Skip to main content

La Germania riprende il discorso sulla digital tax. Ma con calma

A Berlino aumentano le pressioni sul governo Merz per adottare la misura. Già nei mesi scorsi si stava valutando di introdurre una digital tax al 10%. Ma il cancelliere sembra preferire una maggiore moderazione nella risposta agli Usa

La possibilità che la Germania adotti una digital tax è ancora lontana, ma concreta. In base a quanto scrive Politico, le pressioni sul governo di Friedrich Merz stanno iniziando ad aumentare. Non dall’esterno, né tantomeno dall’Europa che stava valutando la misura nei mesi precedenti. A chiedere il grande passo al cancelliere sono alcuni dei suoi stessi alleati dentro l’esecutivo. Per alcuni potrebbe essere la contro risposta ai dazi di Donald Trump per via della Groenlandia. Ma Merz non ha fretta, valuta i prossimi passi con attenzione e spera che Berlino – insieme alle altre capitali europee – possa rispondere a Washington con una misura equilibrata. Smorzando di fatto l’escalation.

L’esatto opposto di quanto chiede Emmanuel Macron. Il presidente francese è il più diretto e chiede all’Unione europea di adottare tutti gli strumenti in suo possesso per rispondere alle minacce di Washington. Il bazooka commerciale è l’arma che Parigi vorrebbe sfoderare. Merz, invece, preferirebbe passare per il dialogo.

A Berlino non tutti però la vedono allo stesso modo. “Dovremmo valutare l’uso di queste misure”, afferma il vicecancelliere socialdemocratico Lars Klingbeil, nonché ministro delle Finanze tedesche. Lui sì che sembrerebbe sulla stessa lunghezza d’onda di Macron. “Esiste una serie di strumenti europei legalmente stabiliti per rispondere al ricatto economico con misure molto sensibili”, dice riferendosi all’arma anti-coercizione. “Tutto deve essere preparato ora. Siamo pronti a trovare soluzioni. Stiamo tendendo la mano, ma non siamo disposti a lasciarci ricattare. Siamo costantemente sottoposti a nuove provocazioni. Viviamo costantemente nuovi antagonismi, che il presidente Trump sta cercando. E qui noi europei dobbiamo chiarire che il limite è stato raggiunto”.

La teoria è sicuramente giusta. Un alleato non è un vassallo, per cui l’Europa deve dimostrarsi forte in un momento in cui fatica a riconoscere il vecchio amico transatlantico. Ci sono però risposte e risposte. Quella di una digital tax a cui la Germania starebbe pensando potrebbe però non essere la strada più giusta. Specie con Trump.

Washington chiede a Bruxelles da ormai tempo immemore di non penalizzare le proprie aziende. La regolamentazione europea è troppo stringente agli occhi degli americani, che lamentano un accanimento verso le Big Tech. C’è da dire che l’Europa è stata la prima al mondo a mettere nero su bianco delle leggi per mitigare tutti i rischi della tecnologia (AI Act e, prima ancora, Digital Services Act e Digital Markets Act). Ma regola quella degli altri, visto che sul suo territorio non ci sono competitor alternativi.

L’idea non è nuova dalle parti di Berlino. Già a maggio, in occasione del viaggio di Merz a Washington, sul tavolo c’era la possibilità di introdurre una tassa digitale del 10% per le grandi piattaforme. Ora vuole riprendere le fila del discorso. Ma se adottarla a livello comunitario potrebbe essere un boomerang, figurarsi procedendo a voci singole.


×

Iscriviti alla newsletter