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Caso Groenlandia, tra Macron e Trump la terza via europea

L’apertura del Forum economico coincide con il botta e risposta fra Parigi e Washington, con tutti i rischi che si scorgono di un braccio di ferro geopolitico tra le due sponde dell’Atlantico, quando invece servirebbero prudenza e dialogo. Domani atteso Trump, forse anche Meloni

La Groenlandia sta monopolizzando il “menù” del forum di Davos, su cui si sta consumando lo scontro fra Donald Trump ed Emmanuel Macron. Quest’ultimo in occasione dell’apertura del suo discorso al World Economic Forum ha mandato alcune stoccate precise in direzione della Casa Bianca. Prima ha ironizzato su “questo periodo di pace, stabilità e prevedibilità”, poi rivolgendosi a Trump ha dichiarato di aver “sentito che alcuni di loro sono state risolte” e a proposito di dazi e concorrenza ha detto che gli Usa puntano a “indebolire e subordinare l’Europa, che deve utilizzare i suoi strumenti, che sono molto potenti, quando non è rispettata”.

Trump, atteso domani, ribadisce che non c’è “ritorno indietro” sul suo obiettivo di controllare la Groenlandia. Al fine di stemperare la tensione anche una delegazione bipartisan del Congresso americano è in Svizzera per lavorare ad una maggiore cooperazione tra alleati e individuare una “via d’uscita onorevole”.

Il tema dell’unità (già toccato da Giorgia Meloni nelle scorse ore) è stato ribadito dal premier croato Andrej Plenkovic secondo cui l’obiettivo del prossimo vertice Ue è duplice: da un lato rafforzare il sostegno alla Danimarca e dall’altro mantenere buone relazioni con gli Stati Uniti che “sono per tutti noi un alleato e un amico, non so se qualcuno dei 27 membri ha cambiato questa posizione, abbiamo bisogno di più dialogo reciproco per il bene dell’ordine globale”. Mentre il premier belga Bart De Wever spinge per il cosiddetto bazooka anti-coercizione dell’Unione europea: “L’Europa deve rispondere con una sola voce”. Sul fronte americano spiccano le parole del segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, che ha chiesto agli europei di “non reagire, tenete la mente aperta, perché questa risposta rapida?”, ha aggiunto che ha poi di nuovo criticato l’Europa “che ancora compra petrolio russo dopo quattro anni”.

La posizione italiana è stata inoltre ribadita a Strasburgo, in occasione della Plenaria sull’Integrità territoriale e sovranità della Groenlandia e del Regno di Danimarca. “La sovranità e l’integrità territoriale della Groenlandia e del Regno di Danimarca non sono negoziabili. L’Unione europea deve difenderle con un profondo senso della diplomazia”, ha detto il vicepresidente della Commissione Difesa Alberico Gambino, eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr secondo cui occorre evitare risposte emotive.

“Pensare oggi a dazi o sanzioni tra alleati è un errore e rischia di innescare una escalation inutile, che indebolisce l’Occidente invece di rafforzarlo. La vera sfida strategica nell’Artico non viene dagli alleati, ma dalla pressione militare della Russia e dalla crescente penetrazione economica e geopolitica della Cina, che mirano a ridefinire equilibri e rotte strategiche”.

Il punto di caduta, quindi, così come ripetuto da Giorgia Meloni in Giappone, è rafforzare il dialogo politico, il coordinamento e quindi la responsabilità. “Dialogo con gli Stati Uniti, che restano un pilastro della nostra sicurezza. Coordinamento nella Nato, che è il perno della deterrenza. Chiarezza nel distinguere tra partner e avversari”, aggiunge Gambino, senza dimenticare la fermezza nei principi accanto alla lucidità nelle scelte: “È così che l’Europa difende davvero sovranità e sicurezza comune”. Per cui dialogo e responsabilità sono le uniche strade per evitare il crash sulla Groenlandia.


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