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Investire in salute per rafforzare Italia ed Europa. Il dibattito in Senato

Oggi in Sala Zuccari, al Senato, la salute è stata letta come architrave della governance pubblica, dal livello nazionale a quello europeo. Zaffini: non politica settoriale, ma bene pubblico universale, investimento per la crescita e leva di stabilità democratica

La salute come bene pubblico, investimento e architrave della coesione democratica. È questo il filo conduttore emerso dal confronto istituzionale La salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme. Il ruolo dei parlamenti nazionali nella promozione della salute e del benessere dei cittadini in Italia e in Europa, promosso in Senato dal presidente della commissione Affari sociali Francesco Zaffini, che ha riunito rappresentanti del Governo, delle Regioni e delle istituzioni europee e internazionali. Un confronto che ha messo in primo piano sfide e soluzioni comuni ai fenomeni che attraversano il Paese e il Continente.

Un cambio di paradigma per la sanità italiana

Zaffini ha rivendicato un cambio di paradigma nella politica sanitaria italiana: prevenzione e medicina territoriale, equità di accesso e centralità della persona. In questa direzione si inseriscono le scelte dell’ultima legge di bilancio, che destina 238 milioni di euro a decorrere dal 2026 agli interventi di prevenzione in un Paese che invecchia, nonché il disegno di legge sulla salute mentale a sua prima firma. La pandemia da Covid-19, ha ricordato, ha agito da “moltiplicatore di criticità”, ma ora “anche da parte degli organismi multilaterali, si comincia nuovamente a porre al centro il tema dei determinanti di salute, superando la logica della rincorsa all’emergenza”, ha affermato il senatore.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ribadito che il Servizio sanitario nazionale, a 47 anni dalla sua istituzione, resta un orgoglio nazionale ma va reso più moderno e più vicino ai bisogni dei cittadini. Esigenza che ha portato all’approvazione in Cdm nella data di lunedì 12 gennaio del disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio sanitario nazionale. Il punto chiave per il ministro è comprendere “medicina territoriale e ospedaliera non come ambiti contrapposti ma come parte dello stesso sistema”, valorizzando dati sanitari, nuove tecnologie e intelligenza artificiale.

Invecchiamento attivo, prevenzione, sensibilizzazione, nonché tutte le campagne che rendono il cittadino protagonista della salute – ha sottolineato Schillaci – sono la bussola per affrontare l’aumento delle cronicità, considerando che oltre il 60% del carico di malattia è legato a fattori di rischio modificabili. In questo quadro si collocano anche misure che pongono l’Italia come “pioniera in europa”, dal riconoscimento dell’obesità come patologia cronica agli screening pediatrici per celiachia e diabete di tipo 1, fino all’approvazione dell’oblio oncologico.” Riflessione, quella sulla prevenzione, condivisa in pieno anche da Sandra Gallina, direttrice generale del DG Sante dell’Unione europea, che ha definito la responsabilizzazione del singolo attraverso la prevenzione come “la vera rivoluzione” a fronte delle sfide odierne, dal nuovo assetto demografico, alla necessità di rendere i sistemi più sostenibili efficienti ed efficaci.

Dove si misura il sistema: pronto soccorso, personale, prossimità

Dal livello territoriale, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha richiamato l’urgenza di intervenire su pronto soccorso, carenza di personale e sedi disagiate, rafforzando la medicina territoriale e il ruolo dei medici di medicina generale nelle Case di Comunità. Le liste d’attesa e l’attrattività dei territori restano nodi critici, aggravati da dinamiche demografiche e urbanistiche. A completare il quadro, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone, ha indicato in malattie croniche e invecchiamento le principali sfide di salute pubblica, sottolineando la necessità di colmare la storica frattura tra territorio e ospedale e di rafforzare l’assistenza sociosanitaria, a partire dalla prevenzione precoce. Il presidente della Federazione degli ordini dei medici Filippo Anelli ha infine richiamato l’urgenza di ridurre le disuguaglianze e di considerare la salute come investimento strategico europeo, capace di generare benefici economici e sociali di lungo periodo.

Kluge: l’Europa può essere forte solo se è in salute

Uno sguardo europeo e globale è arrivato dal direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, Hans Kluge, che ha richiamato il nesso inscindibile tra salute, pace e prosperità. “Non esistono società forti, né un’Europa forte senza persone in buona salute”, ha affermato, ricordando che la competitività e l’autonomia strategica dell’Unione dipendono da investimenti continui nei beni pubblici essenziali. Invecchiamento sano e attivo, innovazione digitale e intelligenza artificiale, clima e salute, malattie non trasmissibili e sicurezza sanitaria sono le priorità della Roadmap europea dell’Oms. Centrale, per Kluge, soprattutto il ruolo dei Parlamenti, chiamati a tradurre evidenze scientifiche e strategie in decisioni politiche, bilanci e responsabilità istituzionale: la collaborazione con le assemblee legislative “non è opzionale, è fondamentale” e i parlamenti dimostrano che possono “guardare oltre i silos e trovare soluzioni comuni e trasversali”. Giulio Terzi di Sant’Agata, senatore e presidente della commissione politiche Ue, ha richiamato i principi guida dell’attuale semestre cipriota: “coesione ed unità, outreach nei confronti del resto del mondo, sicurezza e tutela”, elementi per cui “il fattore unificante è la salute” declinata come “benessere fisico, prevenzione delle malattie, capacità di avanzare e progredire con la scienza e le nuove tecnologie e di mantenere le catene di approvvigionamento”. Su questo anche Zaffini ha sottolineato la trasversalità della salute: “Non una politica settoriale. ma un bene pubblico universale, un investimento per la crescita e una leva di stabilità democratica”.


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