Skip to main content

Cosa racconta dell’IndoMed la visita di Bin Zayed a Delhi

La visita lampo di Mohammed bin Zayed a Nuova Delhi consolida l’asse strategico India-Emirati, rafforzando cooperazione energetica e difensiva in un quadro di crescente diversificazione indiana. Sullo sfondo le intese incrociate nel Golfo e nel subcontinente riflettono una logica di hedging strategico più che di alleanze rigide

La visita di Mohammed bin Zayed Al Nahyan a Nuova Delhi, durata poco più di tre ore, ha avuto un peso politico e strategico ben superiore alla sua brevità. Accolto personalmente all’aeroporto dal primo ministro, Narendra Modi, il leader emiratino ha siglato con l’India una serie di intese che rafforzano una relazione già densa, portandola su un piano più esplicitamente strategico. Al centro dell’incontro, un accordo energetico di lungo periodo e una lettera d’intenti per la costruzione di una partnership strutturata nel settore della difesa, mentre i due governi hanno ribadito l’obiettivo di raddoppiare l’interscambio commerciale fino a 200 miliardi di dollari entro il prossimo decennio.

Sul piano economico, l’intesa più immediata riguarda il gas naturale liquefatto. Adnoc fornirà a Hindustan Petroleum Corporation 0,5 milioni di tonnellate di lng all’anno per dieci anni a partire dal 2028, consolidando la posizione degli Emirati come uno dei principali fornitori energetici dell’India. Per Abu Dhabi si tratta di un tassello coerente con una strategia di lungo periodo che punta a legare stabilmente la domanda asiatica alle proprie capacità di esportazione, mentre per Nuova Delhi l’accordo rafforza la sicurezza energetica in una fase di forte volatilità dei mercati globali. Per l’India, significa assicurarsi forniture di primaria necessità da un partner solido, con cui la visione sull’Indo-Mediterraneo è comune e coerente.

L’elemento di ulteriore interesse si colloca sul terreno della sicurezza. La lettera d’intenti firmata dai due Paesi apre la strada a un accordo quadro sulla cooperazione militare e industriale, che include ambiti come il contrasto al terrorismo, la sicurezza marittima, il cyber, le tecnologie avanzate e l’addestramento delle forze speciali. Il segretario agli Esteri indiano, Vikram Misri, ha sottolineato come questa evoluzione rappresenti il consolidamento di un percorso avviato negli ultimi anni, segnato da esercitazioni congiunte e da un dialogo sempre più strutturato tra le rispettive istituzioni della difesa.

Questa cooperazione va letta anche alla luce di una trasformazione profonda del ruolo emiratino nel settore militare. Gli Emirati stanno progressivamente abbandonando lo status di grandi importatori di sistemi d’arma per affermarsi come produttori e fornitori regionali, con ambizioni che ormai travalicano il Golfo. La crescita di un ecosistema industriale nazionale, sostenuto da investimenti in ricerca e sviluppo e da partnership selettive con attori stranieri, ha cambiato la percezione di Abu Dhabi come semplice acquirente di tecnologie occidentali. Il conglomerato Edge è diventato il simbolo di questo passaggio, con un portafoglio che spazia dai sistemi navali ai droni, dall’elettronica alla manutenzione avanzata, e con contratti di esportazione in rapido aumento.

Per l’India, questa evoluzione emiratina rappresenta un’opportunità strategica. Nuova Delhi è impegnata da anni in un processo di diversificazione delle proprie forniture militari, dopo una dipendenza storica dalla Russia che oggi appare sempre meno sostenibile sul piano politico e industriale – toccando anche, in parte, il mondo dell’energia. La possibilità di cooperare con un partner come gli Emirati, capace di offrire non solo piattaforme ma anche co-produzione, trasferimento tecnologico e capacità di manutenzione, risponde a esigenze concrete della pianificazione indiana, da leggere nel quadro del programma “Make in India”, senza le rigidità che spesso caratterizzano i rapporti con i grandi fornitori tradizionali.

È in questo contesto che l’intesa India-Uae assume anche una valenza che va oltre la dimensione bilaterale. La firma dell’accordo arriva infatti a ridosso di un’intesa di mutua difesa siglata tra Arabia Saudita e Pakistan, mentre Islamabad lavora a una possibile cornice trilaterale con Riyadh e Ankara. Questi sviluppi si inseriscono in una fase di crescente competizione tra Emirati e Arabia Saudita, emersa con chiarezza nei dossier yemenita e sudanese e aggravata da divergenze su produzione energetica e posture regionali. Allo stesso tempo, la rivalità strutturale tra India e Pakistan continua a costituire una costante del subcontinente, con implicazioni che si riflettono sempre più anche nei rapporti con il Golfo.

Letti insieme, questi accordi non delineano blocchi contrapposti né alleanze rigide, ma piuttosto un intreccio di relazioni funzionali che riflettono la logica di quello che gli studiosi definiscono “hedging” strategico. Gli Emirati rafforzano il legame con l’India, puntando su un partner asiatico in crescita e relativamente distante dalle dinamiche più polarizzanti del Medio Oriente. L’Arabia Saudita, dal canto suo, consolida il rapporto con il Pakistan, tradizionale fornitore di know-how militare e partner di sicurezza, senza tuttavia compromettere i legami economici sempre più rilevanti con Nuova Delhi.

L’India, consapevole di queste sovrapposizioni, ha ribadito di non voler essere trascinata nei conflitti regionali del Golfo. La cooperazione in materia di difesa, secondo la linea ufficiale, resta sganciata da qualsiasi automatismo politico o militare. In questa chiave le nuove intese sembrano riflettere una riorganizzazione pragmatica delle partnership, in cui energia, tecnologia e sicurezza convergono senza però la volontà (almeno per ora) di fondersi in un’unica architettura strategica.

Il risultato è un quadro indo-mediterraneo sempre più interconnesso, in cui il Golfo agisce da snodo tra Asia meridionale e Medio Oriente. Gli accordi firmati a Nuova Delhi non ridisegnano gli equilibri regionali, ma segnalano una tendenza: la crescente centralità di relazioni flessibili, multilivello, capaci di adattarsi a rivalità incrociate senza trasformarle in linee di frattura rigide. In questo spazio, l’asse India–Emirati si rafforza come uno dei vettori più stabili di una regione in continua ridefinizione.

(Foto: X, @narendramodi)


×

Iscriviti alla newsletter