Nel mondo post-occidentale che emerge dai sondaggi Ecfr, l’Europa appare più pessimista ma anche più consapevole della necessità di farsi carico della propria sicurezza. Nell’analisi di Mike Ryan, la National Security Strategy 2025 non segna l’abbandono del Vecchio Continente, ma il passaggio da una protezione americana garantita a una responsabilizzazione strategica europea
L’Europa appare oggi più distante dagli Stati Uniti, meno fiduciosa nel proprio futuro e sempre più consapevole di muoversi in un mondo che non è più a guida occidentale. La leadership americana è percepita come meno affidabile, l’ascesa della Cina come inevitabile e l’Unione europea come strategicamente fragile, chiamata a farsi carico in prima persona della propria sicurezza. È questo il quadro che emerge dall’ultimo grande sondaggio globale dell’European Council on Foreign Relations (ECFR), che fotografa un’Europa più pessimista ma anche più orientata al riarmo e all’autonomia strategica.
È all’interno di questo contesto, segnato da disincanto, adattamento e maggiore assunzione di responsabilità, che si inserisce l’analisi di Mike Ryan, già Deputy Assistant Secretary of Defense for European and Nato Policy durante la prima amministrazione Trump, e oggi membro del Board of Trustees di Friends of Europe. Ryan, in un contributo per la rubrica Over[Views] curata da Vabona Zeneli su Decode39, invita a una lettura meno ideologica e più selettiva della National Security Strategy 2025 dell’amministrazione Trump: non una rinuncia all’Europa, ma un riequilibrio tra protezione americana e maturazione strategica europea.
“Invito tutti a mettere da parte le proprie convinzioni preconcette sul presidente Trump e a leggere la National Security Strategy 2025 e, nel farlo, a prendere un grosso pennarello nero e cancellare tutto ciò che non piace. Poi tornate indietro e leggete ciò che resta”, dice Ryan. ‘Quando lo farete, vedrete affermazioni come questa: vogliamo il deterrente nucleare più robusto, credibile e moderno al mondo, insieme a difese missilistiche di nuova generazione, incluso un Golden Dome per il territorio americano, per proteggere il popolo americano, gli asset americani all’estero e gli alleati americani. E anche affermazioni come questa: vogliamo, mantenendo l’Indo-Pacifico libero e aperto, preservare la libertà di navigazione in tutte le rotte marittime cruciali e garantire catene di approvvigionamento sicure e affidabili e l’accesso ai materiali critici. Vogliamo sostenere i nostri alleati nel preservare la libertà e la sicurezza dell’Europa, ristabilendo al contempo l’autostima civilizzazionale dell’Europa e l’identità occidentale”.
Secondo l’ex assistente dell’allora segretario alla Difesa Mark Esper, dopo questa operazione di editing, “il documento che rimane è ricco di affermazioni chiare sulla protezione degli alleati e dei partner degli Stati Uniti, così come dei loro interessi”. Però, “le aspettative nei confronti dell’Europa sono semplicemente che l’Europa faccia finalmente tutto ciò che ha sempre detto di voler fare”. Per Ryan, “fortunatamente, l’Europa sembra essere all’altezza della situazione. Sarebbe possibile una tale ascesa se la superpotenza benevola continuasse a mantenere il proprio ombrello di sicurezza sul continente e permettesse all’Europa di prosperare economicamente in modi che danneggiano gli interessi americani? La risposta breve è: no. Un’Europa sicura, protetta e prospera è un interesse vitale degli Stati Uniti, così come lo è il benessere dei partner dell’Asia-Pacifico. Non siete stati dimenticati, ma l’America ha anche altro lavoro da fare”.
















