Dalle Alpi svizzere, teatro del World economic forum, arriva la risposta dell’Europa alle pretese degli Stati Uniti sull’Artico. Se c’è un problema lo si deve risolvere insieme, se la Casa Bianca non si ferma la risposta di Bruxelles sarà ferma. Ma il segretario al Tesoro ribatte, l’Ue non commetta sciocchezze punendo gli Usa, semmai pensi ad attuare l’agenda Draghi. E sul debito americano niente scherzi
C’era attesa per Ursula von der Leyen, la voce dell’Europa che si è levata da Davos, nel cuore delle Alpi svizzere. Ma forse, il termometro è destinato a salire ancora, almeno fino a domani, ore 14.30, quando sul palco del World economic forum salirà Donald Trump. Sono giorni di grande confusione per il mondo, ancora incapacitato a decifrare lo scacchiere dell’Artico e i suoi possibili effetti collaterali sull’economia. Washington vuole la Groenlandia, per diverse ragioni. L’Europa non è disposta a cedere, almeno per ora. Il passo per una nuova e più devastante guerra commerciale è, dunque, breve.
Il bicchiere mezzo pieno di Ursula
Dentro il messaggio di von der Leyen, risuonato poco dopo le 11 del mattino e preceduto dal preambolo di Larry Fink, ceo di Blackrock e co-presidente del forum di Davos, c’era molta lucidità condita da un pizzico di preoccupazione. Tanto per cominciare, secondo la presidente della Commissione europea, gli shock geopolitici, quale una nuova stagione dei dazi sarebbe, possono e devono rappresentare un’opportunità per l’Unione europea. “Gli shock possono e devono rappresentare un’opportunità per l’Europa. A mio avviso, il cambiamento sismico che stiamo attraversando oggi è un’opportunità, anzi una necessità, per costruire una nuova forma di indipendenza europea. Questa esigenza non è né nuova né una reazione agli eventi recenti. È un imperativo strutturale da molto più tempo”, ha messo in chiaro von der Leyen.
“Quindi, quando ho usato questo termine, indipendenza europea, circa un anno fa, sono rimasta sorpreso dalle reazioni scettiche. Ma meno di un anno dopo, esiste ormai un vero consenso attorno a questo concetto. La rapidità e la portata quasi impensabile del cambiamento hanno contribuito a questo, ma l’imperativo di fondo resta lo stesso”. Per von der Leyen “la verità è che potremo sfruttare questa opportunità solo se riconosceremo che questo cambiamento è permanente. Certo, la nostalgia fa parte della storia umana. Ma la nostalgia non riporterà indietro il vecchio ordine”.
L’Europa non farà la bella statuina
Capitolo Groenlandia, alias Stati Uniti e il loro presidente. L’Artico, per stessa ammissione di von der Leyen, “non era una priorità”, quando la presidente della Commissione ha iniziato a preparare il suo discorso per Davos. Ma la storia, si sa, a volte corre veloce. “Quando ho iniziato a preparare il discorso di quest’anno la sicurezza nella regione dell’Estremo Nord non era il tema principale. Ma per molti versi, si collega al tema più ampio da cui ho iniziato oggi. Che l’Europa deve accelerare la sua spinta verso l’indipendenza, dalla sicurezza all’economia, dalla difesa alla democrazia. Il punto è che il mondo è cambiato in modo permanente. Dobbiamo cambiare con lui”.
L’Ue ha steso la sua prima strategia per l’Artico nel 2008, diciotto anni fa, ma a tutt’oggi non dispone di rompighiaccio in grado di navigare nel Mare Artico. Alcuni Paesi, come Finlandia e Svezia, possono contare su navi rompighiaccio, ma sono adatte solo al Mar Baltico, che ghiaccia parzialmente in inverno, non alle dure condizioni dell’Artico. Quindi il passaggio sulle tariffe minacciate dagli Usa a chi si metterà di traverso agli Stati Uniti. L’imposizione di dazi aggiuntivi sulle importazioni dai Paesi europei che hanno mandato militari in Groenlandia , dice, è “un errore”, e l’Europa è “pienamente impegnata” per la sicurezza dell’Artico.
Mano tesa agli Stati Uniti
C’è però sempre spazio per la diplomazia. E a Bruxelles lo sanno. “Per quanto riguarda la sicurezza della regione artica, l’Europa è pienamente impegnata. E condividiamo gli obiettivi degli Stati Uniti in questo senso. Ad esempio, la Finlandia, uno dei membri più recenti della Nato, sta vendendo i suoi primi rompighiaccio agli Stati Uniti. Questo dimostra che abbiamo le capacità necessarie proprio qui, nel ghiaccio, per così dire. Che i nostri membri settentrionali della Nato dispongono già di forze pronte per l’Artico”.
“La sicurezza artica può essere raggiunta solo insieme. Ecco perché i dazi aggiuntivi proposti sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data. L’Ue e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica come negli affari, un accordo è un accordo. E quando gli amici si stringono la mano, deve pur significare qualcosa”. Finché, però, gli Usa andranno per la loro strada, non guardandosi intorno, l’Europa farà l’Europa. L’Ue lavora per una “massiccia impennata degli investimenti in Groenlandia. Stiamo lavorando a un pacchetto per sostenere la sicurezza dell’Artico, partendo da un principio: piena solidarietà con la Groenlandia e il Regno di Danimarca. La sovranità e l’integrità del loro territorio non sono negoziabili”.
Il monito di Bessent (che cita Draghi)
Una prima reazione a von der Leyen, in attesa che domani parli Trump, è arrivata dal segretario al Tesoro, Scott Bessent, anch’esso presente a Davos con la rappresentanza americana. “Agli europei sulla Groenlandia dico la stessa cosa che ho detto ad aprile dopo il liberation day: sedetevi, prendete un bel respiro e non fate rappresaglie. Domani qui ci sarà il presidente che porterà il suo messaggio, avrà incontri e avrà la mente aperta. Perché questa risposta rapida?”.
Bessent ha poi argomentato la posizione della Casa Bianca in merito all’isola dei ghiacci. “Il presidente ha una visione molto netta sulla sicurezza dell’emisfero occidentale e sul fatto che la Groenlandia è essenziale per lo scudo missilistico Usa. Ed è preoccupato che se ci fosse un’incursione in Groenlandia gli Usa verrebbero chiamati a difenderla. Diventa sempre più attraente per conquiste straniere ritiene fortemente che deve essere parte degli Usa per prevenire un conflitto, piuttosto che vedere gli Usa coinvolti ex post“.
Il numero uno del Tesoro americano, poi, ha dedicato un passaggio del suo intervento a Davos a Mario Draghi, visto e percepito da Washington come una delle menti più lucide del Vecchio Continente. Il riferimento è all’ambizioso e al contempo realista rapporto presentato ormai oltre un anno fa dall’ex presidente della Bce. “Se devo dare un consiglio all’Europa è quello di “rendere operativa l’agenda Draghi che doveva ridurre il grado di burocratizzazione in Europa. Ho parlato con alcuni imprenditori che mi hanno detto che è molto più facile fare business in Cina che in Europa”.
Il rebus del debito americano
Anche la questione del debito americano in pancia ai risparmiatori e alle banche europee ha trovato spazio nelle parole del responsabile della prima economia globale. Nelle scorse settimane si è fatta largo l’idea che, se le cose con gli Stati Uniti si mettessero male, l’Europa avrebbe nel suo armamentario uno strumento, tra gli altri, con cui danneggiare davvero l’economia americana. Ovvero, vendere tutti gli asset, americani, azioni, obbligazioni e strumenti finanziari di ogni tipo, detenuti in Europa e che valgono qualcosa come 12 mila miliardi di dollari.
Ma Bessent ha provato a esorcizzare la possibilità di vendere Treasury in risposta alle ambizioni Usa sulla Groenlandia. Una narrazione che “sfida ogni logica e non potrei essere più in disaccordo”. Anzi, è il consiglio del segretario al Tesoro, “fate un bel respiro profondo e lasciate che la situazione faccia il suo corso. Non ascoltate l’isteria dei media”.
















