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Cosa c’è dietro allo sventato attentato al presidente del Costa Rica

Alla vigilia delle elezioni del 1° febbraio, il Costa Rica affronta uno dei momenti più delicati della sua storia recente. Il presunto complotto contro Rodrigo Chaves evidenzia l’impatto crescente della criminalità organizzata sulla politica nazionale

Violenza e politica tornano ad intrecciarsi nell’area caraibica, dopo che un presunto complotto per assassinare il presidente uscente del Costa Rica, Rodrigo Chaves, sarebbe stato sventato a poche settimane dalle elezioni generali previste per il 1° febbraio. A rivelarlo è stato  Jorge Torres, direttore della Direzione di Intelligence e Sicurezza Nazionale (Dis), che ha riferito il caso all’ufficio del procuratore generale. Secondo quanto dichiarato da Torres ai giornalisti durante un incontro tenutosi martedì 13 gennaio, l’allarme è scattato sulla base di informazioni provenienti da una “fonte confidenziale”, definite dallo stesso capo dell’intelligence come “dolorose”. Pur rifiutandosi di entrare nei dettagli, alcuni media locali hanno riportato che una donna avrebbe ingaggiato un sicario con l’obiettivo di uccidere il capo dello Stato. “Si tratta di un caso eccezionale. Non possiamo correre alcun rischio quando è in gioco la vita del presidente della Repubblica”, ha affermato Torres.

La notizia arriva in un momento delicato per il Costa Rica, Paese tradizionalmente considerato un’isola di stabilità in America Centrale, ma la cui reputazione è stata recentemente offuscata dalla costante crescita della criminalità organizzata. Tra i fenomeni più preoccupanti figura in particolare l’ascesa di un gruppo criminale transnazionale noto come South Caribbean Cartel. Chaves, leader conservatore con un indice di gradimento che secondo i sondaggi recenti si attesta al 63%, ha costruito gran parte del proprio profilo politico su una linea dura contro il crimine. Non stupisce dunque che la criminalità organizzata possa avere intenzione di compiere nei suoi confronti un atto così forte come un omicidio. “È qualcosa di impensabile”, ha dichiarato un alto funzionario costaricano che ha chiesto di restare anonimo. “Chaves è una figura divisiva, ma questa situazione va presa estremamente sul serio”.

Negli ultimi mesi, il presidente ha evitato per due volte la revoca dell’immunità presidenziale necessaria per affrontare accuse di corruzione, che ha sempre respinto. A dicembre, il parlamento ha bloccato anche una richiesta dell’autorità elettorale volta a perseguirlo per una presunta ingerenza elettorale, dal momento che i presidenti in carica non possono esprimersi a favore del proprio partito. In luglio, anche un tentativo della Corte Suprema di far revocare l’immunità per processarlo per corruzione era stato respinto dai legislatori. Chaves ha accusato magistratura e procure di voler ostacolare la sua agenda di riforme.

Sul fronte elettorale, i sondaggi indicano in netto vantaggio Laura Fernández, candidata del Partito Popolo Sovrano ed ex capo di gabinetto dello stesso Chaves. In un panorama politico estremamente frammentato, con circa venti candidati e almeno un terzo degli elettori ancora indecisi, Fernández raccoglie circa il 40% delle preferenze secondo il poll tracker di Americas Society/Council of the Americas, soglia che le consentirebbe di evitare un ballottaggio previsto per aprile. Anche lei ha promesso di proseguire la linea dura del presidente uscente sul fronte della sicurezza.


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