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Difesa, rotte, alleanze. Cosa c’è scritto nel piano-Artico del governo italiano

Il corposo documento programmatico presentato oggi dal governo è una vera e propria cartina di tornasole per analizzare lo status quo dell’Artico, immaginare proiezioni lungimiranti e definire un percorso progettuale che possa portare ad una serie di risultati grazie al rafforzamento dell’impegno italiano nella regione. Non solo geopolitica, ma progetti di difesa, business e scienze

Non solo nuove rotte commerciali nate dal progressivo scioglimento dei ghiacci. L’Artico è tanto altro e il governo Meloni da tempo lo ha messo nel mirino come obiettivo programmatico per una serie di ragioni. In primis la collaborazione in loco con le agenzie internazionali e l’Ue, in secondo luogo per tracciare una nuova linea che da quel quadrante giunga nel Mare Nostrum e infine per ribadire che nei tavoli internazionali che contano Roma è presente. Materie prime, scambi, relazioni fra nuovi e vecchi alleati sono gli elementi prismatici che in quel fazzoletto di ghiaccio si confronteranno.

I principi del piano

Rafforzare lo status dell’Italia nell’Artico, consolidare il diritto internazionale, preservare l’ambiente unico dell’area e le attività umane presenti, garantire il coinvolgimento dell’Unione Europea in loco nella consapevolezza che l’Artico è anche un territorio europeo e che il cosiddetto asse Nord-Sud che va dall’Artico al Mediterraneo è una sorta di polizza assicurativa per l’unità del vecchio continente. Il piano la “Politica Artica Italiana. L’Italia e l’Artico: i valori della cooperazione in una regione in rapida trasformazione”, documento programmatico presentato oggi dal governo, è una vera e propria cartina di tornasole per analizzare lo status quo dell’Artico, immaginare proiezioni lungimiranti e definire un percorso progettuale che possa portare ad una serie di risultati grazie al rafforzamento dell’impegno italiano nella regione. Durante la cerimonia di presentazione a Palazzo Madama è stato dato ampio risalto alla fase progettuale comune fra tre ministeri, Esteri, Difesa e Università con il comun denominatore rappresentato dal ruolo dell’Italia, ovvero “un attore influente e dinamico nella ricerca scientifica artica internazionale”.

Come procederà il lavoro

Nell’Artico la parola d’ordine sarà gioco di squadra, dal momento che il lavoro degli scienziati italiani sarà intrecciato al canovaccio internazionale collaborando con le istituzioni di altri Paesi operanti nella regione. Per cui sul piano scientifico i soggetti attivi e operativi sono l’International Arctic Science Committee (IASC), l’European Polar Board (EPB), il Sustaining Arctic Observation Network (SAON) e l’Arctic Science Funders Forum (ASFF). Accanto all’azione pratica ci sarà la traccia di natura economica, sui cui il piano dell’Italia riconosce fattivamente “l’importanza dell’inclusione delle popolazioni indigene, promuovendo uno sviluppo rispettoso di un ambiente delicato”. Roma ritiene l’Artico “una delle aree di maggiore interesse per una concreta applicazione tecnologica dei principi dello sviluppo sostenibile”. Per questa ragione nel documento si ribadisce che “l’integrazione del continente europeo riguarderà anche il rafforzamento dell’asse nord-sud dall’Artico al Mediterraneo” e che “i valori della cooperazione internazionale in Artico rimangono centrali per affrontare sfide complesse attraverso il dialogo tra gli Stati ed un multilateralismo attivo”.

Le parole dei ministri

“Siamo disponibili, come abbiamo fatto finora, a impegnarci come difesa perché l’asse della difesa è fondamentale per il supporto su cui fare ricerca, diplomazia ed è il basamento su cui il Paese si presenta e ci consente di far parte di consessi internazionali – ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto – In quella zona che è la terra di nessuno occorre che ci sia qualcuno che costruisca delle regole”. E ha aggiunto un elemento di prospettiva: “La difesa avrà nei prossimi anni, per gli impegni internazionali che ci siamo assunti, la necessità di avere un aumento del suo budget, un incremento. Considero l’incremento del Budget della difesa un incremento del budget a disposizione del Paese: quindi della ricerca, della diplomazia, della capacità nostra di proiezione all’estero del Paese, non soltanto della parte militare. E l’Artico sarà uno dei luoghi insieme allo spazio, insieme ai fondali marini, insieme all’Africa dove noi dovremmo fare sinergia e concentrarci, perché da questi settori da questi nuovi orizzonti dipenderà gran parte del futuro non più nostro ma dei nostri figli”.

Secondo il ministro degli esteri Antonio Tajani l’Artico è una regione sempre più strategica per gli interessi politici, economici e scientifici italiani. “Con questa Strategia, l’Italia si dota di una visione di sistema e di lungo periodo. Vogliamo approfondire le relazioni con i Paesi artici, contribuire alla sicurezza euro-atlantica, rafforzare i programmi di ricerca e promuovere nuove opportunità economiche per le nostre imprese. Ho quindi deciso – ha proseguito – di istituire un tavolo imprenditoriale dedicato all’Artico con le aziende italiane in settori chiave come difesa, energia, ambiente, spazio, anche in vista di una prossima missione di sistema nella regione”.

Rispetto all’Artico non siamo all’anno zero, ha precisato la ministra dell’Università e della ricerca Anna Maria Bernini, “ma continuiamo un lavoro iniziato 50 anni fa da protagonisti nel mondo Artico, Antartico e Terzo polo stimolando connessioni e sinergie capaci di esplorare la nascita del nostro futuro. Per cui ecco che la ricerca anche nell’Artico avrà un ruolo primario: “Si fa con navi di ricerca oceanografiche civili e militari ma anche dall’alto tramite satelliti e droni, anche militari” che guardano anche a “sicurezza, difesa e commercio. Ciò che succede nell’Artico non riguarda solo l’Artico ma il mondo”.


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