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La ricomposizione delle relazioni India-Trump passa dalla Pax Silica

Washington intende allentare le tensioni commerciali con l’India affiancando al dialogo sui dazi un’offerta strategica: l’ingresso di New Delhi in Pax Silica. La mossa rafforza l’integrazione dell’India nelle filiere tecnologiche critiche e la colloca al centro della competizione globale per il controllo delle tecnologie avanzate

Nuova Delhi — Dall’Economic Times al Times of India, passando per Mint, Hindustan Times e Business Standard, fino al Financial Express, che parla apertamente di una “speranza di accordo”: la stampa indiana ha letto in modo convergente le dichiarazioni del nuovo ambasciatore statunitense a New Delhi, Sergio Gor, interpretandole come il segnale di una possibile distensione sul fronte commerciale — e, nella logica transazionale dell’era trumpiana, anche politica. Al centro della narrazione, l’annuncio che l’India sarà invitata il prossimo mese ad aderire a “Pax Silica”, l’iniziativa guidata dagli Stati Uniti per mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento delle tecnologie critiche.

Da qui in avanti, il messaggio che emerge è duplice. Da un lato, Washington cerca di evitare che le frizioni su dazi e commercio degenerino in un irrigidimento strutturale del rapporto bilaterale; dall’altro, offre a New Delhi un ancoraggio strategico più profondo, che va ben oltre il perimetro strettamente economico. È un rimodellamento della relazione che sia indiani che americani ritengono indispensabile — anche perché l’India, diventata la quarta economia del mondo secondo i dati di fine 2025, è ormai una realtà con cui il dialogo è irrinunciabile, soprattutto nel multipolarismo che si sta componendo sulla scena delle relazioni internazionali.

E allora, sebbene il commercio resta un dossier sensibile, Washington lavora per inserire tutto in una cornice politica più ampia. Il riferimento alla “reciprocità” evocata dal segretario di Stato Marco Rubio — equità negli scambi, rispetto reciproco e sicurezza condivisa — suggerisce che le relazioni economiche sono ormai inseparabili dalle considerazioni strategiche. Ma è in questo senso, il dialogo commerciale diventa uno strumento per stabilizzare una partnership che Washington considera centrale nel lungo periodo.

L’ingresso dell’India in Pax Silica risponde anche a dinamiche interne indiane. La mancata inclusione iniziale nel gruppo ristretto dei Paesi fondatori (Regno Unito, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Australia, Israele, Paesi Bassi, Emirati Arabi Uniti, e Taiwan partner laterale ma cruciale, a cui si aggiunge da oggi anche il Qatar) aveva alimentato interrogativi politici e critiche sul reale peso di New Delhi nel disegno strategico statunitense. L’invito a entrare ora nel formato rafforzato dell’iniziativa contribuisce a ricomporre quelle percezioni, riaffermando il ruolo dell’India come interlocutore di primo piano.

Sul piano concreto, l’adesione segna un cambio di status. L’India viene di fatto inserita nel perimetro dei partner considerati Tier-1, anche per affidabilità per la sicurezza tecnologica americana, con potenziali ricadute su ambiti finora particolarmente sensibili, come la manifattura avanzata dei semiconduttori e le applicazioni più sofisticate dell’intelligenza artificiale. Si apre così la possibilità di una cooperazione più profonda su trasferimenti tecnologici e investimenti mirati, rafforzando le ambizioni indiane nel settore dei chip e dei minerali critici.

La posta in gioco, tuttavia, non è solo industriale. Pax Silica nasce anche come strumento geopolitico, con l’obiettivo — non dichiarato ma palesemente riconoscibile — di ridurre la dipendenza dalla Cina nelle filiere ad alto valore aggiunto e di promuovere un’alternativa credibile nel campo della manifattura avanzata. In questo quadro, l’India viene sempre più vista come il fulcro di una strategia di diversificazione che mira a riequilibrare il baricentro tecnologico globale.

Non meno rilevante è la dimensione normativa. L’iniziativa punta a favorire standard comuni sullo sviluppo e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie critiche, consolidando un ecosistema guidato da Paesi politicamente affini. Una narrativa che richiama valori e governance condivisi, ma che riflette soprattutto la competizione strutturale per il controllo delle tecnologie chiave dei prossimi decenni.

Nel complesso, la sequenza di segnali lanciati da Washington indica un tentativo consapevole di raffreddare le tensioni commerciali senza rinunciare a una più ampia strategia di contenimento tecnologico e industriale. Per New Delhi, la sfida sarà capitalizzare le opportunità offerte dall’integrazione in Pax Silica, mantenendo al tempo stesso margini di autonomia in un contesto di crescente polarizzazione dell’economia globale.


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