Il colosso di Jeff Bezos ha siglato una partnership biennale con Rio Tinto per l’estrazione del metallo, fondamentale per alimentare i data center. Lo farà tramite una nuova tecnologia, Neuton, che andrà a prendere quel rame da sempre considerato poco redditizio. Tutto questo comporterà un aumento dei prezzi dell’energia e un’offerta sempre più in ritardo rispetto alla domanda impellente delle Big Tech
Che ci sia un problema di energia legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale è storia nota. I più energivori sono i data center, allo stesso tempo essenziali per garantire il progresso. Amazon prova a trovare una soluzione. Lo fa partendo dall’ultima miniera di rame rivitalizzata lo scorso anno, l’unica in grado di dare agli Stati Uniti un apporto di rame da oltre un decennio. Il sito si trova in Arizona, nei pressi di Tucson, e appartiene alla società di estrazione mineraria Rio Tinto. Che, come scrive in esclusiva il Wall Street Journal, insieme ad Amazon Web Service – che fornirà servivi di cloud computing – ha sottoscritto un accordo di fornitura biennale per estrarre giacimenti di rame di bassa qualità. La tecnica è innovativa. Si usano batteri e acido per tirare fuori il rame dai minerali che vengono considerati troppo poveri o troppo costosi per essere trattati. A guidare l’estrazione sarà la tecnologia Nuton, che può essere vista come un prototipo, un tentativo per capire la fattibilità di questo nuovo metodo di estrazione.
La vicenda mette in luce tutti i nodi che potrebbero presentarsi negli anni a venire. La necessità di metalli, soprattutto di rame, è fondamentale per alimentare i data center. Chi tra le Big Tech ci mette le mani per prima, avrà un bel vantaggio sulla concorrenza. Ecco perché tutte hanno fretta di chiudere accordi. Con ovvie conseguenze sui prezzi del metallo. Il rame viene venduto a Londra e New York a prezzi record, con scambi che superano i 6 dollari a libbra e con i future del 2025 che hanno registrato un forte rialzo (+41%). Ad aumentarne ancor di più il valore sono poi i dazi di Donald Trump, che starebbe pensando di imporre nuove tariffe su alcuni prodotti realizzati in rame.
Anche se la politica della Casa Bianca va in direzione opposta, preferendo tornare alle trivellazioni piuttosto che abbracciare la trasformazione green, tutta questa necessità di rame farà inevitabilmente diminuire l’offerta, incapace di star dietro alla domanda. Secondo S&P Global, si stima che la richiesta di rame aumenterà del 50% entro il 2040, segnando un gap con la produzione del 25%.
C’è anche un ostacolo tempistico. Da quando una miniera viene aperta a che diventare operativa, richiede più di vent’anni di pazienza. Tanto, troppo tempo che le aziende non possono permettersi di aspettare. Per questo Rio Tinto ha deciso di affidarsi a Neuton. Andando a recuperare quello che gli altri hanno sempre scartato. Secondo le previsioni dell’azienda, il 70% delle riserve globali di rame è contenuto in questi minerali considerati poco vantaggiosi per il trasporto, la fusione e la raffinazione.
L’enorme consumo di energia avrà anche delle ripercussioni sulla popolazione civile. Anzi, le sta già avendo. Molti americani si sono ritrovati bollette onerose, molto più del passato. È la tassa dell’intelligenza artificiale, un’imposta necessaria per garantire agli Usa il predominio tecnologico. Spiegarlo agli elettori però non è semplice. Anche su questo sembra esserci consapevolezza. Non a caso, Microsoft ha annunciato di voler coprire una parte dei costi e di fornire aiuto e collaborazione alle aziende locali. “Soprattutto quando le aziende tecnologiche sono così redditizie, è ingiusto e politicamente irrealistico per il nostro settore chiedere al pubblico di farsi carico dei costi aggiuntivi dell’elettricità per l’intelligenza artificiale”, ha spiegato il vicepresidente e presidente Brad Smith. Trump ringrazia e promette che tanti altri seguiranno l’esempio dell’azienda di Redmond: “I data center sono fondamentali (per il boom dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti), ma le grandi aziende tecnologiche che li costruiscono devono ‘pagarsi di tasca propria’. Congratulazioni a Microsoft. Presto ne arriveranno altri”, ha scritto il presidente sui suoi social.
















