L’operazione americana in Venezuela potrebbe non aver cambiato la strategia cinese su Taiwan, ma porta alla luce le vulnerabilità profonde di Pechino su energia, finanza e catene di approvvigionamento. Perché Caracas è diventata un tassello chiave della competizione strategica globale?
Dal punto di vista di Pechino, l’operazione militare statunitense in Venezuela non è tanto un precedente strategico quanto un evento rivelatore. Rivelatore delle priorità americane, delle nuove modalità di esercizio del potere e, soprattutto, delle vulnerabilità cinesi.
La reazione ufficiale di Pechino — dura sul piano retorico, prudente su quello operativo — riflette una linea ormai consolidata: sfruttare l’episodio per delegittimare Washington, senza però modificare in modo sostanziale il proprio calcolo strategico su dossier centrali come Taiwan.
Ma il Venezuela non è solo una questione politica. È un nodo energetico, finanziario e industriale che incrocia interessi cinesi profondi: dal petrolio pesante alle catene di approvvigionamento critiche, fino al ruolo del dollaro e alle ambizioni strategiche di lungo periodo di Pechino.
Nell’edizione di questa settimana di “Indo-Pacific Salad” analizziamo come l’operazione americana si inserisca nella più ampia cornice America First, quali costi reali potrebbe generare per la Cina e perché, al di là della propaganda, il caso venezuelano rappresenta un test significativo per l’equilibrio globale.
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