Le dichiarazioni della presidente moldava Maia Sandu sulla possibile riunificazione con la Romania hanno riacceso un dibattito storico e identitario, ma il loro significato va letto soprattutto in chiave geopolitica. Più che un progetto concreto, le parole di Sandu sembrano un messaggio rivolto ai partner occidentali
Pochi giorni fa, in occasione di un’intervista rilasciata a due podcaster britannici, la presidente della Moldavia Maia Sandu ha espresso la sua opinione favorevole nei confronti di un ricongiungimento del suo Paese alla Romania, da cu si era staccata nel 1940 quando l’Unione Sovietica si era annessa le regioni di Bessarabia e Bucovina, istituendo la Repubblica Socialista di Moldavia. La presa di posizione di Sandu (che in passato, quando era leader dell’opposizione, aveva già dichiarato pubblicamente il suo sostegno alla riunificazione con Bucarest), pur non emergendo come tema a livello internazionale, ha acceso il dibattito all’interno del Paese, attirando forti critiche dall’ala nazionalista e ricevendo invece il plauso degli “unionisti” moldavi e romeni.
Ma l’eventualità rimane ancora remota. Nonostante circa il 40% della popolazione moldava abbia anche la cittadinanza romena, e il romeno sia la lingua ufficiale della Moldavia, ci sono numerosi ostacoli che rallenterebbero (o addirittura impedirebbero) lo svolgersi del processo di riunificazione. Il primo riguarda il consenso interno, tutt’altro che maggioritario: secondo i dati disponibili, il 29% della popolazione moldava è favorevole all’adesione alla Romania, nonostante l’unificazione comporterebbe l’adesione immediata all’Ue (verso la quale quasi il 60% dei moldavi si dichiara favorevole) e alla Nato. Un secondo ostacolo è quello delle minoranze, con la Gagauzia e la Transnistria che sono nettamente schierate a favore del Cremlino e difficilmente accetterebbero l’ingresso nelle strutture euroatlantiche, favorendo casomai la secessione. Infine, la tiepida e ambigua risposta data dalle autorità romene in seguito all’emergere del tema suggerisce una scarsa volontà da parte della stessa Bucarest di accettare la riunificazione della Moldavia con la Romania.
Come leggere allora le dichiarazioni di Sandu? In un articolo pubblicato dal Center for European Policy Analysis, il fellow del think thank Denis Cenusa offre una lettura interessante. In primo luogo, nota l’esperto, le osservazioni sull’unificazione non sono state il risultato di pressioni esterne. il commento è stato anzi fatto durante un’intervista con giornalisti britannici, ed era destinato al pubblico internazionale, in particolare europeo. Oltre all’audience, anche la tempistica deve essere tenuta in considerazione. Le parole della Sandu arrivano infatti in un momento in cui si assiste al coordinamento tra Stati Uniti e Russia sui colloqui di pace in Ucraina, e al crescente interesse di vari leader dell’Ue a riprendere il dialogo con la Russia per controbilanciare la pressione degli Stati Uniti. Qualsiasi riavvicinamento tra l’Ue e la Russia potrebbe minare la politica estera di Chișinău, che si basava quasi interamente sulla minaccia russa alla Moldavia e agli interessi europei nel Paese.
Più che una vera e propria dichiarazione d’intenti, le parole della presidente moldava possono essere interpretate come un messaggio ai partner occidentali, in cui l’esponente politica ribadisce la totale vicinanza di Chisinau all’occidente, e chiede che esso non lo abbandoni alla Russia. La stessa Russia che, tramite il suo ministro degli esteri Sergei Lavrov, ha già condannato l’eventuale decisione moldava di riunirsi con Bucarest, affermando che esso “sarebbe distruttivo” per l’esistenza dello stato moldavo. Parole che possono esser elette in molteplici modi.
















