabilità delle infrastrutture spaziali, in risposta all’intensificarsi della competizione globale e alla crescente importanza di preservare l’operatività degli asset orbitali.

Il programma Ers risponde inoltre alla necessità di superare la frammentazione delle iniziative europee in materia di difesa e resilienza spaziale. In assenza di un coordinamento strutturato, tali iniziative non sarebbero in grado di garantire all’Europa una reale autonomia strategica nello spazio. Pur restando vincolata dalla Convenzione dell’Esa a finalità “esclusivamente pacifiche”, l’Agenzia abilita usi di sicurezza e difesa attraverso capacità dual-use e una stretta cooperazione con le autorità competenti. Ers non rappresenta quindi una deviazione dal mandato pacifico dell’Esa, ma piuttosto la costruzione, per la prima volta, di un pilastro europeo di sicurezza e resilienza spaziale non aggressiva, concepite come risposta all’intensificarsi della competizione spaziale globale e alla crescente vulnerabilità delle infrastrutture orbitali.

In questo contesto, la ministeriale ha anche riaffermato la centralità dell’accesso autonomo allo spazio. Il programma Space Transportation ha ricevuto il livello di finanziamento più elevato, a conferma del ruolo strategico delle capacità di lancio affidabili e competitive nel sostenere l’autonomia europea e la continuità delle attività spaziali. L’introduzione dell’European launchers challenge apre inoltre a un modello più competitivo e diversificato, favorendo l’emergere di nuovi attori industriali e accompagnando l’evoluzione e l’ampliamento di un ecosistema tradizionalmente concentrato.

L’Esa sta ridefinendo in modo sempre più articolato anche il proprio ruolo internazionale. La cooperazione resta un elemento identitario dell’Agenzia, e viene oggi inserita all’interno di una strategia più ampia di autonomia e diversificazione delle partnership. Il rafforzamento dell’asse transatlantico con la Nasa continua a rappresentare un pilastro fondamentale, in particolare nei programmi di esplorazione umana e scientifica, ma è affiancato da un’intensificazione mirata dei rapporti con altri attori internazionali nella prospettiva di complementarità tecnologica e stabilità di lungo periodo.

La Conferenza ministeriale, in linea con questo orientamento, ha riaffermato la centralità della cooperazione con la Nasa, rilanciando progetti simbolicamente e scientificamente di grande rilievo. La decisione di confermare il rover Rosalind Franklin dopo una fase di sospensione rappresenta un esempio emblematico: la missione, che esplorerà il sottosuolo marziano fino a una profondità di due metri alla ricerca di biofirme fossili, ovvero tracce di vita passata, è stata riposizionata con un nuovo obiettivo di lancio verso Marte nel 2028. Allo stesso modo, durante la CM25 è stata annunciata la partecipazione di astronauti europei alle future missioni lunari del programma Artemis, che vedrà il coinvolgimento, in fasi successive, di astronauti tedeschi, francesi e italiani.

La riunione Ministeriale ha anche rafforzato e reso più coerente la linea di diversificazione delle partnership extraeuropee. In questo contesto si inserisce l’intensificazione dei rapporti con l’India (Isro), formalizzata da nuovi accordi e intese di cooperazione che coprono l’addestramento degli astronauti e gli standard per l’esplorazione in orbita bassa e lunare. Questi ambiti non solo ampliano le opportunità scientifiche, ma favoriscono lo sviluppo di sistemi interoperabili e piattaforme comuni, rafforzando l’integrazione tecnologica tra partner.

Un modello particolarmente rilevante è quello della cooperazione con il Canada, unico Stato cooperante non europeo dell’Esa. Durante la CM25, il Canada ha annunciato un aumento della propria sottoscrizione più che triplicata ai programmi dell’Agenzia, il più grande investimento dalla nascita della cooperazione nel 1979. Questa decisione rafforza un rapporto già consolidato, caratterizzato da ritorni industriali significativi e da contributi canadesi in settori strategici quali le comunicazioni, la sicurezza spaziale, l’osservazione della Terra e l’esplorazione. Inoltre, l’Agenzia Spaziale Australiana ha mostrato un grande interesse per il modello di cooperazione Canada – Esa e si è recentemente aperto un mandato per esplorare l’avvio di negoziati.

Il Giappone (Jaxa) occupa una posizione di primo piano nella rete di relazioni internazionali dell’Esa. La collaborazione, ulteriormente approfondita dall’apertura del primo ufficio di collegamento asiatico dell’Esa a Tokyo, copre un ampio spettro di attività, dall’osservazione della Terra alle missioni sugli asteroidi fino alla futura esplorazione lunare. La CM25 ha rafforzato questo asse attraverso la conferma della missione Ramses per la difesa planetaria, dedicata allo studio ravvicinato della risposta di un asteroide a un passaggio vicino alla Terra, che accompagnerà l’asteroide Apophis durante il suo fly-by ravvicinato nel 2029.

La ministeriale del 2025 ha segnato quindi un rafforzamento del posizionamento esterno dell’Esa, contribuendo ad accelerarne e chiarirne l’evoluzione nel quadro definito dagli Stati membri. Le relazioni internazionali restano un pilastro fondamentale, e uno strumento funzionale all’autonomia strategica europea, alla resilienza del sistema spaziale e alla capacità dell’Esa di operare, insieme alle agenzie nazionali, come piattaforma tecnica e di coordinamento stabile ed efficace in un contesto geopolitico frammentato e competitivo.

Nel complesso, il ruolo dell’Esa nel panorama internazionale si presenta oggi più definito, forte e ampio. Pur restando fedele al principio di utilizzo pacifico dello spazio, l’Agenzia si afferma anche nel supporto allo sviluppo di capacità dual-use e come punto di riferimento nella definizione di standard tecnologici e nella promozione di un modello europeo di governance spaziale. In un contesto sempre più articolato, in cui lo spazio è al tempo stesso esplorazione, infrastruttura, mercato e asset geopolitico, l’Esa si conferma come riferimento attraverso cui l’Europa si impegna a trasformare competenze scientifiche e industriali in peso strategico globale.


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