Dopo decenni di marginalità, la Polonia avvia la più profonda modernizzazione della sua marina militare dalla fine della Guerra fredda. Fregate, sottomarini e cooperazione Nato diventano strumenti centrali per rispondere alla crescente pressione russa nel Mar Baltico
Sicuramente non si può dire che, almeno fino ad ora, la Polonia sia stata una potenza navale. Ma le cose sembrano destinate a cambiare, considerando come Varsavia stia avviando la più profonda modernizzazione della propria marina militare dalla fine della Guerra fredda nel tentativo di colmare decenni di scarsa attenzione verso questa branca, al fine di rispondere alla crescente assertività della Russia nel Mar Baltico.
Il fulcro di questo rilancio è rappresentato da un ambizioso programma di acquisizioni navali. La Polonia ha infatti avviato la costruzione di tre nuove fregate presso il cantiere di Gdynia, città in cui è anche basata la flotta polacca. Queste fregate, basate sul progetto britannico Type 31, entreranno in servizio tra il 2029 e il 2031. Secondo i responsabili militari polacchi, il ritardo accumulato negli anni offre oggi alcuni vantaggi, come l’accesso a tecnologie più recenti e la possibilità di evitare errori già emersi in altri programmi analoghi. In questo processo di riarmo rientrano anche l’acquisto di tre sottomarini di produzione svedese, il varo di nuove unità cacciamine e l’avvio della costruzione di una nave di soccorso dedicata al supporto delle operazioni subacquee. Obiettivo di questo programma è rinnovare una flotta che si basa su mezzi piuttosto obsoleti, cioè un sottomarino di origine sovietica trasferito alla Polonia nel 1986, e due fregate statunitensi risalenti agli anni Settanta.
Secondo il viceministro della Difesa polacco Paweł Bejda, a imporre questo cambio di passo è la situazione di sicurezza nel Baltico. La Polonia, ha sottolineato Bejda, non può ignorare l’espansione delle attività russe, incluse le forme di guerra ibrida come il sabotaggio delle infrastrutture sottomarine. Le autorità polacche e quelle degli altri Paesi che si affacciano sul bacino del Baltico hanno più volte accusato Mosca di essere coinvolta in danneggiamenti a cavi energetici e di telecomunicazione, nonché di violazioni dello spazio aereo Nato tramite droni. A rafforzare queste preoccupazioni contribuisce anche l’attività della cosiddetta “flotta ombra” russa, utilizzata per aggirare le sanzioni occidentali sulle esportazioni energetiche. Negli ultimi mesi, unità sospette sono state fermate o ispezionate da Paesi Nato, mentre nel Baltico si sono verificati diversi incidenti a infrastrutture critiche in un arco di tempo molto ristretto.
Il rilancio della marina si inserisce inoltre in un contesto di crescente cooperazione militare con gli alleati. Dopo i recenti incidenti ai cavi sottomarini, la Polonia e gli altri Paesi baltici hanno avviato una nuova missione Nato per la protezione delle infrastrutture critiche, incluse le pipeline e i futuri parchi eolici offshore. Varsavia e Stoccolma hanno inoltre condotto la loro prima esercitazione navale congiunta nel Baltico, mentre una nuova legislazione polacca amplia i poteri dei comandanti navali in caso di minacce. Segnalando l’intenzione di Varsavia di assumere, assieme ad altri partner atlantici, il ruolo di “guardiano” del Mar Baltico.
















