Originariamente l’adempimento introdotto con la finanziaria del 2024 era previsto con scadenza al 30 dicembre di quell’anno, ma una serie di proroghe avevano di volta in volta fatto slittare il termine, fissando date differenziate in base alle dimensioni delle aziende: per le grandi imprese al primo giugno 2025, per le medie imprese al primo ottobre e per le aziende più piccole a fine 2025. Poi, però…
Siamo ancora in alto mare con le polizze catastrofali, cioè con l’obbligo di assicurazione contro le calamità naturali (sismi, alluvioni, frane, inondazioni ecc. ecc.). Eppure secondo il decreto attuativo18/2025 “Tutte le imprese per cui è prevista l’iscrizione nel registro delle imprese, in qualsiasi sezione per qualsiasi finalità, secondo il codice civile e le leggi speciali o la normativa regolamentare attuativa, tempo per tempo vigenti” sono tenute a contrarre polizze che coprano i terreni, i fabbricati, gli impianti, i macchinari, le attrezzature industriali e commerciali.
Come si ricorderà questo tipo di assicurazione fu varato con la legge di Bilancio del 2024, ma dopo tre anni, restano ancora esentati bar, ristoranti, hotel di piccole dimensioni, soprattutto perché manca il portale che avrebbe dovuto predisporre l’Ivass (l’Istituto di Vigilanza sulle assicurazioni) e che dovrebbe consentire, alle imprese di confrontare le polizze e scegliere in modo consapevole. Originariamente l’adempimento introdotto con la Finanziaria del 2024 era previsto con scadenza al 30 dicembre di quell’anno, ma una serie di proroghe avevano di volta in volta fatto slittare il termine, fissando date differenziate in base alle dimensioni delle aziende: per le grandi imprese al primo giugno 2025, per le medie imprese al primo ottobre e per le aziende più piccole a fine 2025.
Poi una prima versione del decreto legge Milleproroghe, varato dal cdm l’11 dicembre 2025 aveva previsto l’allungamento dei termini per queste ultime categorie al 31 dicembre 2026. Successivamente la proroga invece è stata stabilita entro e non oltre il termine del 31 marzo 2026. E non si comprendono i motivi perché il settore assicurativo si è già preparato da tempo, tanto che sono stati sottoscritti molti accordi con alcune associazioni di categoria delle Pmi, che risultano convenienti per queste imprese, come ha spiegato il presidente dell’Ania, Giovanni Liverani, secondo il quale, il prezzo (ossia il premio da versare ogni anno) varia da 100 a 250 euro.
Si tratta, come si vede, di un impegno veramente trascurabile, che consente di far fronte a danni che risultano in genere ingenti e che, al momento, se non dovessero essere coperti con questo tipo di polizze, le aziende sono tenute a sostenere da sole in attesa dell’intervento quasi sempre tardivo da parte dello Stato, come risulta dalle ultime calamità per le quali le imprese attendono ancora buona parte dei rimborsi. Oltretutto le imprese inadempienti, cioè che non sottoscriveranno polizze catastrofali, non potranno avere accesso alle agevolazioni pubbliche specificate dal Decreto del Ministro delle Imprese e del Made in Italy del 18 giuno 2025. In pratica chi non lo fa perde i contributi pubblici di ogni ordine e grado, cosi come è previsto che le compagnie che si rifiutano di stipulare le polizze rischiano sanzioni fino a 500 mila euro.
Non si capisce perciò come e perché qualche associazione di categoria chieda “una tutela statale per le piccole imprese chiamate a iscrivere in bilancio nel 2026 un nuovo costo fisso”. Eppure stiamo parlando di 100, massimo 250 euro di premio. Per riassumere il governo ha fissato scadenze differenziate in base alle dimensioni delle aziende: per le grandi imprese l’obbligo di polizze è scattato il 30 giugno scorso, per le medie imprese da ottobre 2025, per le micro e piccole imprese il 31 dicembre 2025, slittato nel Milleproroghe al 31 marzo 2026 limitatamente alle piccole e micro imprese del turismo e della somministrazione, cioè bar, ristoranti, hotel, pizzerie e tutti i pubblici esercizi, prevedendo “un trattamento differenziato all’interno del sistema delle micro e piccole imprese. Giustamente in questo caso criticato dalle associazioni di categoria.
















